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UN’ITALIANA NOMADE IN GIRO PER IL MONDO

Creato Mercoledì, 23 Ottobre 2013
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UN’ITALIANA NOMADE IN GIRO PER IL MONDO

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.
Sono un'anima nomade, che insegue sempre una nuova meta, sempre in lotta tra la speranza della perfezione e la consapevolezza della realtà. Sempre in lotta tra la tranquillità e la comodità del Conosciuto e l'irresistibile fascino del Nuovo. Ho lasciato l'Italia la prima volta a 13-14 anni. Il mio primo viaggio all'estero in assoluto è stato in Irlanda, si trattava di un piccolo viaggio organizzato con amici e accompagnatori. Adolescenti, piccole ribellioni, grandi amici e l'impeto delle isole Aran. L'anno seguente sono stata 3 mesi a lavorare prima a Londra e poi a Eastbourne. Ennesimo rientro in Italia e..partenza per l'Australia! Un anno downunder...era il 1999. Diciamo che mentre i primi viaggetti erano sperimentali e ancora non avevo capito la direzione del mio animo, dopo l'Australia, benché avessi solo 18 anni, mi sentivo completamente indipendente, forte, in grado di decidere e pensare senza il minimo bisogno di appoggio o consenso o aiuto. Consapevole, o almeno convinta, di avere tutta la forza necessaria per affrontare il Mondo. E soprattutto ormai sorda alle litanie dei Luoghi Comuni, delle Frasi Fatte, ai Pensieri sentiti da qualcun altro e ripetuti a Pappagallo fino a credere che siano i propri, alle Paure altrui. Intenzionata ad aprire nuovi sentieri e non a seguire percorsi già tracciati.
Tenace nell'obiettivo di perdere ogni mia paura e forte nella convinzione di essere una roccia. Combattuta su una questione: è meglio seguire la propria natura al 100% o ammaestrarla e istruirla nel tempo? Insomma accettarci per quello che siamo o continuare continuamente e combattere verso una versione ideale di noi stessi?
Poi ho vissuto per pochi mesi a Praga. In Italia mi sono laureata in Design a Milano e ho preparato la tesi a Barcellona, dove si era trasferito un mio caro amico. Siamo circa al 2005. Ero andata a trovarlo senza alcun progetto in particolare ma in poco tempo trovai lavoro (senza sapere lo spagnolo) e restai lì per un pò. Poi mi chiamarono a lavorare a Berlino. Una telefonata che non dimenticherò. Berlino? Credo che ad oggi la Germania sia l'unico Paese che non si fa alcun problema a chiamarmi per offerte di lavoro anche se sono dall'altro capo del mondo. Generalmente preferiscono che tu sia già lì senza capire che magari un lavoro è motivo a volte minimo e sufficiente per "essere lì", ma once again, hanno paura, la distanza in genere li disorienta. Ero già stata a Berlino da giovanissima (ora ho 30 anni), nel 2000, ricordo che la città era tutta un immenso cantiere, gru che svettavano nel cielo viola e rosa di una città che mi ha rapito. Sette anni dopo mi ritrovo lì, dove per tanti anni ho sempre desiderato tornare. Un luogo a cui appartengo e per sempre apparterrò anche se non dovessi mai più vederlo. Ricordo che da pochi anni era uscito il film: Das Leben ist eine Baustelle (la vita è un cantiere). Per me una metafora della città, di me stessa, della vita appunto. Per adesso è solo Berlino la città che amo con tutta la sua oscurità e le sue difficoltà, con le zone abbandonate, con il sottofondo di una storia tragica da cui dipartono le luci al neon della modernità.
Tutto a Berlino è stato più intenso per me, lì i miei ricordi sono più dolci, più emozionati, più cupi, più allegri. Berlino è un amplificatore e io sono un po’ sorda, quindi lì finalmente ci sento, mi sento.
Ma trovata una casa al cuore, l'anima resta nomade. La persona si "delocalizza". La CASA è a Brescia, le RADICI, STORIA, LINGUA, CULTURA sono a Napoli, il CUORE è a Berlino, il CORPO per ora è il California, ma la testa è, ahimè, sempre Altrove.
Dopo Berlino ho fatto una capatina tra Thailandia e Malesia per poi trasferirmi alle Canarie. Non vi sto a raccontare nei dettagli il perché e il percome della mia vita fino a quel punto, o servirebbero 100 interviste e preferisco focalizzare questa sull'ultimo tratto della mia vita: gli Stati Uniti.
Se volete leggere qualcosina in più troverete maggiori informazioni sul mio blog:
http://nolandsgirl.blogspot.com

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Perché hai scelto proprio gli Stati Uniti tra tutti i paesi?
Sebbene qualcuno direbbe che tutto è sempre una scelta...non lo è stata poi molto. Ho vinto la carta verde alla lotteria. Non ricordo nemmeno perché ho partecipato, ne avevo mai minimamente desiderato vivere negli Stati Uniti. Neppure avrei voluto visitarli, tra amici dicevo...se proprio a 100 anni avrò già visto tutto il resto del mondo allora ok, andrò negli Stati Uniti! Ma la vita è sempre una sorpresa e sembra che il suo ruolo sia scardinare i progetti degli umani. Siccome io non ho cardini particolarmente solidi, la porta si è aperta subito alla nuova notizia.
La prima città che avevo scelto era San Diego. Ho usato questo metodo: apri Google Map e guarda per la prima volta DAVVERO gli Stati Uniti (WOW, sono giganti!). Ora escludi tutte le zone troppo lontane dal mare (vivere senza mare è un po’ vivere con una menomazione per me, anche se sono nata nella Pianura Padana, evidentemente il desiderio del mare è genetico!). Praticamente il 90% degli States sono stati eliminati, ora elimina i posti troppo freddi dove nevica e quelli con tornado distruttivi e squali (molti squali). In pratica San Diego è rimasto l'unico nome in piedi, come nel gioco "Indovina Chi?". È vero, non ho pensato ai terremoti. In verità mi sono basata sulle mie esperienze dirette, il freddo, la pioggia e il grigiore dell'Inghilterra, l'Irlanda e la Germania, gli squali ahimè incontrati in Australia, e la bufera distruttrice che ha fatto non ricordo quanti morti alle Azzorre e che mi ha fatto letteralmente terrorizzare quando ero alle Canarie. E San Diego fu. Nel frattempo però mi ero iscritta alla seconda laurea a Genova (che non frequentavo, andavo solo a dare gli esami dalle Canarie) e quindi sono dovuta tornare in Italia per sistemare un paio di cose.
Quando è arrivato il momento di ritornare a San Diego, dove ero arrivata la prima volta con una valigia e nessuna idea di dove andare e cosa fare (non dimenticherò le ore passate trascinando la valigia senza avere idea del Domani...) avevo un lavoro che mi aspettava, avevo delle nuove amicizie a cui tornare, avevo una città che conoscevo, insomma stavo "tornando a San Diego". I ritorni dovrebbero essere sempre più semplici.
La mia decisione in tutto questo è stata quella di partire dall'Italia senza valigia questa volta! Sì perché una valigia è un peso che limita la libertà e ostacola la flessibilità, ogni cosa che possediamo è un ostacolo per il viaggiatore, un limite, un problema, un peso appunto. E così sono partita stavolta senza valigia e con la sensazione che non sarei tornata alla mia vecchia casa, al mio vecchio lavoro etc. Avrei voluto essere "normale", avrei voluto sfruttare i vantaggi che mi ero conquistata durante la mia prima permanenza, avrei voluto, ma quella vocina mi diceva...vai, non è qui che vuoi stare, non è questo quello che vuoi. Che importa cosa troverai altrove se SAI che quello che hai qui non è quello che vuoi? E insomma quella maledetta vocina come sempre ha vinto senza nemmeno grosse guerre. Ho investito i miei pochi averi in un furgone che mi avrebbe fatto anche da casa e via, verso nord, ancora una volta senza una meta precisa. Ricordo che avevo circa 300$ rimasti nel mio conto ed ero poco più a nord di San Francisco, nel mio furgone, guardavo il mare e mi dicevo: e adesso cosa faccio? Squilla il telefono. Un lavoro a Cupertino. Certo, sì, sono disponibile. Un, due tre.
E così mi ritrovo ora a vivere in una casetta con giardino a 100 metri dall'oceano, con il mio orticello. Oh Candido! (quello di Voltaire) Spesso ti penso, credo che siamo della stessa stirpe.

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Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per gli Stati Uniti?
Gli Stati Uniti non sono facilissimi, certo non come spostarsi in Europa, e perfino l'Australia con la sua Working Visa e il programma di immigrazione specializzata è per certi versi di più facile accesso degli Stati Uniti.
La maggior parte degli Italiani che vivono qui si sono sposati con Americani/e, sono qui con un visto temporaneo di lavoro, oppure hanno un progetto e cercano finanziatori (start up e simili). Poi ci sono quelli come me che hanno vinto la carta verde.
Alcuni riescono a farsi sponsorizzare, un mio conoscente è riuscito perfino a farsi sponsorizzare come pizzaiolo, alla faccia di quelli che dicono "è impossibile". Sicuramente non è facile, consiglierei:

1)     di iscriversi alla lotteria dal sito ufficiale https://www.dvlottery.state.gov/. La lotteria è completamente gratuita, quindi se qualcuno vi chiede soldi storcete il naso! Non è il sito giusto. Tentar non nuoce e se uno su mille ce la fa...per quell'uno basta e avanza.

2)     considerate i progetti au pair internazionali: conosco più di una persona (Francesi, Italiane, Brasiliane, Svizzere) che sono venute qui come au pair per imparare l'inglese e da 20 anni vivono qui e hanno "messo su" famiglia. Al cuor non si comanda e avrete il fascino della bella/bel straniera/o. Non si sa mai nella vita che succede, l'importante è fare il primo passo.

3)     ci sono alcuni lavori che sono stagionali e dove preferiscono assumere stranieri per motivi di tasse, cercate in Google "summer jobs usa visa". Si tratta spesso di lavori nel turismo, guide etc.

4)     ci sono associazioni che si occupano di trovare personale italiano per gli USA come per esempio http://www.internationalservices.fr/en/home/21-news/56-italian-pavilion-at-walt-disney-world, lavorare a Walt Disney World e simili per 12 mesi.

5)     se siete specializzati in qualcosa, soprattutto ingegneria ma anche professori universitari etc. avete buone possibilità di essere sponsorizzati. La competizione è alta, ma sono anche davvero tantissimi quelli che vengono sponsorizzati da India, Cina, Thailandia e anche Italia. Il metodo migliore è consultare gli annunci di lavoro, magari direttamente sul sito dell'azienda che vi interessa. In molti casi specificano che non forniranno visa per quella posizione, ma in altri casi o non indicano nulla, e quindi ancora una volta, tentar non nuoce, oppure offrono sponsorizzazioni.
L'inglese direi che è un ottima base da cui partire of course, ma anche qui, conosco storie di gente che se l'è cavata anche senza. Diciamo che se non sapete l'inglese le possibilità sono molto molto molto più limitate. E comunque l'inglese serve ovunque, imparatelo in ogni caso, anche se rimanete in Italia.
Ci sono scuole molto economiche negli Stati Uniti per imparare l'inglese, per maggiori informazioni vi rimando a questo post: 
http://nolandsgirl.blogspot.com/2012/10/city-college-e-corsi-dinglese-esl.html

 

Che cosa fai negli Stati Uniti?
Al momento sono DTP, traduttrice, QA, proofreader e software tester e scrivo per alcuni blog.
 
Principali differenze tra Italia e gli Stati Uniti sia lavorative che sociali.
Anche qui ci sarebbe da scrivere un libro...Per farla breve, concisa e forse un po’ superficiale mi baserò solo su alcune delle cose che ho vissuto più da vicino, direttamente o indirettamente.
Trovare lavoro qui è immensamente più facile. Si cambia lavoro spesso e volentieri, non credo di aver conosciuto una persona che faccia lo stesso lavoro da più di 5 anni! C'è molta più flessibilità, molte più offerte. Se hai cominciato come gelataio, puoi finire a fare il recruiter! Certo devi avere la capacità e competenza, ma comunque in linea di massima c'è più flessibilità anche nei ruoli, reinventarsi è quasi una costante più che un'improvvisa eccezione, poi si lavora molto da casa, in Italia il lavoro in remoto è ancora quasi fantascienza. Qui già si discutono attivamente invece dei suoi lati negativi (Yahoo ha fatto scalpore per aver revocato la possibilità di lavorare da casa a centinaia di lavoratori abituati ormai da anni a farlo).
The dark side of the moon è che spesso i contratti sono "At will" che significa che si può essere licenziati da un giorno all'altro, con o senza motivo. Questo è uno delle tante ragioni che portano ad un numero così alto di homeless. Persone che avevano un alto tenore di vita, che magari si stavano comprando casa e booom. Da un giorno all'altro non hanno niente. Non solo, ma si rischia davvero grosso perché comincia una sorta di effetto valanga dovuto agli svantaggi considerevoli di avere una Credit History non delle migliori. La Credit History è una sorta di schedatura economica, un punteggio che ti viene dato come creditore e che viene applicato poi per decidere se concederti un finanziamento, a che tariffa e se affittarti una casa, se richiederti caparre più o meno cospicue per ottenere servizi etc.
Gli stipendi qui sono molto più alti che in Italia. Diciamo che per un internship, di quelle che in genere in Europa bisogna fare gratuitamente o con rimborsi spese minimi, qui la tariffa oraria si aggira intorno ai 15$, quindi più di 2000$ al mese...
La paga minima in assoluto è di 8 dollari all'ora, ma in genere è la paga dei camerieri che però guadagnano moltissimo in mance, che qui sono praticamente obbligatorie.
Diciamo che per un lavoro medio d'ufficio non specializzato siamo intorno ai 20-25 dollari all'ora: 800 dollari a settimana, 3200-3500 dollari al mese.
Potrebbe sembrare tanto se paragonato agli stipendi italiani o spagnoli, ma in verità bisogna pagarsi l'assicurazione sanitaria, che va dai 200 ai 500 dollari al mese a persona, mettere i soldi da parte per un piano privato di pensionamento, e vivere in un contesto dove tutto costa tantissimo (ad eccezione forse della benzina che è molto più economica che in Italia).
I prezzi degli affitti sono alti. Un monolocale nell'area di San Francisco (da SF alla Silicon Valley fino a Santa Cruz) costa come minimo attorno ai 1200 dollari (prezzo davvero base, molto più spesso siamo sui 1500). Quindi per il posto più piccolo che possiate ottenere non in condivisione dovete prepararvi a spendere minimo 1000 euro spese non incluse e se siete fortunati. In più i proprietari tendono a mettere condizioni estremamente restrittive, per esempio: no animali, niente fumo dentro o fuori la proprietà, no ospiti la notte, niente musica nei fine settimana, affittiamo ad una persona SOLA. Questo è un tipico esempio. In genere affittano i monolocali sono a persone sole, se siete in due niente! In pratica decidono per voi quanto è lo spazio di cui avete bisogno. I loro standard legati alle misure sono incredibilmente diversi dai nostri. Lo comprenderete dalle confezioni, il latte ad esempio si trova in confezioni da 3.5 litri, se ne volete un pò meno (...) non sarà sempre così facile. Tutto è gigantizzato, la auto sono immense, ruote giganti, caffè gigante, coca cola gigante. Per cui di fatto quella che è una rispettabilissima e bella casa di 50 mq per loro è uno sgabuzzino adatto ad una sola persona massimo. Se poi avete la sfortuna di avere un animale domestico è finita. Tutti amano gli animali in California e tutti sembrano averne, eppure quando si cerca casa sembra che non siano accettati in nessun posto! Nel mio caso poi essendo "piovuta dal cielo", ossia avendo vinto la Green Card, non avevo alcuna Credit History né potevo presentare le tanto richieste "referenze", quindi non potevano in nessun modo investigare su di me, e diciamo che il principio sovrano è: ognuno è potenzialmente pericoloso e disonesto finché non dimostra il contrario.
Per trovare casa negli Stati Uniti, vi consiglio vivamente di usare Craiglist.com, è il sito di annunci più usato qui. Potete trovare anche case in condivisione, che costano meno e in genere sono molto più facili da affittare. Se non andate a vivere a SF la macchina è praticamente essenziale alla sopravvivenza. La San Francisco Area è molto vasta, dalla città vera e propria (che è più piccola di quanto si possa immaginare) fin giù a San José, città molto più grande di San Francisco ma molto meno interessante. La Bay Area è divisa in San Francisco, Peninsula (la zona subito a sud di SF, con Palo Alto etc.), South Bay (San José, Santa Clara etc.) e East Bay (Fremont, Oakland etc.). Tutta questa immensa zona è un'area di spostamenti e "commuting", milioni di persone che si spostano per andare a lavorare. Alcune zone sono servite dai mezzi (VTA, treni e bus) ma in generale non è sempre facile raggiungere la propria meta con i mezzi pubblici.
Un'altra grande differenza è la sanità. Noi parliamo, discutiamo, litighiamo sulle questioni di malasanità in Italia. Ma la verità è che quando stai male, ti sei rotto una caviglia, hai la cistite acuta, ti sei ustionato un braccio e sai che non puoi andare dal dottore perché non hai l'assicurazione né i soldi...Tutto il mondo crolla. La paura, il dolore, il senso di sentirsi come un topo in trappola e di non trovare una soluzione possibile. La mente gira veloce e la verità è che si pensano cose terribili, trovare medicine sottobanco? Andare in Messico? Ubriacarsi per non sentire il dolore e sperare in una soluzione divina? Onestamente la sanità pubblica appare davvero come un grande passo avanti nella società civile. Qualcosa che noi diamo per scontato e che invece causa moltissima disperazione tra i meno fortunati che vivono negli Stati Uniti. Siamo abituati a pensare agli Stati Uniti come ad un Paese ricco ma il Census Bureau ha calcolato che 46.2 milioni di persone erano povere nel 2011 negli Stati Uniti. Considerate che la popolazione di tutta l'Italia è di circa 61 milioni...), e considerate che molto probabilmente in questo calcolo non ci sono tutti i clandestini. Adesso Obama sta cercando di cambiare la cose, ma moltissimi sono in disaccordo a questo tipo di iniziative.
Come accennavo prima, una grande differenza con l'Italia sono le dimensioni e gli spazi. La California è tra gli Stati più popolati, eppure sareste sorpresi nel vedere quanto è vuota e selvaggia in molte sue zone. Sicuramente la prima parola che viene in mente nel contemplare le immensità statunitensi è Great! Grande, immenso e meraviglioso. La natura sembra essere ancora la padrona indiscussa e ci sono parchi nazionali che sembrano provenire dalla preistoria.
Gli animali, come procioni, cervi, colibrì, delfini e balene, sono facili da incontrare, te li ritrovi nel cortile, che saltano vicino alla spiaggia, che brucano tranquilli vicino a te.
Poi c'è il clima, che non è simile a nessun altro che abbia mai sperimentato. Mia madre e mio padre cercano sempre di capire che tempo fa, ma è un clima che trascende dalle nostre abituali concezione di "primavera, estate, autunno, inverno". In pratica, quella che chiamano estate, qui in California è quel periodo in cui tutta la costa è quasi sempre coperta di una fitta nebbia grigia e tira un vento gelido. Per me uno dei periodi peggiori dell'anno, anche se spesso la nebbia si alza a metà giornata e splende il sole. Da settembre a novembre invece arriva la cosiddetta "Indian summer", ovvero splende il sole, non c`'e nebbia e non tira quasi mai vento. L'inverno è imprevedibile, non fa mai davvero freddo, e un giorno possono esserci 30 gradi, il giorno dopo magari 14, e poi 26 e poi 10 e così via in un susseguirsi imprevedibile di stagioni. Senza considerare che nella stessa San Francisco, vicino alla spiaggia può far freddo ed esserci un cielo da giudizio universale e in centro ci può essere un sole che spacca le pietre. Più che la temperatura di per sé direi che le cose più rilevanti sono la nebbia e il vento e/o la loro assenza. Tutto questo è valido solo per la costa, e per costa intendo davvero la striscia di terra subito a contatto con l'oceano. Poche centinaia di metri più in dentro e tutto cambia. In pratica l'entroterra californiano è arido e desertico (vedi Death Valley con i suoi 50 gradi estivi). Questa massa di aria calda si incontra con le correnti fredde del Pacifico (tutta la costa U.S. del Pacifico è attraversata dalla corrente proveniente dall'Alaska che trasporta le acque gelide fino a San Diego, da lì cominciano a mischiarsi con altri flussi di corrente caldi provenienti dal sud. L'incontro tra freddo e caldo genera condensa. La cosa bella è che basta poco per cambiare clima, se si sale sulle Santa Cruz Mountains splende il sole quasi sempre e si possono ammirare le distese di nuvole incastonate tra le montagne e riscaldarsi sotto i raggi del sole.

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Cosa ti manca dell'Italia?
Mi manca il cibo, il caffè, la struttura delle città e dei paesi, nati per le persone e non per le macchine, le auto sono venute dopo...Qui sembra che tutto sia in funzione delle automobili e non delle persone. Mi manca la famiglia, la vicinanza a tutti i Paesi d'Europa in poche ore, la varietà. Mi manca la lingua, i bar, i film italiani. Mi manca il mare, il Mediterraneo, gioiello senza pari. Il Pacifico avrà il suo fascino e le suo onde per il surf...ma è gelido, pieno di alghe GIGANTESCHE e sicuramente poco balneabile. Mi mancano i servizi pubblici, la spontaneità, la storia. Qui case di legno di 80 anni fa nel mezzo della prateria sono considerate Eredità storica. Dai noi sarebbe un casolare abbandonato in campagna. È strano per noi europei vedere come ci tengano a cose che sembrano del tutto insignificanti a noi che viviamo tra paesi medievali e rinascimento. L'Italia è bella, è bellissima. Diversa certo, ma è davvero una rarità.

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Ci sono molti italiani negli Stati Uniti?
Non siamo moltissimi qui a Santa Cruz direi che ci vivono una ventina di Italiani di prima o seconda generazione. Nella Silicon Valley e San Francisco ce ne sono abbastanza. Dove è che non ci sono Italiani? Ci sono Italiani all'estero che detestano gli altri Italiani, la cosa comica è quando dicono: "detesto gli Italiani perché giudicano, non si aiutano tra di loro, sono maleducati, bigotti, mentalità ristretta, non ci voglio avere nulla a che fare e se ne sento uno faccio finta di non essere italiana etc." EHEHHE non posso che non pensare, beh in effetti questa sembra una descrizione auto-referenziale direi ;-).
Io invece non li detesto, li riconosco come miei simili, qualcosa ci unisce, li sento già più vicini solo perché sono semplicemente Italiani. Anche solo sapere che ci sono, anche senza conoscerli personalmente, mi fa sentire meno sola. Alla fine ci cerchiamo, in forum, Facebook, gruppi. Credo che soprattutto quelli che sono davvero lontani dall'Italia la portano nel cuore con molto rispetto. Molto più facile insomma che sia una persona che vive in UK a "disprezzare" l’Italia di una che vive negli Stati Uniti. Quando la lontananza è grande, si tende a perdonare ogni difetto.
E sono contenta di essere italiana, perché gli Italiani, a differenza di alcune altre nazionalità, sono generalmente molto amati da tutti. Gli americani sono fieri e orgogliosi se hanno radici italiane e sono sempre molto interessati a parlare dell'Italia.
E chi non ha radici Italiane, sogna di visitare un giorno l'Italia. È bello sapere che se per molti c'è l'American Dream, per altri c`è l'Italian dream.
Puglia dreaming in such a winter day!

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