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Written on 30/01/2014, 19:16 by mome85
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ESPATRIARE: UNA FAMIGLIA DI ITALIANI IN BRASILE

famiglia brasile

ESPATRIARE: UNA FAMIGLIA DI ITALIANI IN BRASILE

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Sono nata in Toscana, regione nella quale ho vissuto per 29 anni, tolta una breve parentesi londinese.

Fino al giorno della partenza in Brasile (maggio 2010), ho svolto il lavoro di agente immobiliare, prima come dipendente in una delle strutture più importanti della mia città, poi aprendo un'agenzia in proprio.

Per molti anni, quello immobiliare, è stato un mercato florido e ho svolto la mia attività con passione e dedizione, anche con l'aiuto di mio marito, che era socio in uno studio di architettura.

Quando la situazione in Italia è diventata più complessa, almeno nel nostro settore e ci è arrivata la proposta di un trasferimento all'estero, abbiamo colto l'occasione, con grande entusiasmo.

Entrambi amiamo viaggiare, tanto che abbiamo deciso di sposarci in America, Las Vegas, convalidando poi il matrimonio in Italia.

Era sempre stato nei nostri progetti un trasferimento all'estero.

E' stato un grande cambiamento. Ottomila chilometri di distanza e un paese molto diverso da quello in cui siamo cresciuti, ma almeno fino ad oggi, non abbiamo avuto un solo ripensamento su questa scelta.

Perché hai scelto proprio il Brasile tra tutti i paesi?

Il Brasile non l'abbiamo scelto. Come ho detto è stata l'occasione giusta, al momento giusto.

Un cliente di mio marito aveva deciso di fare un investimento in questo paese. Era prevista la costruzione di un grande complesso condominiale e mio marito si occupava del progetto dall'Italia. 

E' stato uno spostamento graduale, iniziato con alcuni viaggi fatti durante l'anno 2009 per controllare l'andamento del cantiere. In seguito è arrivata la proposta di seguire i lavori in loco, occasione che abbiamo preso al volo.

Per il primo anno mio marito si è occupato di seguire i lavori di costruzione. Io, nel frattempo, ho studiato la lingua, non avendo avuto modo di farlo in Italia.

famiglia brasile 2

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per il Brasile?

Il mio consiglio è di vistare questo paese come turisti, prima di decidere di trasferirsi definitivamente.

La prima volta che sono venuta in Brasile, è stato in vacanza. Mio marito era stato un'unica volta nella città in cui abitiamo attualmente, Porto Seguro, nello stato di Bahia e aveva deciso di portarmici per farmela conoscere e capire se potesse piacermi.

Per tutto l'anno seguente abbiamo fatto avanti e indietro. A volte partivamo insieme, altre lo raggiungevo in un secondo momento.

Credo che questa fase sia stata importantissima e decisiva per compiere una scelta consapevole e duratura. Purtroppo sono innumerevoli le persone che sono partite senza basi, senza alcuna conoscenza e che sono tornate a casa, perché non sono riuscite ad integrarsi o a costruire qualcosa che gli permettesse di vivere qui.

Che cosa fai in Brasile?

Come ho spiegato, il motivo della nostra partenza in Brasile, è legato alla costruzione di un bellissimo condominio, nel quale attualmente abitiamo e del quale, una volta terminati i lavori di costruzione, abbiamo preso la gestione affitti e l'amministrazione.

Per un periodo ho anche lavorato come impiegata, mi occupavo di tenere la contabilità per un'azienda di costruzioni e materiali edili. Questo mi ha dato la possibilità di ampliare le mie conoscenze in questo campo, risultate molto utili per la gestione di questo complesso di appartamenti e per migliorare notevolmente l'uso della lingua portoghese.

Arrivato però il periodo di alta stagione, quando il turismo in questa città diventa frenetico, mio marito ha avuto bisogno del mio aiuto e abbiamo deciso che sarebbe stato opportuno lasciare il mio impiego, per dedicarmi totalmente alla nostra attività.

Nove mesi fa siamo diventati genitori e attualmente, il ruolo di madre, è la mia occupazione principale!

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Principali differenze tra Italia e Brasile sia lavorative che sociali.

Le differenze tra Italia e Brasile sono molteplici.

Considerata la situazione attuale in Italia, mi sento di dire che le possibilità in questo grande paese, sono decisamente più ampie.

E' un paese in crescita, dove ancora tutto è possibile.

Il costo della vita non è basso, come invece la maggior parte delle persone pensano. Ma è anche vero che il costo delle abitazioni, ad esempio, è ancora accessibile rispetto all'Italia. Per questo probabilmente ci sono sempre più persone che decidono di investire i propri risparmi in questo paese.

Anche culturalmente ci sono notevoli differenze.

Lo stato in cui abitiamo, Bahia, è piuttosto arretrato sotto certi aspetti e le differenze tra classi sociali sono ancora molto visibili.

Quella brasiliana è una popolazione multietnica. Si distinguono per il loro essere felici in ogni occasione, soprattutto in questo stato. Complici l'estate tutto l'anno, il sole, l'oceano e la musica, qui si respira un'aria positiva, serena. Inizialmente non è facile entrare in questa atmosfera, ma col tempo si impara a gioire delle piccole cose e ad avere un atteggiamento sempre ottimista.

Ogni giorno è festa, ogni giorno ci sono sorrisi.

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Cosa ti manca dell'Italia?

Sicuramente la prima mancanza riguarda famiglia e amici, anche se è possibile combattere la "saudade" grazie a Skype, che permette lunghe conversazioni gratuite, guardandosi negli occhi.

Poi mancano alcune comodità, tipo elettrodomestici che qui sono introvabili o hanno costi eccessivamente alti.

Ovviamente parlo della mia città, metropoli come San Paolo o Rio de Janeiro, hanno una realtà completamente diversa. Nel bene e nel male.

E senza ombra di dubbio, il cibo!! Su quello, noi italiani, siamo davvero insuperabili.
D'altronde, quando si parte, si devono accettare alcuni compromessi e per noi, il piatto della bilancia, pesa completamente verso questo nuovo paese, nel quale siamo convinti di poter costruire un meraviglioso futuro!!

Cosa può andare a fare un italiano in Brasile?

Bisogna tener conto che per abitare in Brasile è necessario il visto e che non è facile ottenerlo.

A meno che non si contragga matrimonio con un cittadino/a brasiliano/a o che il proprio figlio nasca in questo paese, il visto lo si ottiene solo investendo una somma notevole di denaro.

I visti lavorativi, sono praticamente impossibili da ottenere, salvo rare eccezioni.

Detto questo, realmente questo paese permette di sbizzarrirsi in fatto di possibilità lavorative. Sicuramente consiglio di aprire un'attività in proprio, di qualunque genere si ritenga opportuno, perché gli stipendi di un lavoratore dipendente sono minimi, a meno che non si abbia una posizione particolarmente richiesta, che ci permetta di avere maggiori possibilità. In questo caso però, bisogna tener presente che non tutti i titoli di studio italiani vengono riconosciuti!

Ci sono molti italiani in Brasile?

Sì, c'è un numero altissimo di italiani emigrati in questo paese.

Purtroppo non tutti sono legali e non tutti vengono qui con l'intento di collaborare per la crescita di questo enorme paese.

La stragrande maggioranza sono uomini, è piuttosto difficile trovare donne italiane, così come è raro incontrare coppie che non siano miste.

Nella nostra città è stata anche creata un'associazione italiana, della quale fanno parte però, solo un ristretto numero di connazionali. 

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea del Brasile.

Eravamo arrivati da poco in Brasile e stavamo passeggiando tranquillamente nel centro città. Ad un certo punto un uomo si avvicina e ci chiede se eravamo interessati ad affittare una macchina. Noi non gli abbiamo prestato molta attenzione, continuando a camminare. Poi, di fronte alla sua gentile insistenza, abbiamo frettolosamente risposto che non eravamo interessati e abbiamo tagliato corto. 

Lui ci ha guardato dritti negli occhi, ha fatto un grande sorriso e ci ha detto che non importa se vogliamo affittare la macchina o no, quello che conta è sorridere... sempre!! 

D'altronde il motto qui è: "Sorria, você está na Bahia!!" [= Sorridi, sei a Bahia].    

Chi desidera conoscere la nostra storia, può visitare il mio Blog: maracuja08.blogspot.com

Chi desidera venire qui in vacanza e conoscere questo paradiso terrestre: www.villagemuta.com

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UNA FAMIGLIA DI ITALIANI A NORRKOPING IN SVEZIA

Norrköping

UNA FAMIGLIA DI ITALIANI A NORRKOPING IN SVEZIA

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Mi chiamo Silvia Mainardi, ho 34 anni. Sono originaria di Vicenza e sono medico chirurgo, specialista in medicina interna (sia laurea che specialità le ho conseguite a Padova). Dal 2009 vivo in Svezia a Norrköping con mio marito Gabriele, 41 anni, meteorologo. Prima di partire in Svezia ho lavorato come specializzanda in medicina interna presso l'ospedale universitario di Padova, e successivamente per un breve periodo come specialista in un ambulatorio privato nelle vicinanze di Padova. 

Perché hai scelto proprio la Svezia tra tutti i paesi?

La scelta è stata dovuta al fatto che vi sia stata la possibilità quasi contemporanea di trovare lavoro sia per me che per mio marito. In precedenza avevamo pensato ad altre destinazioni (USA, Dubai, Svizzera e Germania) ma le circostanze hanno voluto che la migliore offerta sia arrivata proprio dalla Svezia. 

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per la Svezia

Sicuramente iniziare a studiare lo svedese (l'inglese lo darei per scontato!). Inoltre, venire a fare un giro esplorativo da queste parti per rendersi conto del clima e di come si vive.

Che cosa fai in Svezia?

Dopo un periodo in cui ho lavorato nel reparto di medicina interna nell'ospedale di Norrköping ora lavoro in un piccolo presidio di medicina generale di campagna e sto conseguendo la seconda specializzazione in medicina generale.

Principali differenze tra Italia e Svezia sia lavorative che sociali.

Molte: sul lavoro vi è molta più organizzazione e "struttura" in Svezia, i diritti dei lavoratori sono rispettati e gli stipendi ed i benefit (riposi compensativi per esempio) sono adeguati al lavoro che faccio. La gerarchia sul lavoro manca nel senso in cui la si intende in Italia. Più in generale, le regole ci sono e vengono fatte rispettare a tutti i cittadini. 

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Cosa ti manca dell'Italia?

Sicuramente la famiglia e gli amici. Dal punto di vista climatico le estati più lunghe e più calde. Ma per il resto non molto altro. 

Cosa può andare a fare un italiano in Svezia?

Dipende molto da cosa si sa fare, e dalla conoscenza dello svedese (praticamente indispensabile a parte per alcune professioni particolari e ricercate, come nel campo della ricerca internazionale o dell'informatica, in cui a volte - ma sono eccezioni - ce la si può cavare con l'inglese). 

Ci sono molti italiani in Svezia?

Nella capitale ci sono parecchi italiani, meno nelle cittadine di periferia come Norrköping (qui credo che non arriviamo ad un centinaio)

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea della Svezia.

Un momento di vita quotidiana: è il 19 marzo, e mentre mia mamma in Italia cura i suoi fiori appena sbocciati in giardino, qui nevica da ieri in continuazione, fanno - 4°C e ci sono 20 cm di neve fresca, oltre a quella che è già caduta nel resto dell'inverno e che non si è ancora sciolta. Ma poco male: oggi grazie alle parecchie ore di recupero a cui ho diritto sul lavoro sono uscita alle 15, sono andata con calma a prendere Galileo, il nostro bambino duenne, all'asilo pubblico (che costa una cifra simbolica, e che è aperto in base alle esigenze lavorative dei genitori dalle 6 alle 18 dal lunedì al venerdì). Qui l'ho visto giocare tranquillamente all'aperto nonostante la temperatura, perché l'attività in giardino si svolge tutti i giorni, indipendentemente da sole, pioggia, nuvole o neve. Ceniamo alle 18 e alle 19 Galileo fila a nanna come tutti i bambini svedesi. Tra un po' faremo la dichiarazione dei redditi via SMS e i rimborsi delle tasse arriveranno dopo poco più di un mese sul conto corrente, e qui le tasse le pagano tutti! Dopo cena ci viene voglia di dare un'occhiata al telegiornale italiano per sentire le ultime novità politiche ma 5 minuti bastano e avanzano…

Questa intervista ci è stata gentilmente concessa da onewaytosweden.blogspot.com

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VIVEREAMADRID.IT: UN’ITALIANA CHE VIVE LA SPAGNA

madrid monumento palazzo reale

VIVEREAMADRID.IT: UN’ITALIANA CHE VIVE LA SPAGNA

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Il mio nome è Francesca e vivo in Spagna da gennaio 2009. Vengo dalla provincia di Bari, un paese che si chiama Cassano Murge.

Prima di trasferirmi a Madrid ho frequentato l’università a Lecce, studiando Conservazione dei Beni Culturali, e da lì la mia vita ha dato una serie di giri strani. Prima ho fatto l’Erasmus in Francia, poi mi sono laureata e sono andata a vivere a Roma, per fare un master. Mentre ero nella capitale ho partecipato e vinto un bando Leonardo da Vinci, e mi sono trasferita a Barcellona per 6 mesi, per lavorare nel Museo Marittimo. È stata un’esperienza fantastica, emozionante e piena di vita, che ha un po’ marcato il mio amore per la Spagna, sebbene Barcellona abbia molto poco di castigliano (ma io all’epoca non lo sapevo!). Dopo Barcellona sono tornata a Roma, nostalgica ma determinata a vivere la mia vita in Italia, nella nostra bellissima capitale, e invece…

Perché hai scelto proprio la Spagna tra tutti i paesi?

Prevalentemente per amore! Tornata a Roma ho conosciuto il mio attuale ragazzo, che è spagnolo, ed ecco che inaspettatamente la vita mi ha indirizzato verso altre mete. Prima Dublino, dove abbiamo vissuto per 4 mesi, e poi, finalmente, Madrid. Dopo tutte le mie esperienze all’estero, ho sempre vissuto con emozione la sfida del vivere fuori, e una nazione come la Spagna permette con maggiore facilità di vivere al meglio questa esperienza: da una parte parliamo di altra lingua, cultura, modo di vivere, una nazione profondamente diversa dall’Italia, ma sicuramente tali differenze sono appassionanti! Sebbene attualmente la Spagna viva un momento di profonda crisi e difficoltà economica non possiamo negare la forza di questa straordinaria nazione, il grande spirito di accoglienza di Madrid e l’affetto della sua gente.

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Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per la Spagna?

Studiare lo spagnolo, e in generale studiare e prepararsi per arrivare con una marcia in più. La Spagna, e Madrid in particolare, è colma di italiani e stranieri in generale alla ricerca di un lavoro (oltre che di nativi disoccupati). “Perché un’azienda dovrebbe scegliere me e non un’altra persona?” È questa la domanda che bisogna porsi prima di trasferirsi in un qualsiasi Paese, e bisogna lavorare su se stessi per dare (e darsi) una risposta. Quindi sicuramente studiare, prepararsi e migliorarsi, ma anche arrivare a destinazione con tanta, tanta umiltà.

Che cosa fai in Spagna?

Contrariamente a quello che è stato il mio percorso di studio e lavoro per tanti anni, cioè l’ambito storico artistico, arrivata a Madrid ho dovuto cambiare pagina. Sapevo che non avrei avuto molte possibilità di entrare a lavorare in musei o istituzioni culturali, e avevo bisogno di lavorare sia per guadagnare che per darmi un ruolo nella città, e entrare in sintonia con la gente e con il luogo. Quindi mi sono riscritta all’università studiano pubblicità, mentre durante il giorno lavoravo in un’azienda di commercio online e mi occupavo di traduzioni e di seguire il mercato italiano. In questo mio primo lavoro ho incontrato persone molto professionali, che mi hanno insegnato tanto e trasmesso molta energia. Dopo due anni, tanta gavetta e tanto studio ho cambiato lavoro, e adesso mi occupo di marketing online per bwin, e sono felicissima!

Principali differenze tra Italia e Spagna sia lavorative che sociali.

La differenza più grande è che in Spagna il LAVORO ha ancora un valore, sia sociale che economico. Sebbene la situazione attuale sia durissima qui lo sfruttamento è decisamente inferiore rispetto all’Italia, la gente che lavora ha uno stipendio, ai giovani vengono date delle possibilità e soprattutto è una nazione meritocratica. Pensando al mio stesso cammino personale sono sicura che in Italia non avrei mai avuto le soddisfazioni lavorative che Madrid mi ha offerto (e che io ho saputo cogliere), perché purtroppo in Italia il mondo del lavoro si fonda molto sui contatti, le conoscenze e le amicizie, e meno sulle competenze.

Cosa ti manca dell'Italia?

Sarò banale ma ovviamente la nostalgia più grande è per la mia famiglia, oltre che per il cibo, in particolare il caffè e la pizza! Però l’Italia è vicina, adesso le distanze non si misurano più in km ma in tempo, e tra la Spagna e l’Italia il tempo di volo è davvero minimo!

Cosa può andare a fare un italiano in Spagna?

Qualsiasi cosa, se si è preparati.

Ci sono molti italiani in Spagna?

In Spagna in generale sicuramente si, ma io vivo a Madrid ed è questa realtà quella che conosco. A Madrid ci sono decisamente molti italiani, che vivono, studiano e lavorano qui.

Raccontaci quello che più ami della Spagna.

Per me parlare della Spagna e di tutto quello che amo di questa nazione è molto difficile, perché sono talmente tante le cose da dire che mi sarebbe impossibile smettere! Proprio per questo mio grande amore per la nazione spagnola è nato il mio blog, www.vivereamadrid.it, che parla di quella che è la mia vita a Madrid, tra tradizioni, curiosità, grammatica e riflessioni ironiche sui nostri “cugini” spagnoli. In generale amo la gioia degli spagnoli, che a Madrid si esprime con grande forza in tutti i momenti: grandi uscite, grandi mangiate, grandi feste, qui qualsiasi cosa è entusiasmante! La città non conosce mezze misure, e non essere travolti dalla sua energia è impossibile!

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LANGUAGE 360 LIMITED: IL PROGETTO DI UN'ITALIANA AD EDIMBURGO

LANGUAGE360 LIMITED ITALIANA EDIMBURGO

LANGUAGE360 LIMITED: IL PROGETTO DI UN'ITALIANA AD EDIMBURGO

Ciao a tutti i lettori di Espatriati per caso. Mi chiamo Federica e sono di origini emiliane, ma vivo a Edimburgo, in Scozia, da 6 anni. Io forse rappresenterò un caso un po’ anomalo rispetto a quello in cui si trovano molti italiani al momento; in Italia avevo un lavoro a tempo indeterminato (anche se poco dopo la mia partenza la ditta ha chiuso!), vivevo in un appartamentino carino in una bellissima città, insomma non stavo male. Nonostante questo due cose mi hanno spinto ad abbandonare tutto: prima fra tutte il fatto che il mio ragazzo di allora (adesso mio marito) si era trasferito in Scozia da qualche mese, e seconda il fatto che sono nata con il fuoco sotto ai piedi e non sto bene ferma da nessuna parte. Dunque nel 2007 eccomi arrivare a Edimburgo; l’avevo già visitata in precedenza dato che avevo trascorso un anno nel nord dell’Inghilterra come studentessa Erasmus, e mi aveva lasciato un ottimo ricordo, perciò ero felicissima di poter tornare qui e questa volta per viverci. La bella capitale scozzese è davvero carina, a misura d’uomo, sicura, con gente amichevole, insomma la consiglio a chi ama le città di media grandezza, dove si può camminare più o meno dappertutto e dove è possibile godersi le giornate lunghissime tipicamente nordiche in primavera senza gli inverni così gelidi.

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In UK però non è più come una volta, dove si poteva arrivare totalmente sprovvisti di inglese e trovare lavoro subito; ora è decisamente più dura, e io consiglio a chi desidera ricominciare da capo magari da queste parti di arrivare con un livello medio-alto, e con un curriculum che comprenda esperienze interessanti, con i contatti di qualche referente che garantisca che siete persone serie sul lavoro. Qui a Edimburgo ci sono tantissimi italiani, non solamente quelli arrivati 50 anni fa che nel frattempo hanno aperto ristoranti e si sono arricchiti ma anche italiani freschi freschi in cerca di fortuna, e che stanno faticando a trovarla. Se qualcuno però ha qualche soldino da parte per mantenersi per un po’ e desidera aprirsi un’attività propria sicuramente questa è una buona idea; io stessa quasi 4 anni fa ho aperto la mia agenzia Language360 Limited, che si occupa di organizzare corsi di inglese in UK e Nuova Zelanda in scuole di ottima qualità. L’idea l’ho avuta quando diversi amici e conoscenti hanno iniziato a chiedermi informazioni al riguardo, e dopo pochi mesi di ricerca il mio progetto ha visto la luce. Dopo quattro anni posso ritenermi davvero soddisfatta e felice di quello che faccio; in questo momento sto lavorando da casa seduta davanti alla finestra da cui mi godo un bel sole, e poi neve, sole, e poi ancora neve, e adesso sole…Per chi ama un tempo stabile che non cambia mai, con un inverno freddo e un’estate calda allora la Scozia NON è assolutamente il posto giusto, visto che qui non sappiamo mai cosa ci aspetta e il caldo vero non c’è quasi mai. Quanti italiani vengono qui e non fanno altro che lamentarsi, e del vento (fortissimo e freddo), e del grigiore, e del freddo, ecc.)! Comunque perfetta per vacanze e brevi soggiorni e per chi ama la natura (occhio a guidare in campagna facendo lo slalom fra pecore e cervi!)

Se siete interessati a migliorare l’inglese, visitate il mio sito: Language360 Limited

A presto! J

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CHEZ MOI A BORDEAUX: BLOG DI UNA COPPIA DI ITALIANI IN FRANCIA

CHEZ MOI A BORDEAUX

CHEZ MOI A BORDEAUX: BLOG DI UNA COPPIA DI ITALIANI IN FRANCIA

Raccontaci chi siete e che cosa facevate in Italia prima di partire.

Gli autori del blog "Chez moi à Bordeaux" siamo noi: Annalisa e Valerio. Siamo entrambi di Milano ed io, Annalisa, sono una designer e, quando non viaggio avanti e indietro dalla Francia, lavoro in un'agenzia di comunicazione ed organizzazione eventi. Mentre Valerio, che è stato adottato da Bordeaux da ormai due anni, prima di partire aveva un posto a contratto come ricercatore presso l'Università Bocconi.

Perché avete scelto proprio Bordeaux e la Francia tra tutti i paesi?
La scelta è stata dettata dalle prospettive lavorative di Valerio che dopo essersi scontrato con la triste realtà italiana e viste le poche prospettive future, ha fatto domanda in università e in centri di ricerca all'estero che avessero un requisito per noi importantissimo: la qualità della vita e quindi un giusto mix tra clima, social welfare, cultura e stipendio. Quando Valerio ha vinto il posto a Bordeaux e abbiamo trascorso un primo periodo in città siamo stati contenti della scelta!

Che cosa consigliate di fare agli italiani prima della partenza per la Francia?

Non abbiamo vissuto in altre città francesi quindi possiamo parlare per Bordeaux. Ecco, indubbiamente è una città più "facile" di altre. Prendiamo come esempio Parigi ... Bordeaux è sicuramente più vivibile, ci si sposta più facilmente e l'impatto iniziale di certo è meno drammatico di quello che si può provare in una grande metropoli. Inoltre i bordolesi non sono i parigini ... sono un po’ più comprensivi quando qualcuno si rivolge a loro in modo impacciato ;) (io, con il mio francese ancora molto basic ne sono la prova). Ad ogni modo consigliamo a tutti di fare un corso intensivo di francese o prima della partenza o subito, una volta arrivati, così da avere le basi per poi poter studiare anche da autodidatta.

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Che cosa fate in Francia?
Valerio attualmente è maître de conferance all'università di economia di Bordeaux. Io sono ancora una pendolare e a luglio, una volta trasferita e rafforzato il mio francese, comincerò a cercare lavoro nell'ambito del design e della cultura.

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Principali differenze tra Italia e Francia sia lavorative che sociali.
Sicuramente in Francia c'è un maggiore rispetto per il lavoro delle persone. Non esiste la parola “volontariato”, cosa che nei nostri settori lavorativi in Italia (università e studi di architettura/agenzie creative) nella maggior parte dei casi purtroppo è la consuetudine.
Anche da un punto di vista di social welfare la Francia è sicuramente più avanti, in quanto mette a disposizione di tutti i cittadini, indifferentemente dalla nazionalità, una serie di infrastrutture che facilitano l'integrazione, basti pensare alla CAF e al Pole Emploi. Anche gli aiuti per le giovani coppie e per le famiglie con bambini piccoli non hanno confronto con il nostro paese.

Cosa vi manca dell'Italia?
Senza dubbio gli italiani ;) i francesi sono molto riservati e quindi è più difficile legare. Chiaramente poi mancano gli amici, la famiglia e ... il cibo. Anche se non possiamo lamentarci troppo, la cucina francese dopo quella italiana è una delle migliori e Bordeaux fra vino e ostriche dà grandi soddisfazioni!

Cosa può andare a fare un italiano in Francia?
Conosciamo un po' di altri expat italiani a Bordeaux. Moltissimi lavorano in ambito universitario oppure stanno facendo degli scambi nei centri di ricerca, altri si sono spostati iniziando a fare gli insegnati di italiano.

Ci sono molti italiani in Francia?
La verità è che gli italiani sono ovunque ;) in questo periodo così difficile per l'Italia forse ancor di più!
Anche la comunità di italiani a Bordeaux sta decisamente crescendo. Rispetto al 2010, anno in cui Valerio si è trasferito in città, capita più di frequente di incontrare italiani e anche il nostro gruppo si sta ingrandendo.

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea della Francia
La cosa per cui l'Italia, incredibilmente, non ha nulla da invidiare alla Francia, è l'intrecciato e complicato mondo della burocrazia e delle carte .... Valerio da subito ha capito l'importanza del dossier .... In Francia chiedono "dossier" per qualsiasi cosa .... Insomma...anche in Francia, come in Italia, tra il cittadino e la burocrazia è una guerra dichiarata.

Questa intervista ci è stata gentilmente concessa da chezmoiabordeaux.wordpress.com

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ESPERIENZA DI UN INFORMATICO ITALIANO A BRUXELLES

bruxelles belgio atomo monumento

ESPERIENZA DI UN INFORMATICO ITALIANO A BRUXELLES

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Ho lasciato l'Italia nel 2007, da neo laureato in informatica e senza esperienza di lavoro, ma preparavo da alcuni mesi la mia avventura all'estero, essendo già stato a Dublino per 2 settimane per un corso d'inglese e per conoscere la città, avendo studiato delle certificazioni informatiche da aggiungere al curriculum sperando di colmare in qualche modo la mancanza di esperienza lavorativa. Con un budget modesto, che mi avrebbe permesso di vivere all'estero non più di 2-3 mesi, e con un inglese balbettante sono partito per Dublino perché all'epoca (ma ancora oggi) era il centro informatico d'Europa dove Google, Microsoft e tante altre aziende rinomate (oggi anche Facebook e Linkedin per esempio) avevano il proprio quartier generale europeo. Dopo quasi due anni, con il presentarsi della grande crisi in Europa e all'epoca soprattutto in Irlanda, decisi di provare una nuova avventura, questa volta a Bruxelles.

Perché hai scelto proprio il Belgio tra tutti i paesi?

La scelta di Bruxelles non è stata casuale: volevo evitare grandi metropoli (tipo Londra o Parigi), volevo una città in cui potessi trovare lavoro grazie all'inglese, pur non conoscendo la lingua del posto (o almeno non all'inizio, promettendomi poi di studiarla), volevo una città viva, accogliente. Il matching perfetto è stato Bruxelles, a metà strada tra Amsterdam e Parigi, tra Londra e Francoforte, piccola capitale (sul milione di abitanti) dove poter trovare tutti i servizi desiderabili, francofona per motivazioni storiche, ma dove molti lavorano anche solo grazie all'inglese (per via delle mille aziende satellite delle istituzioni europee), vivissima con un'offerta di attività culturali e sociali incredibile, sicuramente molto più "mediterranea" di Dublino per quanto riguarda cultura ed abitudini (terrazze, attività all'aperto, piazze, mercatini, insomma vivere la strada e non il pub). 

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per il Belgio?

Consiglio sicuramente di avere una buona conoscenza di base dell'inglese, Bruxelles è una città molto competitiva dove i giovani arrivano da ogni angolo d'Europa e spesso con curriculum invidiabili. Certo, ho conosciuto diversi italiani che vivono qui da diversi anni e con un inglese abbastanza scadente, tutto dipende dalle posizioni a cui si ambisce, dall'ambiente di lavoro (dove spesso regna il globish, l'inglese internazionale sintetizzato, e non l'inglese) e dalla flessibilità dell'azienda. Poi, con il tempo, la conoscenza del francese inizia a diventare un obbligo, per non sentirsi dopo anni ancora dei turisti, perché no, non è vero che all'estero tutti parlano inglese, se Bruxelles è una città francofona, vuol dire che al comune, per esempio, si aspetteranno il francese e molti impiegati non parleranno inglese. Inoltre consiglio di documentarsi sul Belgio e su Bruxelles, dal punto di vista politico e culturale, sapere un po' della sua storia, caratteristiche e problematiche, in modo da non creare aspettative surreali o cadere in facili malintesi durante un colloquio o nella vita di tutti i giorni, lo shock culturale è sempre dietro l'angolo. 

Che cosa fai in Belgio?

A Bruxelles lavoro come informatico presso un'azienda belga che offre prodotti bancari in 23 paesi nel mondo, l'ambiente di lavoro è molto internazionale, capita ogni giorno di dover fare conference calls con team in Polonia, India, Stati Uniti ed Australia, fasce orarie permettendo. Sebbene la lingua ufficiale dell'azienda sia l'inglese (pur essendo un'azienda belga), a lavoro uso quotidianamente anche il francese con i colleghi francofoni. Come la maggior parte dei contratti qui in Belgio, ho avuto l'opzione di avere un'auto aziendale, opzione che ho rifiutato per la volontà di non aver un'auto preferendo l'utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici o la bici (a Bruxelles ci sono 4 linee della metro, 9 di tram e più di 60 linee di autobus, per le dimensioni della città i trasporti vanno benissimo). 

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Principali differenze tra Italia e il Belgio sia lavorative che sociali.

Il Belgio è un paese molto difficile da capire, sebbene sia piccolo quanto la Lombardia, ospita culture molto diverse tra loro. Basti sapere che le lingue ufficiali sono tre, francese, olandese e tedesco, e che esistono 7 organi decisionali con diverse autonomie (governo centrale, vallone, delle Fiandre e della regione di Bruxelles, più gestione delle diverse comunità linguistiche che non coincidono perfettamente con le tre regioni prima elencate). Questo federalismo misto a caratteristiche linguistiche ha spesso generato problemi di stabilità politica, etichettando il Belgio come "non-nazione". Ecco, credo che basti come introduzione del paese e far capire quanto un così piccolo stato possa essere complesso e diverso dall'Italia.  

Cosa ti manca dell'Italia?

Dell'Italia non mi manca quasi nulla, dopo quasi 6 anni all'estero. A Bruxelles è possibile trovare qualsiasi prodotto italiano, la comunità italiana è enorme (ci sono librerie italiane, cinema italiani, alimentari italiani, insomma, siamo all'estero?), quindi basta poco a volersi sentire di nuovo a casa. Il clima, principale imputato dei lamenti e dei difetti, è ideale per lavorare e può essere un problema solo per chi emigra dal sud Italia. Le estati belghe possono toccare anche i 35 gradi, certo non per periodi lunghi, e l'umidità di Bruxelles può far diventare odiosi anche 30 gradi. Certo, mancano gli amici, qualche panorama affettivo e qualche piccolo dettaglio, ma fa tutto parte dei compromessi che si accettano vivendo fuori, altri compromessi, molto più importanti nel quotidiano, sono stati raggiunti proprio vivendo a Bruxelles e hanno vinto loro, per fortuna. 

Ci sono molti italiani in Belgio?

Secondo sondaggi di qualche anno fa, il Belgio ospita la comunità europea più grande di italiani all'estero, ma è un sondaggio che non riguarda soltanto le ultime generazioni e ha radici negli anni '50, quando moltissimi italiani emigrarono per lavorare nelle miniere del sud del Belgio, dove poi rimasero e si diffusero. Charleroi, Mons e tante altre cittadine sono considerate ancora colonie italiane in Belgio, scherzosamente, ma confermano che gli italiani sono oramai parte del tessuto sociale belga, sono degli immigrati integrati nella storia e nella cultura del paese. Bruxelles invece ospita in gran parte le ultime generazioni, richiamate dalle istituzioni europee e dalle mille possibilità che la capitale offre agli stranieri. Sembrerà strano e sarà difficile farci l'abitudine, ma può capitare più spesso di quanto si possa immaginare di imbattersi in commessi di  negozi, belgi, ma di origini italiane, che vi risponderanno in italiano non appena il vostro accento si farà riconoscere se camuffato da inglese o francese. 

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea del Belgio.

Due colleghi belgi, uno proveniente dal nord, l'altro dal sud del paese, potrebbero parlare tra loro inglese, in modo "naturale". Questo è il Belgio semplificato all'ennesima potenza. Chi viene dal nord è di madre lingua fiamminga (un olandese leggermente diverso), chi viene dal sud è di madre lingua francese. Sebbene entrambe siano lingue nazionali, non tutti le parlano perfettamente e spesso l'inglese prevale sulla seconda lingua nazionale, creando delle situazioni strane agli occhi degli stranieri, nel vedere due connazionali parlare tra loro usando una lingua straniera, l'inglese, che spesso potrebbe essere l'unico modo per comunicare! Assisto a scene del genere quasi quotidianamente ed anche per questo, dopo 3 anni di scuola serale di francese, ho iniziato a seguire un corso serale di fiammingo, perché l'integrazione in Belgio è davvero un processo senza fine, anche se sei belga.

Questa intervista ci è stata gentilmente concessa da andimabe.blogspot.com

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UNA FAMIGLIA DI ITALIANI IN REPUBBLICA DOMINICANA

repubblica dominicana geco-alquiler

UNA FAMIGLIA DI ITALIANI IN REPUBBLICA DOMINICANA

Raccontaci chi siete e che cosa facevate in Italia prima di partire.

Ciao, noi siamo una famiglia di forlivesi (Emilia-Romagna) che stanchi e delusi dalla situazione economico-politica del nostro paese, ha deciso di provare a cambiare le cose...almeno per nostro figlio che all'epoca del trasferimento aveva 16 mesi! Abbiamo pensato che valesse la pena rischiare e tentare di trovare un posto nel mondo dove si potesse vivere con meno stress e meno tasse...io e mia moglie avevamo 2 attività in proprio, io sono rimasto socio e mia moglie invece ha venduto la sua attività’. Dopo tante ricerche su internet sulla qualità della vita nei diversi paesi del mondo, abbiamo scelto la Repubblica Dominicana, dando importanza al costo della vita, alle scuole e alla sanita'...non per ultimo il clima ed il mare!!!!a marzo 2012 io sono partito per 15 giorni con l'obiettivo di "studiare" la situazione e verificare che le cose lette su internet fossero vere!!!in questi 15 giorni ho girato quasi tutta la Repubblica Dominicana, soffermandomi su i punti per noi fondamentali.

Appurato che secondo me, Las Terrenas era il posto migliore dove crescere il nostro piccolo e dove potevamo fare una vita tranquilla e semplice, sono tornato a casa ed ho spiegato tutto a mia moglie....beh per farla breve, abbiamo venduto le auto, sistemato le cose burocratiche, affittato casa e siamo partiti con l'intenzione di "provare" a vivere in un posto nel mondo che ci volesse accogliere!!!!

Perché avete scelto proprio la Repubblica Dominicana tra tutti i paesi?

Abbiamo voluto fortemente trasferirci in Repubblica Dominicana perché dopo averla studiata bene, ci sentivamo di poter trascorrere in questo paese il resto della nostra vita, o almeno ci sentivamo sicuri che questo angolo di paradiso potesse farci vivere sereni...meno tasse, meno regole, ritmi di vita decisamente più a misura d'uomo, clima caldo tutto l'anno, gente semplice e allegra, poche malattie e poca criminalità.

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per la Repubblica Dominicana?

Prima della partenza io e mia moglie ci siamo dedicati un po' allo studio della lingua spagnola, perché l'inglese qui non si parla quasi per niente....e' stato molto importante perché' arrivare nel Paese e non sapersi spiegare non sarebbe stato facile. Vivendo qui poi si impara velocemente il dominicano (che non è proprio come lo spagnolo!!!).Io consiglio a tutti coloro che vogliono trasferirsi qui, di fare un viaggio di prova per valutare bene tutti i pro e i contro, studiare la lingua prima di trasferirsi e documentarsi bene tramite l'ambasciata sui documenti da produrre per chiedere la residenza...le cose cambiano spesso su questi documenti, ed è bene tenersi aggiornati. Ad esempio ora bisogna fare una "visa" presso il Consolato dominicano in Italia e poi una volta arrivati qui si può procedere alla richiesta della residenza, il costo totale si aggira sui 1200€ a persona.

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Che cosa fate in Repubblica Dominicana?

Appena arrivati qui eravamo decisi a non fare nulla x almeno 2/3 mesi perché' volevamo capire bene che lavoro avremmo potuto svolgere in Las Terrenas...ma dopo 2 mesi ci annoiavamo e mia moglie ha cominciato a fare l'insegnante in un collegio privato, in modo che potesse apprendere meglio la lingue e integrarsi con il popolo; io nel frattempo ho deciso di aprire un'agenzia on-line di affitti turistici, dove poter mettere in contatto chi cerca casa in affitto per le vacanze e proprietari di case disposti ad affittarle. Questa cosa ha avuto successo e quello che avevo cominciato a fare per gioco adesso è diventato il nostro lavoro a tempo pieno....infatti gestiamo molte case, ville e appartamenti disponibili per l'affitto e abbiamo in vetrina anche immobili e attività commerciali in vendita. Alla fine io e mia moglie ci occupiamo di dare informazioni a tutte le persone che ci contattano per una vacanza o addirittura per trasferirsi qui!!!! Ci rendiamo disponibili al 100% a dare qualsiasi tipo di informazione...oltre che a trovare un appartamento al miglior prezzo sul mercato!! Ad esempio: il costo delle singole cose, il prezzo della luce, info sugli ospedali, sulle scuole, sul lavoro, sulle banche, sul noleggio di scooter o quad...insomma siamo una guida personale per tutti coloro che vogliono contattarci...e a volte si instaurano anche dei bellissimi rapporti di amicizia con le persone che si affidano a noi e ci vengono a trovare!!

Principali differenze tra Italia e Repubblica Dominicana sia lavorative che sociali.

Le principali differenze tra questi 2 paesi sono le persone, perché' in Italia la gente è sempre tesa, arrabbiata e seria; nessuno ha tempo per fermarsi a fare una chiacchierata ..si deve sempre correre! Si pensa a come risolvere i problemi e non ci si accorge di quanto tempo perdiamo in questo!! Qui in Repubblica Dominicana la gente sorride sempre e ti salutano anche se non ti conoscono; ci si ferma a parlare e a darsi il buongiorno, i bambini giocano felici anche se non hanno le ciabatte ai piedi o non possono andare a scuola...le persone vivono alla giornata e si preoccupano di oggi e domani si vedrà'!!!! È tutto un altro modo di vivere e pensare...giusto o sbagliato che sia loro sono felici.

Cosa ti manca dell’Italia?

Dell’Italia mi mancano tanto gli amici, quelli veri e i miei genitori, per ora forse sono passati pochi mesi per sentire la mancanza di qualcos'altro, in fondo siamo qui da 9 mesi!!

Cosa può andare a fare un italiano in Repubblica Dominicana?

Beh, io credo che un italiano in Repubblica Dominicana possa fare molte cose...dall'idraulico all’elettricista al meccanico. Lavori che richiedono precisione ed esperienza, poi credo che ci si possa inventare qualcosa in base alla propria esperienza e voglia di fare!!

Ci sono molti italiani in Repubblica Dominicana?

In Repubblica Dominicana ci sono molti italiani e tutti si danno da fare, ma la comunità più forte qui a Las Terrenas sono i francesi, che sinceramente hanno fatto molte cose buone per il paese!! Adesso stanno aumentando anche tedeschi, russi e canadesi.

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea della Repubblica Dominicana.

Qualcosa per riassumere la Repubblica Dominicana...una mattina stavo passando per strada con il mio quad e ho assistito ad un'incidente...un'auto ha investito uno scooter e...l'uomo dell'auto è sceso precipitandosi a soccorrere il ragazzo dello scooter, lui si è alzato si è guardato e poi tutti e due mettendosi a ridere si sono abbracciati e si sono salutati...ed ognuno se n’è andato per la sua strada...con l'auto un po' ammaccata e lo scooter graffiato!!!!questo mi ha fatto riflettere molto e sorridere; provate ad immaginare la stessa scena in Italia!!!questa è la Repubblica Dominicana...tutta da scoprire!!!

 

Se volete contattarmi sarò lieto di parlare con voi

www.geco-alquiler.com ( mail: geco@geco-alquiler.com)

skype: geco-alquiler

facebook: geco alquiler

A presto e CARPE DIEM  Marco e Brigitte

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UNA COPPIA DI GELATAI ITALIANI IN PORTOGALLO

italiani in portogallo

UNA COPPIA DI GELATAI ITALIANI IN PORTOGALLO 

Raccontateci chi siete e che cosa facevate in Italia prima di partire. 

Siamo una coppia di gelatai veneti, che 14 anni fa ha deciso di lasciare l'Italia, perché stanchi della solita vita stressante e alla ricerca di un posto migliore dove vivere. 

Perché avete scelto proprio il Portogallo tra tutti i paesi? 

Il Portogallo rispecchiava quello che noi cercavamo, tranquillità, ritmi lenti, sicurezza, poco inquinamento, ospitalità e temperature miti!!!! Tutto quello di cui noi avevamo bisogno!!!!

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Che cosa consigliate di fare agli italiani prima della partenza per il Portogallo? 

Noi consigliamo sempre, qualunque sia il Paese che uno scelga, di andarci in ferie varie volte e in diverse stagioni dell'anno per capire se veramente quel posto fa al caso suo. Imparare anche un po' la lingua del posto aiuta molto ma non è così indispensabile. 

Che cosa fate in Portogallo? 

Abbiamo un Turismo Rural e affittiamo 4 piccoli appartamenti per le persone che vogliono venire in ferie in Portogallo, in più insegniamo l'arte del Gelato Artigianale Italiano a tutti quelli che lo vogliono apprendere nella nostra piccola scuola di gelateria.

casa portogallo

Principali differenze tra Italia e Portogallo sia lavorative che sociali. 

Tutto!!!! É come il giorno e la notte.

casa portogallo 2

Cosa ti manca dell'Italia? 

Niente. 

Cosa può andare a fare un italiano in Portogallo? 

Tutto, sia nel campo del lavoro sia in vacanza. 

Ci sono molti italiani in Portogallo? 

Sinceramente non sappiamo quanti italiani risiedano in Portogallo, non ce ne siamo mai preoccupati, meno li frequentiamo meglio stiamo.

casa portogallo 3

 Raccontaci un aneddoto che dia un'idea del Portogallo. 

La parola data e una stretta di mano valgono molto di più di un contratto firmato.

Questa intervista ci è stata gentilmente concessa da www.quintavicentina.com e www.ilgelatoitalianoartigianale.com .

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ESPERIENZA DI UN’ITALIANA A CAMBRIDGE

laubao italiana a cambridge

ESPERIENZA DI  UN’ITALIANA A CAMBRIDGE

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Sono una toscana di Prato, di 40 anni. In Italia lavoravo come architetto in uno studio in cui mi trovavo anche bene. Dopo la laurea ho iniziato a “girare” vari studi di architettura. Ho lavorato in ben 4 studi diversi tra Firenze e Prato, in alcuni senza guadagnare niente...perché si sa che si deve fare la “gavetta”. Andare a lavoro senza guadagnare, anzi rimettendoci i soldi delle spese di trasporto non è il massimo e piano piano ti toglie tutta la voglia e l'energia che hai. L'ultimo studio in cui ho lavorato ero pagata, finalmente…ma con i tempi italiani. Purtroppo la crisi economica non ha aiutato e di conseguenza non ho avuto la soddisfazione di vedere neppure uno dei progetti a cui ho lavorato concretizzarsi. Ecco perché ho deciso di provare altrove. Era tanto che ci pensavo, alla fine mi sono decisa e sono partita. Avevo voglia di ritrovare la mia energia, la mia passione e la voglia di mettermi in gioco. 

Perché hai scelto proprio l'Inghilterra tra tutti i paesi?

L'inglese è l'unica altra lingua che sapevo già abbastanza bene. Inoltre avevo la possibilità di essere ospitata presso la famiglia di un amico inglese, che tornava in Inghilterra per gli stessi miei motivi dopo essere stato in Italia per sette anni. Senza il loro aiuto sarebbe stato molto molto più difficile. 

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per l'Inghilterra?

Penso che la lingua sia molto importante, sia per integrarsi bene nel luogo dove si va, che per trovare lavoro. Purtroppo, con la crisi economica, non è facile trovare un lavoro, e diventa quasi impossibile senza conoscere l'inglese.

Altra cosa fondamentale è essere disposti ad accettare una cultura diversa dalla nostra. Sebbene la cultura inglese non sia estremamente differente da quella italiana, le diversità ci sono, e sta a noi che ci spostiamo, impararle e rispettarle.

Non puntare il dito su quello che non ci piace, cercare anzi quello che può piacerci per godere al massimo dell'esperienza. 

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Che cosa fai in Inghilterra?

Lavoro presso “Next Plc”, una multinazionale inglese di articoli di abbigliamento e arredamento. Ho vissuto circa un anno nello Yorkshire, con la famiglia del mio amico e là ho trovato lavoro sia presso Next (in uno dei loro negozi in un grande centro commerciale vicino a Sheffield) che presso un centro ricreativo per bambini, dove organizzavo laboratori di attività manuali. Da Natale mi sono spostata a Cambridge, dato che ho avuto la possibilità di essere trasferita presso uno dei negozi di arredamento di Next...spero piano piano di avvicinarmi all'architettura! Inoltre, dopo Pasqua dovrei iniziare a fare dei laboratori di attività manuali per i bambini bilingue italo-inglesi che vivono qua. Nel tempo libero continuo a portare Curricula agli architetti e creo oggetti da vendere nel mio negozio online laubao.dawanda.com. 

Principali differenze tra Italia e Inghilterra sia lavorative che sociali.

La società inglese è multiculturale. E tutti hanno le stesse possibilità. Qua in Inghilterra si trovano persone di qualunque razza, cultura, età e religione ad occupare anche posizioni di un certo rilievo in banche, supermercati, studi e uffici vari. Se sei capace, puoi farti strada. In Italia non avrei potuto lavorare in un negozio, come sto facendo adesso, perché sarei stata “troppo vecchia e senza esperienza”. Anche se questo non è il lavoro che sogno di fare, mi sento rispettata e apprezzata, e questo mi dà la possibilità di fare esperienza, migliorare il mio inglese e integrarmi meglio in questo paese. La vita sociale è molto simile a quella italiana. La gente esce per fare shopping, per bere insieme agli amici, per fare una passeggiata o andare al cinema…proprio come facciamo in Italia...e certamente qua le occasioni non mancano! 

Cosa ti manca dell'Italia?

La mia famiglia, i miei amici. Da quando sono qua a Cambridge, anche la vista delle montagne. 

Cosa può andare a fare un italiano in Inghilterra?

Direi che un italiano che parla bene l'inglese può fare qualunque cosa. Se è capace, può iniziare con una posizione da junior e piano piano farsi strada fino alle posizioni più alte. Purtroppo oggi tutto è complicato dalla crisi economica e non ci sono molte posizioni di lavoro disponibili. 

Ci sono molti italiani in Inghilterra?

Sì, soprattutto a Londra. Anche qua a Cambridge ce ne sono parecchi, molti meno nello Yorkshire. 

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea dell'Inghilterra.

Quando chiedi a un Inglese se è vero che bevono il thè alle 5 del pomeriggio ti guarda con occhi divertiti! In effetti il thè loro lo bevono a tutte le ore, in continuazione! Non fanno in tempo ad entrare in casa, nemmeno si tolgono la giacca che hanno già acceso il bollitore per farsi una buona tazza di thè. Se sei triste, felice, non ti senti bene, hai avuto una giornata orribile, devi festeggiare qualcosa, una tazza di thè ci sta sempre bene.

Come si usa qua, ho offerto una tazza di thè ad un elettricista che è venuto in casa a sistemare una presa. Quando ha finito di bere gli ho chiesto se l'aveva gradito, dato che io non sono inglese. Mi ha risposto con un detto inglese: “as long as it is warm and wet, it is fine” (traduzione non letterale=qualunque cosa che è calda e umida, è buona). 

Questa intervista ci è stata gentilmente concessa da Laura laubao.wordpress.com.

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UN'ITALIANA IN AMERICA

 

cascate del niagara

UN’ITALIANA IN AMERICA

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Mi chiamo Melina, sono siciliana, ma vivo a Buffalo (Stato di NY, USA). Prima di trasferirmi negli USA studiavo all’Università degli Studi di Palermo, nella quale mi sono laureata in lingue.

Perché hai scelto proprio gli Stati Uniti tra tutti i paesi?

In realtà, non ho scelto io di emigrare negli Stati Uniti. Mio marito si è trasferito a San Diego (California) per ragioni lavorative quand’eravamo ancora fidanzati. Io vivevo divisa tra Palermo (dove ancora studiavo) e San Diego, poi, circa tre anni fa ci siamo sposati a San Diego e ci siamo trasferiti a Buffalo (New York) dove viviamo attualmente e dov’è anche nata la nostra bimba.

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per gli Stati Uniti?

Senza dubbio, conoscere la lingua è importante (se non essenziale). Altresì importante mi pare conoscere un minimo le regole del Paese (ricordo per es. che una sera a San Diego durante un falò in spiaggia, arrivò la polizia che ci impose di versare nella sabbia le birre che stavamo sorseggiando e ci proibì di berne delle altre perché vietato nei luoghi pubblici, se non diversamente segnalato). Altra cosa che consiglierei a chi vuole venire a vivere negli USA è informarsi per bene riguardo a tutti i documenti utili e su come e dove procurarseli.

Per il resto, credo dipenda un po' da quello che si viene a fare.

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Che cosa fai negli Stati Uniti?

Per il momento sono, come dicono qua, una SAHM (Stay At Home Mom). Ho ricevuto delle offerte di lavoro, ma per adesso preferisco prendermi cura della mia bimba, più in là si vedrà. Sto prendendo in considerazione l’ipotesi di approfondire ulteriormente i miei studi…chissà, ho tempo per decidere.

Principali differenze tra Italia e gli Stati Uniti sia lavorative che sociali.

Ce ne sono così tante! Diciamo che sono davvero due universi paralleli. Mi sento di dire che, per quanto riguarda il lavoro, è vero quello che molti sanno già, ovvero che negli Stati Uniti la meritocrazia paga più che in Italia: se sei una persona di talento, negli  USA, hai molte più chances rispetto all’Italia di riuscire a trovare un impiego che appaghi la tua ambizione e le tue capacità.

Cosa ti manca dell'Italia?

Come molti altri emigrati, sento molto la mancanza della mia famiglia e degli amici. Mi mancano nella quotidianità, ma durante i periodi festivi la mancanza si fa ancora più forte. A volte ci si sente davvero soli. Poi mi manca la mia terra: amo molto la Sicilia e la città di Palermo in particolare. Prima di emigrare una delle cose che più amavo era fare delle lunghe passeggiate per le strade della città e quando ci ripenso mi prende la nostalgia. Mi mancano davvero tante cose della mia terra.

Cosa può andare a fare un italiano negli Stati Uniti?

Beh, questo dipende dal singolo individuo, dalle sue capacità, dal livello di istruzione, etc. Non credo si possa generalizzare.

Ci sono molti italiani negli Stati Uniti?

A Buffalo è presente una comunità italica abbastanza nutrita. Alcuni sono giovani emigrati come me, ma molti sono italiani di seconda, terza o anche quarta generazione. La maggior parte di questi di solito, nonostante le origini, non parla italiano e questa è una delle cose che più mi lascia perplessa.

niagara

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea degli Stati Uniti.

Una sera, io e mio marito siamo andati a cena fuori. Io avevo ordinato un sandwich con pollo e patatine. Il pollo del mio sandwich era un po’ bruciato, ma siccome ero molto stanca ed era tardi, ho tagliato via le parti bruciate e ho cominciato a mangiare. Quando la cameriera è passata dal nostro tavolo per chiedere se andava tutto bene (cosa comune negli USA), le ho fatto notare che il mio pollo era troppo cotto. A quel punto lei mi ha chiesto come mai non avessi rimandato indietro il piatto, e le ho spiegato che andava bene, che ero troppo stanca e affamata per rimandarlo indietro. Dopo pochi minuti arriva al nostro tavolo il manager del locale. Questo si scusa per quanto successo, mi assicura che la mia cena non sarà nel conto e mi offre di ordinare qualsiasi altra cosa gratuitamente. Io finisco comunque il mio sandwich che, fatta eccezione per le parti bruciate, era ottimo e decido di non ordinare altro. Alla fine la mia cena non è stata inclusa nel conto e il manager ci ha aspettati all’uscita del locale per salutarci, scusandosi ancora per quanto successo.

Questo per gli USA non è nulla di speciale, perché’ qui fanno di tutto affinché’ il cliente sia sempre soddisfatto e quindi torni altre volte e, magari, parli bene del locale anche ad altre persone.

Questa intervista c’è stata gentilmente concessa da http://popolomigrante.blogspot.it

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UN’ITALIANA A SEATTLE CON BERLINO NEL CUORE

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UN’ITALIANA A SEATTLE CON BERLINO NEL CUORE

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Ho 28 anni e tre anni fa, nel 2010, dopo aver terminato gli (inutili) studi in Filosofia ho deciso di trasferirmi a Berlino. La provincia di Roma mi stava stretta e l’idea di trasferirmi nella capitale non mi ha mai sfiorato minimamente, ritenendola certamente una città meravigliosa ma invivibile. Avevo voglia inoltre di mettermi in gioco e conoscere una nuova cultura. Ho deciso così di partire da sola e darmi 6 mesi di tempo per vedere se fosse successo qualcosa.

Nel giro di un mese ho trovato uno stage e subito dopo un buon lavoro in un’azienda di servizi online. Berlino è diventata così la mia casa con un valore affettivo superiore a quella di nascita.

Due anni e mezzo dopo una notizia inaspettata: il mio compagno di allora ha trovato lavoro negli Stati Uniti. Senza pensarci due volte ci siamo sposati (a Berlino ovviamente), abbiamo fatto i bagagli e siamo volati a Seattle. Ed è qui che ci troviamo ora da 6 mesi.

 

Perché hai scelto proprio gli Stati Uniti e la Germania tra tutti i paesi?

Berlino è stato un colpo di fulmine. Ci andai per la prima volta nella primavera del 2007 e decisi che avrei iniziato lì la mia vita subito dopo la laurea, ed imparai ad amarla sempre di più le estati seguenti. Avevo studiato il tedesco per interesse personale e accademico già da qualche anno, quindi decisi di tentare. 

Gli Stati Uniti invece sono stati una scelta “obbligata”, l’opportunità lavorativa di mio marito di insegnare in un’università americana, non poteva essere ignorata.

 

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per gli Stati Uniti o la Germania?

Dunque, ammetto che quando decisi di partire la prima volta lo feci senza pensarci troppo, la voglia di fuggire era più forte del pensiero di tutte le difficoltà alle quali sarei andata incontro. Ancora oggi mi meraviglio di me stessa e di tutto quello che ho affrontato: niente di epico, normale amministrazione di chi espatria, ma la reazione è totalmente soggettiva, e per me, timida e impacciata, ha significato davvero molto. Ma il primo espatrio è avvenuto in modo naturale, non ho mai sentito nostalgia di casa e ho trovato subito una mia dimensione. Ritengo che conoscere la lingua del posto sia molto importante per integrarsi subito e capire qualcosa di più della cultura del popolo con il quale si sceglie di vivere, per questo motivo consiglio sicuramente come primo passo quello di imparare la lingua prima di partire, ma non solo quella. Per mesi ho letto tantissimi forum e blog di chi prima di me aveva preso la stessa decisione, per arrivare preparata e sapere da subito i primi passi (anche burocratici) che avrei dovuto compiere. Ad esempio molte persone decidono di vivere in Germania e non si documentano prima sul funzionamento dell’assistenza sanitaria, che è totalmente differente da quella italiana e a mio parere non è un dettaglio trascurabile. Inoltre per me è stato molto importante conoscere bene la città dove avevo scelto di vivere, ha fatto sentire il distacco meno difficile ed è stato vantaggioso in molti casi.

Quando sono arrivata a Seattle era la prima volta che ci mettevo piede e sapere di dover vivere in un posto che impari a conoscere per la prima volta è spiazzante e può generare angoscia, perché in qualche modo senti la pressione di dover amarlo anche se non sai come fare, soprattutto se è la città più piovosa degli Stati Uniti!

 

Che cosa fai negli Stati Uniti?

Come detto prima a Berlino lavoravo, non era certamente il lavoro dei miei sogni ma mi ha permesso di condurre due anni bellissimi, togliermi tantissime soddisfazioni, anche se poi ho capito che non era in quell’ambito che avrei immaginato il mio futuro. Si trattava di un’azienda di servizi web, nello specifico di online-dating. Io mi occupavo principalmente dell’assistenza ai clienti e avevo qualche altra piccola mansione. Questo lavoro mi ha permesso di capire come funziona il mondo del marketing online, ma anche di avere una panoramica più ampia sulla tipologia di clienti che un sito di online-dating può avere e le differenze fra i diversi paesi. Inoltre insegnavo italiano ai tedeschi e questo mi appagava e riempiva di soddisfazione.

Negli Stati Uniti invece mio marito insegna filosofia alla Seattle University. Qui le cose sono più complesse: essendo qui con un visto, io attualmente non posso lavorare pertanto sto migliorando l’inglese andando a scuola, e terminando un altro percorso universitario che ho deciso di intraprendere l’anno scorso, stavolta in pedagogia. L’anno prossimo forse potrò richiedere un permesso di lavoro e vedremo cosa succederà.

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Principali differenze tra Italia e Stati Uniti/Germania sia lavorative che sociali.

A Berlino ho trovato subito la mia dimensione, ho sempre ammirato il modo in cui tutto funzionasse senza troppi intoppi (soprattutto la burocrazia), il modo di pensare dei tedeschi, il loro essere “quadrati”, che a volte si rivela un vantaggio (e altre no). I mezzi di trasporto che funzionano e non avere il bisogno di una macchina.

In ambito lavorativo ho trovato sempre un ambiente accogliente e dinamico. Negli ultimi anni però le cose sono cambiate, Berlino è diventata una meta molto ambita, non è più facile trovare una casa, gli affitti sono aumentati parecchio e trovare lavoro se non si è qualificati e settoriali è molto arduo. Forse è stato più difficile farmi degli amici tedeschi all’inizio, ma non è assolutamente vero che sono freddi e schivi.

Gli americani li sto ancora “studiando”, a volte il loro essere molto socievoli fa credere che sia facile fare delle amicizie ma poi mi accorgo che molte di esse rimangono ad un livello più “superficiale”. Inoltre quello che non mi piace è che molti americani credono che l’America sia la migliore Nazione dove vivere e ne sono molto orgogliosi, e se gli chiedi quanto hanno visto del mondo per affermarlo, ti accorgi che non sono mai usciti dai confini americani... perché in fondo l’America è così vasta e varia perché viaggiare al di fuori?

 

Cosa ti manca dell'Italia?

Quando ero in Germania dell’Italia, anche se so che è banale, mi mancava solo un certo tipo di cibo, soprattuto la pizza del forno che non esiste da nessuna parte. Ma sinceramente a parte gli affetti di alcuni amici e della famiglia non ho mai sofferto di nostalgia.

Qui a Seattle continua a mancarmi il cibo italiano di più. Fare la spesa qui è molto difficile se si vuole mantenere un regime alimentare degno di questo nome. Comprare verdura che sappia di verdura, frutta o cibo senza conservanti è difficile e dispendioso. Quindi a volte sento davvero la mancanza di un supermercato italiano e spesso di confezioni dalla “dimensione umana”. Inoltre mi manca l’efficienza dei mezzi pubblici che qui è simile a quella romana, cioè assente. Mentre a Berlino i trasporti funzionano decisamente meglio.

 

Cosa può andare a fare un italiano negli Stati Uniti o in Germania?

Sinceramente in questo momento non me la sentirei di consigliare a qualcuno di andare a Berlino a meno che non abbia già un contatto e un’opportunità di lavoro. C’è molta disoccupazione ed è difficile trovare una sistemazione a meno che non si abbiano delle qualifiche specifiche, si parli il tedesco o molto bene l’inglese per lavorare nel marketing. Ci sono sicuramente altre città in Germania più appetibili.

Negli Stati Uniti è diverso, per poter partire c’è bisogno di uno sponsor, cioè un datore di lavoro che garantisca e paghi per il tuo visto. Quindi non è possibile partire alla cieca e cercare lavoro, bisogna avere un aggancio. Mandare una candidatura online e fare un colloquio su Skype, come è successo a mio marito, è un’opzione valida.

 

Ci sono molti italiani negli Stati uniti e in Germania?

A Berlino ci sono moltissimi italiani, la comunità è molto ampia ed è ormai possibile per esempio trovare medici italiani e non solo. Spesso si organizzano degli incontri, cineforum o aperitivi nei locali italiani che sorgono ad una velocità impressionante.

A Seattle la comunità è più piccola, sono persone adulte, spesso con figli e che si sono trasferite qui magari una decina di anni fa per lavorare in colossi come Microsoft.

Da quello che posso leggere nel gruppo di italiani a Seattle di FB c’è una buona intesa, organizzano feste e gite. Non posso dire lo stesso purtroppo del gruppo FB di Italiani a Berlino dove quasi ogni giorno si assiste a polemiche inutili e insulti vari.

Ma purtroppo il contesto è fondamentale: chi è a Seattle, può permettersi di viverci, sono persone che conducono una vita agiata. Chi arriva a Berlino sa che non sarà facile trovare una casa e un lavoro e non sa quanto riuscirà a sopravviverci, e spesso chi è arrivato prima è restio a dar consigli o regalare illusioni.

 

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea degli Stati uniti e della Germania.

Posso dire che agli americani piace “attaccare bottone” sempre e in qualsiasi situazione, spesso mi fermano per dirmi che gli piace come sono vestita o semplicemente che ho un bel sorriso ed è una qualità che apprezzo molto, anche se devo ancora abituarmici.

Per quanto riguarda Berlino mi viene in mente quella volta in cui ero al supermercato e riposi due rosette di diverso tipo, ma dello stesso prezzo, in un unico sacchetto... fui subito ammonita dalla cassiera: “sono diversi quindi vanno in sacchetti diversi”. Mai chiedere ad un tedesco di fare qualcosa di diverso dal “così si fa”.

 

Della mia vita fra queste due città parlo nel mio blog: http://havasflugilojn.wordpress.com

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UN ITALO LOMBARDO A GLASGOW

Glasgow

UN ITALO LOMBARDO A GLASGOW

Pubblichiamo qui di seguito l’intervista ad un nostro espatriato a Glasgow.

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Sono un italo-lombardo, poco più di trent’anni, a Glasgow dal 2005. Non sono figlio di papà e conducevo una vita per molti aspetti normale. Vivevo in una città che mi piaceva (Milano) e lavoravo per un gruppo bancario nazionale.

Perché hai scelto proprio Glasgow e la Scozia tra tutti i paesi?

Glasgow nemmeno l’ho scelta. Nonostante avessi un buon lavoro ed una vita che mi soddisfava, desideravo comunque fare un’esperienza lavorativa all’estero, possibilmente in un paese anglosassone. Per questo motivo ho acchiappato al volo un’opportunità di lavoro offerta da un’azienda americana con uffici in Scozia.

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per il Regno Unito/Scozia?

Rilassarsi. E apprezzare il Paese che li ospiterà per quello che offre loro. Nessuna nazione è perfetta. Impegnarsi ad individuare le cose che non ci piacciono è spesso un modo per sprecare tempo e non vivere pienamente un’esperienza.

Che cosa fai in Scozia?

Sono una specie di ragioniere. Quasi bilingue e specializzato (insomma…). Lavoro per il finance department di un’azienda manifatturiera scozzese.

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Principali differenze tra Italia e Scozia sia lavorative che sociali.

La vita lavorativa è secondo me un pochetto più rilassata da queste parti. Si lavora meglio, spesso meno che in Italia. Le opportunità sono certamente maggiori, anche se in diminuzione rispetto a qualche anno fa. Al di fuori del lavoro la vita sociale è influenzata dal meteo. Il sabato pomeriggio non vado in spiaggia e la crema solare non la uso da un pezzo. Per il resto, vivendo in una città, lo stile di vita è piuttosto simile a quello che si può trovare in altre città europee. Siamo nel Regno Unito, di conseguenza non mancano certo i posti dove bere una buona birra.

Cosa ti manca dell'Italia?

Il Sole e i pizzoccheri.

Cosa può andare a fare un italiano in Scozia?

Conoscendo l’inglese, di tutto. Se accompagnato da un buon titolo di studio è quasi possibile competere ad armi pari con la gente del posto. Senza il requisito linguistico è comunque possibile lavorare in italiano, soprattutto nei call centre. Ma anche in bar, pub e ristoranti con un inglese poco più che scolastico.

Ci sono molti italiani in Scozia?

Tanti. Soprattutto fra Edimburgo e Glasgow. Chi ci viene per studiare, chi per lavoro, chi perché acchiappato da una fanciulla indigena.

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea della Scozia.

La Scozia è popolata da circa 7 milioni di pecore e poco più di 5 milioni di essere più o meno umani. Al di fuori di Edimburgo e Glasgow, nelle quali si concentra la maggior parte della popolazione, la Scozia vanta sterminate distese incontaminate, paesaggi mozzafiato che alternano spiagge bianche a prati di un verde intenso, vallate rocciose a boschi secolari popolati da cervi. Considero infatti la vera Scozia quella rurale, quella nella quale resistono tuttora tradizioni che rendono così riconoscibile questa nazione.

Grazie!

italo-lombardo

http://vivereaglasgow.blogspot.it

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GRAZIE AL MAROCCO HO IL MIO STUDIO DI ARCHITETTURA A LONDRA

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GRAZIE AL MAROCCO HO IL MIO STUDIO DI ARCHITETTURA A LONDRA

Oggi vi raccontiamo l’esperienza di Tommaso, per dimostrare che a volte i sogni si realizzano, basta solo cogliere l’opportunità al momento giusto.

Il nostro Tommaso, laureato in Architettura all’età di 24 anni, si concesse una vacanza a Parigi appena conclusi gli studi e rimase affascinato dalla struttura architettonica di un ristorante parigino.

Incuriosito da tale bellezza architettonica si informò su internet sul nome dell’architetto che lo aveva progettato e realizzato. Scoperto il nome, Imaad Rahmouni, si mise in contatto e nel settembre del 2006 era a Marrakech, in Marocco per un colloquio di lavoro. In Marocco, “dovevo andare proprio a lavorare a Marrakech in Marocco”, racconta l’architetto.

Il nostro coraggioso e intraprendente laureato già a settembre cominciò a lavorare e parlando francese con i colleghi in Marocco rimase in questo lavoro per 2 anni.

Il lavoro consisteva nel seguire dei cantieri e interi progetti anche molto importanti come alcuni alberghi 5 stelle a Marrakech e un locale a Pechino, in Cina. Tale occasione fornitagli su un piatto d’argento fece crescere professionalmente l’architetto Tommaso.

Ci dice anche che nel regno del Marocco molte persone credevano in lui, nonostante l’inesperienza iniziale e la giovane età, e che un po’ di sana meritocrazia si sentiva nell’aria.

E, ciliegina sulla torta, ci racconta anche che oltre al contratto “fisso”, lo stipendio avrebbe fatto invidia ad altri suoi colleghi architetti in Italia: questo ha dell’incredibile. La nazione nordafricana è un paese molto giovane ed intraprendente e come motore principale utilizza la fiducia nei giovani, divenuti una classe di lavoratori molto specializzati.

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Il coraggioso architetto, fatta una buona e valida esperienza decise di trovare un posto di lavoro nella capitale delle nebbie: Londra. Quindi inviato un curriculum a Foster & Partners (un prestigioso studio di architettura londinese),essi accettarono quasi immediatamente perché fortuna voleva che avessero in cantiere dei progetti proprio per il Marocco. Dopo l’assunzione da parte dei Britannici, ci racconta, ebbe una promozione al termine del suo primo anno di lavoro con loro. Il nostro giovane aveva allora poco meno di 28 anni.

Passati 3 anni nel prestigioso studio di architettura Foster, decise di mettersi nuovamente in gioco, e associandosi con la sua ex responsabile fondarono insieme DesignING.

Tornando alla sua prima esperienza di lavoro in Marocco, ci dice che secondo lui, la conoscenza del francese lo favorì molto ma che ci mise tutto se stesso in questo progetto di crescita professionale.

L’università italiana per quanto riguarda l’architettura aggiunge, non prevede dei tirocini o sistemi di acquisizione di nozioni direttamente  a contatto col mondo del lavoro, quindi si scarseggia inizialmente d’esperienza e di conoscenze pratiche.

Il nostro giovane a 30 anni dirige con la collega il suo studio di architettura a Londra, ma dice che la voglia di crescere e di migliorarsi continuamente non gli manca.

Alla domanda, “avresti avuto la stessa opportunità di lavoro restando in Italia?”, risponde che potrebbe anche essere stato così ma con tempi estremamente più lunghi, stipendi molto più bassi, e mansioni molto poco gratificanti.

L’ultimo consiglio che ci da il nostro giovane imprenditore è che i giovani italiani, dovrebbero essere parecchio più flessibili e cercare di adattarsi al mondo del lavoro che sta irreversibilmente mutando.

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LA MIA ESPERIENZA A LONDRA DA SUBWAY

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LA MIA ESPERIENZA A LONDRA DA SUBWAY

Ho iniziato a cecare lavoro dopo tre settimane che ero a Londra. 

Dovevo prima ambientarmi, Londra è una città molto grande e bisogna conoscere almeno la zona dove si abita. Mi ero stabilita nella zona di Bromley by Bow, vicino a Hackney. 

Consiglio di frequentare un corso d’inglese almeno le prime due settimane, così ci rende conto del proprio livello, si fanno nuove conoscenze con gente da tutto il mondo e si conosce esperienze di persone che sono arrivate prima di noi. 

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Dopo una settimana di ricerca mi hanno chiamato Subway e McDonalds per fare i colloqui. 

Basta andare sul sito ufficiale di entrambe le catene di fast-food e candidarsi agli stabilimenti vicini a dove si abita, perché come dicevo prima, Londra è molto grande e servono mediamente quattro ore solo per attraversarla. Infatti, ai colloqui i selezionatori ne tengono sempre conto. 

Ho fatto il colloquio da Subway in una sede vicino a King Cross Station.

Eravamo una ventina ad aspettare, poi ci hanno diviso in due gruppi e fatti accomodare nell’ufficio del responsabile, un indiano.  A turno ci ha chiesto di presentarci, il nostro domicilio e la filiale Subway più vicina a ciascuno di noi. Ci ha domandato inoltre il colore preferito e quattro motivi per i quali lo abbiamo scelto. Alla fine del colloquio, noi candidati, dovevamo risolvere un problema comunicando tra di noi. 

Il giorno dopo, ti arriva l’email se hai passato il colloquio, per poi procedere alla firma del  contratto e alla consegna della divisa. 

La posizione era Sandwich artist. 

Mi hanno fatto fare tre settimane di formazione alla Subway di Stratford. Non è un lavoro difficile, tranne un po’ per la lingua perché devi capire cosa vuole il cliente nel suo panino. Gli ingredienti, tra tipi di carne, verdura e salse sono una trentina e bisogna capire cosa dice il cliente inglese col suo accento o l’indiano con un altro accento differente. 

Invece con i colleghi è molto più tranquillo, perché sono tutti stranieri che imparano l’inglese, che studiano o altro. Ci sono tanti indiani o pakistani e loro sono i capi o i responsabili delle filiali poi in cucina ci sono spagnoli, bengali, dall’Est Europa e di altre nazionalità. 

La cosa positiva è che non si fa sempre lo stesso lavoro, perché si cambia ruolo a turno, invece la cosa negativa è che è molto faticoso e a volte si deve fare anche 12 ore giornaliere. 

La paga è il minimo contrattuale britannico e si ha diritto ad un panino al giorno. 

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SARA DALL’INGHILTERRA CI RACCONTA COME ANDARE A VIVERE ALL’ESTERO

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SARA DALL’INGHILTERRA CI RACCONTA COME ANDARE A VIVERE ALL’ESTERO

Come andare a vivere all'estero?

Sara e la sua famiglia hanno deciso di andare a vivere all’estero, in Inghilterra, e ci hanno gentilmente raccontato la loro esperienza. 

Chi siete?

Siamo una famiglia con tre bambini, abbiamo sempre avuto la voglia di girare il mondo, e una forte curiosità verso i modi di vivere altrove. Nel 2012 abbiamo deciso di concretizzare il nostro sogno e goderci un po’ questa avventura. 

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Cosa facevate prima di lasciare l’Italia?

Io lavoravo in banca, mio marito aveva un'attività autonoma, ma nel giro di due mesi abbiamo mollato tutto e siamo partiti. 

Amici e parenti come hanno preso la vostra decisione?

E' stato abbastanza difficile spiegare che avevamo deciso e basta, e con in mano un biglietto di sola andata per l'Inghilterra, abbiamo salutato tutti i nostri cari per tuffarci in una nuova vita nel Sud dell'Inghilterra.

E adesso?

Ora ci stiamo sistemando, a volte è difficile ma è sempre emozionante! La nostra prima figlia verrà da noi a dicembre, gli ultimi due sono qui e si stanno piano piano integrando, soprattutto il secondo che ha iniziato le elementari qui. 

Com’è la vita in Inghilterra? E il lavoro?

Il mondo del lavoro qui è molto attivo, ci sono tante offerte, anche se ci sono anche molte cose da sapere...la crisi si sente anche qui, perciò sono certamente agevolati coloro che hanno già un'ottima conoscenza dell'inglese 

Quindi cosa state facendo adesso?
Per noi è un nuovo inizio, perciò stiamo facendo qualunque lavoro capiti sotto mano ed è davvero una grandiosa esperienza. 

Cosa consigliate a chi vuole espatriare?
Mi sento di incoraggiare chiunque voglia farlo a non fermarsi davanti alle difficoltà che comporta un espatrio con figli.

E' sicuramente gravoso e più dispendioso, ma se fa parte di un progetto familiare comune, credo che i figli ringrazieranno. 
Per noi questo è solo un primo passo, intendiamo infatti ripetere l'esperienza più avanti scegliendo altre mete, perché mollare tutto e riiniziare è una grande avventura, una grande sfida, e soprattutto un bellissimo modo di imparare...
 

Infine, se volete seguire Sara e la sua famiglia più da vicino seguite il loro blog su http://espatrioisterico.wordpress.com o su Facebook Espatrio Isterico.

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COME HA TROVATO LAVORO UN ITALIANO A DUBLINO

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COME HA TROVATO LAVORO UN ITALIANO A DUBLINO 

Francesco, un italiano espatriato a Dublino 3 anni fa ha voluto raccontarci la sua esperienza.

“Ho ricevuto una chiamata la sera stessa della consegna dei CV„

“Sono arrivato a Dublino pensando che avrei  trovato lavoro molto rapidamente. Era quello che tutti mi dicevano. Ho inizialmente cercato su Internet ma le chiamate non arrivavano.

Un giorno, mi sono deciso a stampare decine di curriculum e sono andato a distribuirli nei pub di Temple Bar (la zona storica di Dublino). La sera stessa avevo la chiamata di una gelateria. Purtroppo i colloquio non è andato. 

 

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 Due giorni più tardi, una nuova chiamata. Era una paninoteca, ma neanche quel colloquio ebbe buon fine. C'è troppa concorrenza a Temple Bar, è meglio andare a vedere in periferia.

Ho dunque distribuito altri curriculum a Clontarf. Ho ricevuto una telefonata 3 giorni dopo e sono finalmente riuscito a rimediare il mio primo lavoro a Dublino!
Il mio consiglio: dite sempre che volete restare almeno un anno e mai per uno o due mesi come ho fatto all'inizio! Idem, se non avete un'esperienza nella ristorazione, non esitate ad aggiungere una o due linee fittizie sul vostro CV (ma preparatevi a quando vi chiederanno come preparare un mojito o qualsiasi altro tipo di cocktail durante il colloquio).

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COME HO TROVATO LAVORO DA HP A DUBLINO

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COME HO TROVATO LAVORO DA HP A DUBLINO

 Andare o no in Irlanda?

Alberto, un giovane torinese partito 4 anni fa in Irlanda, ha trovato lavoro da HP a Dublino rispondendo ad annunci sul sito Jobs.ie:

“Ci sono un sacco di vantaggi a lavorare per HP a Dublino

Ho trovato lavoro a Dublino nel servizio clienti di HP rispondendo ad annunci sul sito www.jobs.ie. Sono stato chiamato 5 minuti dopo aver depositato la mia candidatura (probabilmente mi trovavo nel posto giusto al momento giusto!).

HP ha soprattutto clienti professionali ed ogni dipendente gestisce un cliente. Sono stato assegnato al servizio clienti del gruppo Total ed il mio amico al servizio clienti di Kone (fabbrica di ascensori).
All'epoca, nel 2008, c'erano molti vantaggi a lavorare per HP: si aveva il caffè gratuito tutto il giorno, una palestra privata, un cybercaffè, la metà dei trasporti pagati, o anche il taxi pagato per quelli che abitavano lontano dalla fermata dell’autobus o che iniziavano a lavorare prima che l'autobus passasse, si pagavano 5 euro per pasto (primo, secondo, dessert).

Oggi, non lavoro più per HP ma immagino che le cose non siano cambiate„ 

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I piccoli lavori non fanno per voi? Se desiderate trovare un'occupazione a Dublino che sia in relazione con la vostra formazione, potete: 

Chi vuole partire per Dublino?

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IL MIO SOGNO: ANDARE A VIVERE A LONDRA

London Calling

IL MIO SOGNO: ANDARE A VIVERE A LONDRA

Avevo un sogno qualche tempo fa, andare a vivere e lavorare all'estero. Ci avevo già provato nell'estate del 2009, a Tenerife (Isole Canarie, Spagna). Ho moltissimi ricordi legati a quell'isola, e mi piacerebbe tornare un giorno a fare un giro da quelle parti. Ma ora mi trovo nel Regno Unito ormai da più di sei mesi. E se tre anni fa mi collegavo a internet da un chiringuito sulla spiaggia con mojito e occhiali da sole, ora mi trovo in un appartamento di Elm Park a est di Londra, dove il tempo può cambiare almeno 3 volte nell'arco di una giornata. 

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Tra la Spagna e l'Inghilterra, due anni in Italia passati a lavorare in un ristorante. Non era proprio quello che sognavo di fare nella vita e sapevo già che ci sarebbe stato il momento di ripartire. Lasciare il posto dove ero nato, dove ho parenti, amici e dove praticamente ho tutto, non è stata una scelta facile. Lasciare l'Italia e mollare tutto, non è facile. Ma a me è successo di farlo addirittura due volte nella mia vita. Segno che qualcosa non quadra, o perlomeno segno che c'è la voglia di vedere al di fuori della città dove si nasce e si cresce. Quante persone mi hanno dato del pazzo. Anch'io guardandomi allo specchio l'ho pensato, ad essere sincero, soprattutto la seconda volta. Ma ci sono stati dei momenti nella mia vita in cui sentivo la necessità di essere libero. E l'unico modo per farlo era seguire quello che passava per la mia testa in quel momento.

Londra è stata una scelta durata qualche mese, passati a valutare tutti i pro e i contro. L'opportunità di imparare l'inglese e la dinamicità di questa città hanno avuto un ruolo fondamentale nella mia scelta. Il biglietto di sola andata, questa volta, riportava la dicitura "Regno Unito".  

Fin da subito ho iniziato a guardarmi in giro sia per lavorare nel settore della ristorazione per cominciare a guadagnare qualche sterlina, sia nel settore dell'Online Marketing. Ho avuto tantissimi colloqui, uno addirittura il giorno successivo al mio arrivo in città, poi un ristorante da Harrods e altre web&social media agency. Ma il mio inglese non proprio perfetto non giocava a mio favore. Poi finalmente un lavoro come Junior Chef al ristorante del teatro di Shakespeare, esperienza non proprio positiva per essere la prima. Per fortuna, perché mi ha permesso di aprire gli occhi e capire veramente cosa volevo fare. Qual era la professione che avrei voluto intraprendere dopo il disegnatore, l'aiuto cuoco e altri lavoretti più o meno provvisori. Volevo trovare un lavoro che mi permettesse di acquisire esperienza nella creazione e gestione di siti web, nel marketing online e nel posizionamento dei siti sui motori di ricerca. Per cui mi sono messo a cercare in un'unica direzione e ho trovato dopo qualche settimana una online startup a cui servisse una figura specializzata nei Social Media. 

L'azienda lavora nel settore dell'online gambling e ho iniziato come internship (il nostro stage) che mi ha aiutato ad imparare moltissimo per quanto riguarda il posizionamento dei siti sui motori di ricerca (SEO). Ora il mio contratto è stato rinnovato e pur tra qualche difficoltà dovuta alla lingua devo dire che sono soddisfatto. Il sogno di vivere e lavorare all'estero è ormai realtà, e dopo quasi un anno di vita al di fuori dell'Italia non posso che essere soddisfatto della mia scelta.

Questo post ci è stato gentilmente fornito da www.gianlucaorlandi.it .

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ESPATRIATI PER CASO: INVATECI I VOSTRI GUEST POST

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ESPATRIATI PER CASO: INVATECI I VOSTRI GUEST POST

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ECCO COME HO TROVATO LAVORO D’ESTATE A LONDRA DOPO LA MATURITÀ

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ECCO COME HO TROVATO LAVORO D’ESTATE A LONDRA DOPO LA MATURITÀ

Come hai trovato lavoro d'estate a Londra dopo la maturità?

Per trovare lavoro d'estate nel 2010 a Londra, sono andata direttamente sul posto.

Ecco le tappe della mia ricerca:

    • ho fatto gli scritti della maturità alla fine di giugno
    • sono partita a Londra per trovare un lavoro nell’arco di 3 giorni
    • sono tornata in Italia per passare gli orali
    • sono ripartita in seguito a Londra per lavorare

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Non avevo fatto ricerche prima di partire, però i miei curriculum erano pronti a essere distribuiti. Il mio primo CV depositato ha fatto centro. Il giorno dopo ero già in prova come cameriera in un ristorante. Tuttavia non ho avuto il posto a causa del mio livello d'inglese debole però il responsabile mi ha proposto un altro incarico che non chiedeva un livello d'inglese corrente: il lavoro in cucina. Mi occupavo della cottura del dim sum (ravioli asiatici), e avevo dunque l’incarico di cucinarli, di pulire il mio piano di lavoro e di fare l'inventario ogni domenica alla fine del servizio per fare gli ordini al nostro fornitore.

Ero in contratto part-time (la sera), poi ho trovato un altro part-time per la mattina sul sito Gumtree.com . Lavoravo nella mensa di un’azienda.

Per quanto riguarda l'alloggio?

Avevo la possibilità di alloggiare presso un membro della mia famiglia che abita a Londra per un mese e mezzo, dunque ciò mi ha facilitato le cose poiché non avevo bisogno di trovare una collocazione o un appartamento.

 Dopo la tua esperienza, quali consigli potresti dare a quelli che vogliono provarci?

Essere organizzati e motivati, cercare su tutti i siti di avvisi come Gumtree.com (lavoro ed alloggio), distribuire i curriculum un po'ovunque nella città.

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