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ESPERIENZA DI UN INFORMATICO ITALIANO A BRUXELLES

Creato Domenica, 17 Marzo 2013
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bruxelles belgio atomo monumento

ESPERIENZA DI UN INFORMATICO ITALIANO A BRUXELLES

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Ho lasciato l'Italia nel 2007, da neo laureato in informatica e senza esperienza di lavoro, ma preparavo da alcuni mesi la mia avventura all'estero, essendo già stato a Dublino per 2 settimane per un corso d'inglese e per conoscere la città, avendo studiato delle certificazioni informatiche da aggiungere al curriculum sperando di colmare in qualche modo la mancanza di esperienza lavorativa. Con un budget modesto, che mi avrebbe permesso di vivere all'estero non più di 2-3 mesi, e con un inglese balbettante sono partito per Dublino perché all'epoca (ma ancora oggi) era il centro informatico d'Europa dove Google, Microsoft e tante altre aziende rinomate (oggi anche Facebook e Linkedin per esempio) avevano il proprio quartier generale europeo. Dopo quasi due anni, con il presentarsi della grande crisi in Europa e all'epoca soprattutto in Irlanda, decisi di provare una nuova avventura, questa volta a Bruxelles.

Perché hai scelto proprio il Belgio tra tutti i paesi?

La scelta di Bruxelles non è stata casuale: volevo evitare grandi metropoli (tipo Londra o Parigi), volevo una città in cui potessi trovare lavoro grazie all'inglese, pur non conoscendo la lingua del posto (o almeno non all'inizio, promettendomi poi di studiarla), volevo una città viva, accogliente. Il matching perfetto è stato Bruxelles, a metà strada tra Amsterdam e Parigi, tra Londra e Francoforte, piccola capitale (sul milione di abitanti) dove poter trovare tutti i servizi desiderabili, francofona per motivazioni storiche, ma dove molti lavorano anche solo grazie all'inglese (per via delle mille aziende satellite delle istituzioni europee), vivissima con un'offerta di attività culturali e sociali incredibile, sicuramente molto più "mediterranea" di Dublino per quanto riguarda cultura ed abitudini (terrazze, attività all'aperto, piazze, mercatini, insomma vivere la strada e non il pub). 

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per il Belgio?

Consiglio sicuramente di avere una buona conoscenza di base dell'inglese, Bruxelles è una città molto competitiva dove i giovani arrivano da ogni angolo d'Europa e spesso con curriculum invidiabili. Certo, ho conosciuto diversi italiani che vivono qui da diversi anni e con un inglese abbastanza scadente, tutto dipende dalle posizioni a cui si ambisce, dall'ambiente di lavoro (dove spesso regna il globish, l'inglese internazionale sintetizzato, e non l'inglese) e dalla flessibilità dell'azienda. Poi, con il tempo, la conoscenza del francese inizia a diventare un obbligo, per non sentirsi dopo anni ancora dei turisti, perché no, non è vero che all'estero tutti parlano inglese, se Bruxelles è una città francofona, vuol dire che al comune, per esempio, si aspetteranno il francese e molti impiegati non parleranno inglese. Inoltre consiglio di documentarsi sul Belgio e su Bruxelles, dal punto di vista politico e culturale, sapere un po' della sua storia, caratteristiche e problematiche, in modo da non creare aspettative surreali o cadere in facili malintesi durante un colloquio o nella vita di tutti i giorni, lo shock culturale è sempre dietro l'angolo. 

Che cosa fai in Belgio?

A Bruxelles lavoro come informatico presso un'azienda belga che offre prodotti bancari in 23 paesi nel mondo, l'ambiente di lavoro è molto internazionale, capita ogni giorno di dover fare conference calls con team in Polonia, India, Stati Uniti ed Australia, fasce orarie permettendo. Sebbene la lingua ufficiale dell'azienda sia l'inglese (pur essendo un'azienda belga), a lavoro uso quotidianamente anche il francese con i colleghi francofoni. Come la maggior parte dei contratti qui in Belgio, ho avuto l'opzione di avere un'auto aziendale, opzione che ho rifiutato per la volontà di non aver un'auto preferendo l'utilizzo dei mezzi di trasporto pubblici o la bici (a Bruxelles ci sono 4 linee della metro, 9 di tram e più di 60 linee di autobus, per le dimensioni della città i trasporti vanno benissimo). 

Principali differenze tra Italia e il Belgio sia lavorative che sociali.

Il Belgio è un paese molto difficile da capire, sebbene sia piccolo quanto la Lombardia, ospita culture molto diverse tra loro. Basti sapere che le lingue ufficiali sono tre, francese, olandese e tedesco, e che esistono 7 organi decisionali con diverse autonomie (governo centrale, vallone, delle Fiandre e della regione di Bruxelles, più gestione delle diverse comunità linguistiche che non coincidono perfettamente con le tre regioni prima elencate). Questo federalismo misto a caratteristiche linguistiche ha spesso generato problemi di stabilità politica, etichettando il Belgio come "non-nazione". Ecco, credo che basti come introduzione del paese e far capire quanto un così piccolo stato possa essere complesso e diverso dall'Italia.  

Cosa ti manca dell'Italia?

Dell'Italia non mi manca quasi nulla, dopo quasi 6 anni all'estero. A Bruxelles è possibile trovare qualsiasi prodotto italiano, la comunità italiana è enorme (ci sono librerie italiane, cinema italiani, alimentari italiani, insomma, siamo all'estero?), quindi basta poco a volersi sentire di nuovo a casa. Il clima, principale imputato dei lamenti e dei difetti, è ideale per lavorare e può essere un problema solo per chi emigra dal sud Italia. Le estati belghe possono toccare anche i 35 gradi, certo non per periodi lunghi, e l'umidità di Bruxelles può far diventare odiosi anche 30 gradi. Certo, mancano gli amici, qualche panorama affettivo e qualche piccolo dettaglio, ma fa tutto parte dei compromessi che si accettano vivendo fuori, altri compromessi, molto più importanti nel quotidiano, sono stati raggiunti proprio vivendo a Bruxelles e hanno vinto loro, per fortuna. 

Ci sono molti italiani in Belgio?

Secondo sondaggi di qualche anno fa, il Belgio ospita la comunità europea più grande di italiani all'estero, ma è un sondaggio che non riguarda soltanto le ultime generazioni e ha radici negli anni '50, quando moltissimi italiani emigrarono per lavorare nelle miniere del sud del Belgio, dove poi rimasero e si diffusero. Charleroi, Mons e tante altre cittadine sono considerate ancora colonie italiane in Belgio, scherzosamente, ma confermano che gli italiani sono oramai parte del tessuto sociale belga, sono degli immigrati integrati nella storia e nella cultura del paese. Bruxelles invece ospita in gran parte le ultime generazioni, richiamate dalle istituzioni europee e dalle mille possibilità che la capitale offre agli stranieri. Sembrerà strano e sarà difficile farci l'abitudine, ma può capitare più spesso di quanto si possa immaginare di imbattersi in commessi di  negozi, belgi, ma di origini italiane, che vi risponderanno in italiano non appena il vostro accento si farà riconoscere se camuffato da inglese o francese. 

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea del Belgio.

Due colleghi belgi, uno proveniente dal nord, l'altro dal sud del paese, potrebbero parlare tra loro inglese, in modo "naturale". Questo è il Belgio semplificato all'ennesima potenza. Chi viene dal nord è di madre lingua fiamminga (un olandese leggermente diverso), chi viene dal sud è di madre lingua francese. Sebbene entrambe siano lingue nazionali, non tutti le parlano perfettamente e spesso l'inglese prevale sulla seconda lingua nazionale, creando delle situazioni strane agli occhi degli stranieri, nel vedere due connazionali parlare tra loro usando una lingua straniera, l'inglese, che spesso potrebbe essere l'unico modo per comunicare! Assisto a scene del genere quasi quotidianamente ed anche per questo, dopo 3 anni di scuola serale di francese, ho iniziato a seguire un corso serale di fiammingo, perché l'integrazione in Belgio è davvero un processo senza fine, anche se sei belga.

Questa intervista ci è stata gentilmente concessa da andimabe.blogspot.com

 

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