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Written on 30/01/2014, 19:16 by mome85
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MARIA CHIARA: UNA MILANESE BLOGGER, LAVORATRICE E MAMMA IN GERMANIA

Intervista Maria Chiara Gambini 0539

MARIA CHIARA: UNA MILANESE BLOGGER, LAVORATRICE E MAMMA IN GERMANIA

Oggi vi presentiamo Maria Chiara, una milanese che in Germania è diventata blogger, lavoratrice e mamma.

Il tuo blog è probabilmente uno dei primi blog expat dalla Germania. Come ti è venuta l’idea?

Il mio più che un blog è una raccolta di racconti. Non a caso l’ho chiamato proprio Racconti d’oltre cavolo (racconticavolo.blogspot.com). L’ho iniziato per vari motivi. Un po’ per far vedere che la Germania è ben diversa dagli stereotipi che la dipingono. Volevo dare poi una mia risposta divertente a tutti i libri e film tedeschi che prendono in giro gli italiani. Inoltre mi piace scrivere e con il blog mi tengo in allenamento con l’italiano - stando via da tanto ho la sensazione di perderlo. 

Quali sono i temi che tratti nel tuo blog?

Direi che il materiale narrativo del blog si appoggia sostanzialmente su tre tematiche: 1) le stranezze della Germania, dal punto di vista della cultura e delle abitudini e anche per quanto riguarda il cibo - ecco perché ho aperto la sezione “Assaggiato per voi” in cui provo le peggiori specialità tedesche. 2) la nostalgia di casa - perché più si passano gli anni nel paese d’adozione e più si sente la mancanza del proprio. 3) la coesistenza di due culture diverse, tema che ho iniziato a trattare con la nascita del mio primo bambino e che si sviluppa seguendo la sua crescita.

Perché hai scelto la Germania?

In realtà è la Germania che ha scelto me. Il mio cervello ha accompagnato il mio cuore ovvero ho raggiunto il biondo che ho conosciuto durante l’Erasmus a Jena. Viviamo da ormai sei anni ad Amburgo.

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Che lavoro fai in Germania?

Mi occupo di marketing e comunicazione per una multinazionale.

Cosa consigli a chi vuole cercare lavoro in Germania?

Imparare il tedesco! Forse è brutale quello che scrivo ma se non si conosce la lingua è impossibile trovare un buon lavoro, almeno al di fuori della ristorazione italiana. Fanno eccezione i super professionisti degli ambiti più tecnici, che sul lavoro parlano in inglese, e forse poche start up con dipendenti che arrivano da tutto il mondo. Inoltre sono convinta che imparare la lingua del posto sia una questione di rispetto, sia verso i tedeschi sia verso se stessi, per sentirsi parte della nuova società e, sostanzialmente, vivere meglio. Un ulteriore consiglio è avere pazienza: per quanto qui la situazione sia migliore non è vero che il lavoro ci aspetta già quando scendiamo dall’aereo.

È vero che Amburgo è piena di italiani?

Verissimo! Nel 2008, anno in cui sono arrivata da Amburgo, ho aperto su Facebook il gruppo Italiani ad Amburgo, che conta oggi più di 2800 iscritti. Il gruppo è un luogo per aiutarsi, conoscersi e organizzare eventi come la mostra fotografica Obiettivo Amburgo di cui ha parlato anche La Repubblica.

Per finire: qual è la cosa che ti piace di più della Germania?

Il fatto che ognuno possa uscire di casa vestito come vuole e che faccia altrettanto con i propri bambini... niente occhi addosso e niente sfilate di moda cittadine alla milanese!

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UN PONTE PER CALEDONIA: UNA COPPIA DI ITALIANI IN SCOZIA

 

italiani in Scozia

UN PONTE PER CALEDONIA: UNA COPPIA DI ITALIANI IN SCOZIA

Raccontaci chi siete e che cosa facevate in Italia prima di partire.

Ciao, mi chiamo Francesca ho 32 anni e sono laureata in Tecniche Ortopediche, con una spiccata passione per il computer. Purtroppo la crisi in Italia ha spinto me e mio marito ad espatriare in cerca di un lavoro, un po' di stabilità, una vita normale e serena.

Perché avete scelto proprio la Scozia tra tutti i paesi?

Abbiamo scelto la Scozia perché è un paese che ci ha rapito letteralmente il cuore, con i suoi paesaggi naturali, un po' rudi e selvaggi e con le sue città in costante sviluppo ed espansione.

Che cosa fate in Scozia?

Attualmente sia mio marito che io lavoriamo come impiegati per un’azienda internazionale, che si occupa di computer e tecnologia. Purtroppo non sono ancora riuscita ad impiegare la mia laurea, ma ho ottenuto lo scorso mese l'iscrizione temporanea di 1 anno all'albo Health Care Profession Council e sto facendo domanda per la registrazione definitiva. Per poter lavorare come Tecnico Ortopedico mi serve l'iscrizione all'albo HCPC. La documentazione richiesta e le procedure sono lunghe e ferree qui in Gran Bretagna, soprattutto per chi come me lavorerà nel campo della salute.

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Che cosa consigliate di fare agli italiani prima della partenza per la Scozia?

A tutti gli Italiani che partono dall'Italia per raggiungere la Scozia consiglio di partire con il migliore inglese possibile. Anche perché l'accento scozzese è difficile da comprendere, soprattutto i primi tempi. Inoltre portate con voi il vostro bagaglio di esperienza lavorativa italiana e le vostre conoscenze, vi saranno molto utili. 
Siate molto umili, non pensate di arrivare in una nazione dove manca la professionalità, la concorrenza è alta, lavorate sodo, volate basso, accettate anche lavori temporanei, o lavori che non sono il vostro obiettivo all'inizio e vedrete che i vostri sforzi e la vostra buona volontà verranno ricompensati. Non arrendetevi, perché le difficoltà saranno molte.

Principali differenze tra Italia e Scozia sia lavorative che sociali.

Le differenze tra Italia e Scozia sono molte. La burocrazia è molto più snella, più veloce, la legge è uguale per tutti e tutti rispettano le regole, è un paese meritocratico, non partite pensando di cercare lavoro attraverso qualche connazionale italiano, partite contando solo su voi stessi, sulle vostre capacità e qualità. Credeteci fino in fondo, qualunque sia il vostro obiettivo, se davvero lavorerete con tenacia lo raggiungerete. 

Cosa può andare a fare un italiano in Scozia?

Qui non avrete genitori, fratelli, sorelle e amici su cui contare, questo sarà un punto a vostro sfavore.
Inoltre in Scozia ci sono due grandi problemi sociali, l'alcool e il gioco d'azzardo. Cercate di non prendere queste brutte abitudini, che di certo non miglioreranno la vostra situazione. Costruitevi il vostro angolo di mondo, di città, con le vostre abitudini, il vostro modo di vivere in sintonia con ciò che vi circonda. Siate aperti, cauti e forti. Cercate di prendere le cose migliori che vi può offrire la Scozia, cercate di dare il meglio di voi stessi alla Scozia e lasciate il peggio lontano da voi.

Ci sono molti italiani in Scozia?

Anche in Scozia ci sono molti italiani, soprattutto nelle città più popolate come Edimburgo, Glasgow e Aberdeen, ma secondo me non tutti sono fatti per vivere in Scozia. C'è chi si adatta, chi ce la fa, chi no e chi invece ad un certo punto desidera "cambiare aria".

Raccontateci un aneddoto che dia un'idea della Inghilterra.

I primi mesi che ho abitato a Glasgow, il quartiere dove vivevo non era uno dei più tranquilli, ma ricordo che mi sentivo comunque protetta e sicura, anche se uscivo di notte sola, perché mio marito lavorava, per portare i cani fuori a fare la consueta passeggiata. Questo perché la zona era, ed è tutt'ora, completamente disseminata di telecamere. Se per caso di notte qualcuno spaccava una bottiglia di proposito in una manciata di secondi arrivavano le furgonette della polizia. 
Ho anche un ricordo vivissimo degli elicotteri che ho visto girare sopra la città, con il faro acceso, alla ricerca di non so quale tipo di malvivente.

Ad ogni modo, con i suoi pro ed i suoi contro, nutro un profondo sentimento per la Scozia, per questo ho aperto un blog dove racconto la mia vita, i viaggi, le avventure, un po' di storia di questa meravigliosa nazione e dove pubblico tantissime delle nostre fotografie e anche qualche video: http://www.unpontepercaledonia.it

Ti starai chiedendo perché ho scelto questo nome, Un Ponte per Caledonia, perché il blog è un ponte tra me e il mondo che mi circonda, tra me, la mia vita in Scozia e tutte le persone, la mia famiglia ed i miei amici, che ho lasciato in Italia, ma che non ho dimenticato ed anche per tutte le persone che vogliono leggerlo.

Francesca dalla Scozia

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LONDRA: LA STORIA DI MIND THE FLAT E DELLE SUE CREATRICI

MtF founder

LONDRA: LA STORIA DI MIND THE FLAT E DELLE SUE CREATRICI

Raccontaci chi siete e che cosa facevate in Italia prima di partire.

Siamo due giovani imprenditrici, Doriana Carlucci ed Eliana D’Alessandro, entrambe siamo arrivate a Londra ad inizio 2009, terminati i nostri studi in Economia alla Cattolica del Sacro Cuore di Milano. La crisi economica aveva già colpito la nostra nazione, per tale motivo, dopo aver conseguito la nostra laurea triennale abbiamo deciso di prendere armi e bagagli e partire. Ci rendevamo sempre più conto che la conoscenza della lingua inglese era richiesta ovunque, in più Doriana avevo già in mente da tempo di proseguire i propri studi in Inghilterra.

Perché avete scelto proprio l’Inghilterra tra tutti i paesi?

Il fratello di Doriana, a Londra già dal lontano 1999, ci aveva sempre elogiato le qualità, la meritocrazia e le opportunità che una città come Londra poteva offrirci. Abbiamo quindi deciso di partire per migliorare il nostro inglese, acquisirne padronanza ed iniziare un master nella magnifica capitale inglese, in modo da poter arricchire al meglio il nostro CV e risultare competitivi in un mercato iperattivo come quello inglese. Londra su tutte offriva le migliori opportunità in termini di studi universitari, lavoro futuri e stile di vita.

Che cosa fate in Inghilterra?

Insieme abbiamo creato Mind the Flat.

MtF è un portale gratuito che mette in comunicazione locatore e affittuario; è una rental community online che accoglie al momento più di 20.000 visitatori e membri. Non operiamo come un’agenzia immobiliare ma semplicemente diamo la possibilità ai nostri utenti di informarsi, conoscere e scoprire le diverse zone di Londra e se lo desiderano trovare casa/affittuario. Mind the Flat è stato fondato sul principio della trasparenza, ecco perché’ il portale permette agli utenti di lasciare feedback sulle zone, trovare il coinquilino ideale ed attraverso il nostro algoritmo trovare le migliori combinazioni disponibili al momento. Tutto ciò è completamente gratuito, navigabile anche in Italiano, con servizio dedicato in Inglese, Spagnolo, Francese ed ovviamente Italiano.

Obiettivo è quello di poter offrire un portale gratuito dove Londoners e persone nuove alla città possono trovare informazioni, case e nuovi amici. Londra è un’isola felice ma può risultare difficile se non si ha un nido chiamato casa e degli amici con cui poter condividere le proprie esperienze. Mind the Flat sta lavorando sodo per poter offrire tutto ciò e non incorrere nella trappola della malinconia, ma invece poter godere al massimo le potenzialità della città.

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Che cosa consigliate di fare agli italiani prima della partenza per l’Inghilterra?

Prima di partire per il Regno Unito informatevi, navigate sul web, cercate il maggior numero di informazioni attendibili possibili. Non credete alle leggende metropolitane che narrano di lavori trovati in 5 giorni pagati 2000 euro al mese. Ovviamente può succedere, ma tanto dipende dalle proprie conoscenze personali e dalle esperienze lavorative passate.

Studiate quando arrivate in UK, informatevi su scuole e zone di Londra più adatte al vostro stile di vita, Londra è una città bellissima che ha l’incredibile capacità di unire tante culture e diversi modi di vivere, arrivate preparati, possibilmente con degli appuntamenti fissati per visionare degli alloggi, ed una volta sul posto poter scegliere l’appartamento più consono ai vostri standard. Un consiglio che mi sento di darvi è di bloccare una stanza con un deposito non appena trovate quello che fa al caso vostro, il mercato degli affitti è molto veloce ed una camera potrebbe non essere più disponibile dopo poche ore.

Questione soldi, bè gli stipendi sono più alti che in Italia, ma questo non è difficile, però considerate che affitti e mezzi di trasporto a Londra sono molto molto cari, quindi bisogna fare delle scelte ed magari essere pronti ad accettare dei compromessi, soprattutto all’inizio.

Londra può offrire tanto ma non è una città facile, mettetevi da parte un gruzzoletto di soldi e fissatevi degli obiettivi da raggiungere, siate constanti e non mollate dopo 15 giorni; step by step i risultati arrivano sempre.

Principali differenze tra Italia e Inghilterra sia lavorative che sociali.

Londra e gli inglesi hanno i loro pro e contro.

Pro: Londra è una città in continua crescita e sviluppo, assolutamente meritocratica, dove una qualsiasi persona capace può emergere. Ovviamente la concorrenza è molto alta perché ci sono persone altrettanto valide che provengono da ogni parte del mondo. L’Inghilterra investe in ricerca, università e sin da piccoli imparano a vivere con persone provenienti da tutto il mondo. Ci sono case popolari in ogni angolo della città, da Kensington & Chelsea alla zona più periferica, non creano ghetti, ne tanto meno tendono ad emarginare gli stranieri; anzi sono perfettamente coscienti che siamo noi la loro ricchezza. Non ci siamo mai sentite emarginate o straniere pur essendolo.

Contro: il valore che personalmente noi diamo alla famiglia è superiore, l’attaccamento che noi abbiamo è unico, con questo non mi riferisco all’assistenzialismo ed ai mammoni. Una loro fortissima piaga sociale è l’alcool, gli inglesi di ogni età bevono litri di birra, riducendosi in condizioni pessime.

Cosa può andare a fare un italiano in Inghilterra?

Per prima cosa può imparare la lingua più parlata al mondo, che li può permettere di viaggiare ovunque senza problemi. In secondo luogo può arricchire le proprie conoscenze ed aprire la propria mente a realtà diverse da quella italiana. In fine se raggiunto un livello di appropriato della lingua può ambire a ricoprire posizioni di rilievo in un tempo minore di quelli che al momento il mercato italiano offre. Pensiamo che oggigiorno un’esperienza all’estero sia essenziale per capire ed apprezzare determinati valori, confrontarsi con diverse culture e capirne i loro pregi e difetti.

Ci sono molti italiani in Inghilterra?

Non sappiamo nel resto dell’Inghilterra, ma a Londra ci sono molti Italiani, Londra è aperta a tutti ma non è per tutti. Londra è una città che non dorme mai, tanti arrivano a Londra pieni di aspettative e sogni, ma si scontrano con il primo scoglio oggettivo che è quello della lingua, e del costo della vita. Come già menzionato prima, se decidete di intraprendere la bellissima avventura di vivere in uno stato straniero ed in particolare a Londra, partite con un pochino di soldi, pronti ad accettare anche lavori più umili. Quindi rispondendo alla sua domanda Londra accoglie tanti Italiani, ma quelli che davvero si fermano per un lungo periodo non sono tantissimi in proporzione.

Raccontateci un aneddoto che dia un'idea della Inghilterra.

L’inglese è generalmente molto cortese e garbato, ma se lo volete far impazzire di rabbia, saltate la fila. Ricordo che eravamo arrivate da poco a Londra e notavamo la loro calma e rispetto della fila, dal prendere il bus, al supermercato ai negozi. Una mattina eravamo in fila in un negozio, c’era una fila molto lunga, nonostante ci fossero 6 casse attive, ad un certo punto, il tipico gruppetto di Italiani, prese il panino dal frigo e andò direttamente in cassa; ignorando le altre 15-20 persone in fila. Ricordo che un signore molto distinti in fila, con una calma infinita fermò le signore ed indicò loro la fila e il ragazzo in cassa si rifiutò di servirle. Questo accade ovunque a Londra dal mercato della frutta, ai caffè, al bus, c’è rispetto delle regole e degli altri.  

Auguro a tutti voi Buona Fortuna e spero di cuore che Londra possa regalarvi una magnifica esperienza che sia per 6 settimane o per 6 anni come la nostra.

Best Of Luck

Eliana & Doriana

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CAMBIARE VITA A LAS TERRENAS IN REPUBBLICA DOMINICANA.

italiani repubblica dominicana las terrenas 

CAMBIARE VITA A LAS TERRENAS IN REPUBBLICA DOMINICANA

Raccontateci chi siete e che cosa facevate in Italia prima di partire

Siamo Francesca e Guido, una coppia che si è ritrovata un po’ stanca dello stile di vita italiano e dei suoi ritmi; nel nostro Paese io ero impiegata commerciale e Guido era commercialista e istruttore di fitness. Entrambi cercavamo una vita che ci desse la possibilità di mettere al primo posto  i rapporti interpersonali, gli interessi, il contatto con la natura e non soltanto  il lavoro.

Perché avete scelto proprio la Repubblica Dominicana, e in particolare Las Terrenas, tra tutti i paesi?

A seguito di una vacanza, Las Terrenas è risultata un posto tranquillo con una natura e un clima molto piacevole, una realtà parallela europea con potenzialità di sviluppo.  La gente in generale è molto cordiale, la situazione fiscale altrettanto invitante, specialmente per chi come noi ha investito in immobili. Per ultimo, ma non per questo meno importante, la buona varietà di prodotti alimentari. 

Che cosa consigliate di fare agli italiani prima della partenza per la Las Terrenas?

Se andate a Las Terrenas per una vacanza, consiglierei di partire con  un‘assicurazione sanitaria valida. Se invece è la meta per un possibile cambiamento di vita, consiglierei  di soggiornare per un periodo lungo e per più periodi prima di fare questo passo, per conoscerla davvero in tutte le sue sfaccettature.

Che cosa fate in Las Terrenas?

Grazie alle splendide spiagge che fanno da cornice, io qui organizzo matrimoni per chi decide di trasformare il proprio viaggio ai Caraibi  in una cerimonia da sogno,  attraverso www.floloveorganization.com,mentre Guido  si occupa di assistere le persone che desiderano venire a conoscere questo posto, occupandosi dell’ alloggio, dei trasferimenti e di varie altre richieste, attraverso www.villahogarfeliz.com.

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Principali differenze tra Italia e Repubblica Dominicana dal punto di vista lavorativo?

Sono due realtà molto diverse, non è facile lavorare qui, e in particolare a Las Terrenas manca completamente il concetto di professionalità o specializzazione nel lavoro.

Cosa vi manca dell'Italia?

La famiglia innanzitutto! In generale le persone care, con loro si è sempre in contatto ma c’ è nostalgia dei momenti in cui si era fisicamente insieme.

Cosa può andare a fare un italiano a Las Terrenas?

Non abbiamo la risposta per tutti gli italiani, consigliamo solo e sempre di venire e fare esperienze personali per individuare la possibilità di crearsi il proprio spazio qui.

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea della Repubblica Dominicana.

Un giorno chiesi ad un falegname di farmi due preventivi, uno  per 5 sedie e l’altro per 10 sedie. Nel primo caso ogni sedia sarebbe costata 500 pesos e nel secondo 600 pesos. Cosicché, stupito , chiesi se avesse sbagliato a fare i conti, e lui : “ Certo che no, per farne dieci ci vuole più lavoro!”

Facebook https://www.facebook.com/#!/VillaHogarFeliz

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ORNITORINKO: IL BLOG DEGLI ESPATRIATI “STRANI”

ornitorinko

ORNITORINKO: IL BLOG DEGLI ESPATRIATI “STRANI”

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Mi chiamo Domenico Aiello, Dome o Dodò, come vogliono i miei amici. Sono un "animale strano", tanto da decidere di avviare un progetto che tende a raccogliere gente come me: si tratta di un blog, Ornitorinko, che racconta le esperienze che gli "animali strani" vivono in giro per il mondo.www.ornitorinko.com/about

 

In quali paesi hai vissuto?

Tante, sono le esperienze all'estero maturate ad oggi: Danimarca (1 anno), Polonia (3 città diverse nel giro di in un anno), Australia (1 anno tra Sydney e Melbourne), Thailandia. Adesso, ho deciso di tornare a vivere in Italia, per cercare di capire se è davvero così tragica come si pensa. Ancora devo tirare le somme, vedremo!

 

Che cosa consigli di fare agli italiani prima di partire all’estero?

Penso che chi sente il bisogno di partire, deve assolutamente farlo: anche come esperienza di vita, non è male, si può imparare molto dagli altri! Però, informatevi bene prima di partire: spulciate i blog, leggete le testimonianze di chi ha vissuto l'esperienza. Non partite prima di conoscere la lingua locale, anche se in maniera basica.

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Che cosa fai nella vita?

Mi occupo di digital marketing, ma non mi formalizzo troppo. 

 

Principali differenze tra Italia ed altri paesi sia lavorative che sociali.

L'Italia, rispetto ad altri posti dove ho vissuto, è meno organizzata, la burocrazia lenta, ma queste sono frasi già fatte. Penso che sia un meccanismo costruito appositamente per stipendiare qualcosa che non funziona. è un cane che si morde la coda, ma questa è una storia vecchia.

 

Cosa ti manca dell'Italia?

Quando vivevo in Australia, si sentiva la troppa distanza dagli affetti di sempre. In Polonia, rimpiangevo il clima e i sorrisi della gente. In Danimarca, il calore delle persone.

 

Cosa può andare a fare un italiano all’estero?

Non so perché, ma quando diciamo Italia, veniamo associati alla cucina. Forse questo è un plus che ci può tornare sempre utile.

 

Ci sono molti italiani nei paesi dove hai vissuto?

Sydney, Melbourne, l'Australia in generale è piena zeppa di italiani: forse, emigrare in downunder, oggi, è quasi una moda. In Polonia ne ho conosciuto qualcuno, in Danimarca, qualche caso isolato, ma gli italiani emigrati sono davvero ovunque. A Chiang Mai (Thailandia), nessuno. 

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea di Melbourne e dell’Australia.

A Melbournehttp://ornitorinko.com/2013/01/20/pellegrinaggio-chimico-al-7eleven-alla-corte-degli-umpa-lumpa-nella-la-mecca-dei-backpackers/http://ornitorinko.com/2013/01/20/pellegrinaggio-chimico-al-7eleven-alla-corte-degli-umpa-lumpa-nella-la-mecca-dei-backpackers/

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DIARIO DI VIAGGIO A MONACO DI BAVIERA

Monaco di Baviera

DIARIO DI VIAGGIO A MONACO DI BAVIERA

Quando i giorni a disposizione per partire sono pochi e il budget è decisamente ridotto, bisogna mettersi alla ricerca delle offerte più vantaggiose, cercando ovviamente anche di soddisfare i propri desideri. Dopo molti giorni passati a spulciare tutte le offerte di compagnie aeree, tour operator e portali di viaggio, scoviamo un’offerta molto interessante che comprendeva volo A/R da Roma e l’alloggio presso un magnifico hotel nel centro di Monaco di Baviera.

Il prezzo era davvero allettante, così presa dalla “paura” di lasciarmi scappare l’occasione ho prenotato e immediatamente ho preparato la valigia, visto che la partenza era solo due giorni dopo!

Il mio soggiorno a Monaco

La prima cosa che posso dire una volta arrivata in città è che Monaco di Baviera è esattamente così come la si immagina! Piena di storia e di folklore, Monaco da proprio l’impressione di essere la seconda capitale della Germania, ma a differenza di Berlino, cosmopolita e sempre al passo con i tempi, qui si ha l’impressione che le tradizioni riescono ancora a sopravvivere all’avanzata del nuovo.

Avendo organizzato il viaggio all’ultimo minuto, non avevo avuto tempo di costruirmi un itinerario; per fortuna la tecnologia mi è venuta in soccorso e con il mio smartphone ho potuto trovare tutte le informazioni che volevo.

Quindi, salto in hotel e via alla scoperta della città!

La prima tappa è stata ovviamente il centro cittadino, dove mi sono imbattuta nell’Alte e nel Neue Rathaus, il primo costruito nel ‘400, il secondo edificato nei primi anni del ‘900.

Questi due edifici, che sono poi i municipi cittadini, incarnano bene la storia e la personalità di Monaco; non solo entrambi sono un ottimo esempio di arte gotica, ma sia l’uno che l’altro sono stati scenario di vicende importanti, ospitando personaggi di spicco come ad esempio Mozart.

Di qui non potevo non dirigermi verso quello che è conosciuto come il polmone verde di Monaco; sto parlando di Englisher Garten, un magnifico giardino all’inglese che si estende per ben 4 chilometri. Non a caso questo è uno dei luoghi più amati non solo dai turisti ma anche dai cittadini; la sua realizzazione risale al 1789 come giardino riservato ai militari, ma ben presto divenne di uso civile. Tra le peculiarità di questo giardino c’è quella di avere un’area riservata ai nudisti!

Altra tappa a mio parere imperdibile è la Cattedrale di Nostra Signora, probabilmente la costruzione più imponente di Monaco; la facciata è stupenda con il suo aspetto severo e cupo, per non parlare della maestosità delle cupole e delle torri che la adornano. All’interno della chiesa la pavimentazione si distingue per la presenza di un mattonella con impressa un’impronta detta “l’impronta del Diavolo”; secondo la leggenda infatti i costruttori della chiesa sfidarono il Diavolo sostenendo che avrebbero costruito una cattedrale senza le finestre. A ben guardare, posizionandosi proprio sulla mattonella con l’impronta tutte le finestre sono coperte dalle colonne; pare che con questo trucchetto il Diavolo venne ingannato e perse la sua sfida.

Non potevo poi escludere dal mio itinerario il quartiere di Kunstareal, la zona dell’arte di Monaco realizzata nell’Ottocento con lo scopo di concentrare in un’unica area tutte le opere d’arte della città. Qui vi sono le tre pinacoteche di Monaco (Alte Pinakothek, Neue Pinakothek e Pinakothek der Moderne) nelle quali si trova davvero di tutto dal Rinascimento italiano sino all’arte moderna di Warhol. Da vedere anche il Lenbachhaus, ovvero il museo dell’impressionismo, espressionismo e art nouveau, un complesso davvero eccezionale e ricco di bellezze.

Chiaramente tra una visita culturale e l’altra non mi sono fatta mancare qualche acquisto! Lungo Kaufingerstrasse ho trovato negozi e botteghe di ogni tipo e chiaramente non potevo esimermi dal fermarmi a Max Krug, un negozio specializzato nella vendita di souvenir bavaresi. Essendo un’amante dei meratini, non mi sono fatta scappare le ottime occasioni dell’Auer Dult, il bel mercatino delle pulci che si trova a Marienplatz!

Insomma una vacanza davvero ricca e interessante che mi fa consigliare Monaco a tutti coloro che sono prossimi a un viaggio!

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EINESPRESSOBITTE.COM: VARIE ED EVENTUALI SULLA VITA DI SIMONA IN GERMANIA

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EINESPRESSOBITTE.COM: VARIE ED EVENTUALI SULLA VITA DI SIMONA IN GERMANIA

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Sono Simona, ho 29 anni e 38 mesi (inutile fare i conti, ormai sono anni che ne ho 29!) e abito a Freising, una cittadina a poco più di 30 km da Monaco di Baviera.

Prima di partire ero un’impiegata della pubblica amministrazione della mia Regione , in Agenzia del lavoro, nella parte del Fondo Sociale Europeo.

Perché hai scelto proprio la Germania tra tutti i paesi?

È stata una scelta ponderata con mio marito, quando abbiamo deciso di partire abbiamo valutato i vari aspetti dei paesi e il migliore per le nostre necessità era proprio la Germania.

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per la Germania.

Il consiglio che do spessissimo a chi mi segue sul blog è di valutare la proprie competenze professionali e capire se la Germania è il paese giusto per le proprie esigenze.

La conoscenza del tedesco è fondamentale, l’inglese è utile nei primi tempi, ma poi è necessario imparare la lingua locale.

Solo per alcune professioni è sufficiente l’inglese ma si tratta di professioni tecniche, per intenderci, ingegneri.

Un'altra cosa che non smetterò mai di ripetere è che emigrare non è come andare in vacanza per un paio di settimane e poi rientrare, emigrare significa spostare la propria vita in un altro luogo, in un'altra cultura…perciò è inutile lamentarsi della cultura altrui, è più costruttivo cercare di capirla.

Partire con l’intenzione di barricarsi dietro alle proprie abitudini non è costruttivo, perciò consiglio sempre di ponderare bene la scelta perché l’integrazione non bussa alla porta, siamo noi che dobbiamo bussare alla sua!

Che cosa fai in Germania?

Ho preso un anno sabbatico per imparare in tedesco, o perlomeno per riuscire a muovermi un po’ nel sistema, e per capire cosa volevo fare “da grande”.

Così ad un certo punto ho deciso che volevo sviluppare le mie passioni ovvero la scrittura e la cucina.

A gennaio ho aperto un blog con l’intenzione di far ridere di me e con su questa buffa vita da expat e al contempo dare informazioni.

A Luglio ho trasferito il tutto su un dominio indipendente:

www.einespressobitte.com

Il blog è cresciuto e mi ha portato una collaborazione con due giornali nazionali italiani Il Mercato del Lavoro e The New Training, molto utili soprattutto in questo periodo di crisi.

Pian piano ho ampliato gli argomenti trattati e mi sono fatta conoscere come cuoca e ad ottobre ho iniziato ad insegnare cucina italiana. I miei corsi sono “particolari”, come il blog, sono all’insegna del buonumore. Io e il mio carissimo amico di Rom in Bavaria vogliamo portare in giro la cucina italiana, i prodotti DOP, e far conoscere la storia delle nostre regioni!

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Principali differenze tra Italia e Germania sia lavorative che sociali.

Hanno un maggior controllo del mercato del lavoro e investono molto sui giovani, punti che in Italia vengono trascurati e che invece sono fondamentali per la crescita di un paese.

Dal punto di vista sociale lo Stato è presente con aiuti e contributi per chi è in difficoltà.

La tendenza a rispettare le regole è molto forte e radicata nelle persone.

Io dico sempre che non esiste il paese perfetto, sicuramente anche qui ci saranno delle falle del sistema o dei problemi, io per ora non ci sono incappata, mi riservo il diritto di elencare i lati negativi quando mi ci imbatterò!

Cosa ti manca dell'Italia?

Non molto, solo la famiglia, non ho la tendenza a guardarmi indietro, guardo sempre avanti e con tutto quello che ho da fare, da scoprire a da imparare non ho il tempo per le nostalgie!!!!

Per il resto ognuno ha il suo posto nel mondo…il mio è qui!

Cosa può andare a fare un italiano in Germania?

Quello che possono fare tutti gli altri, lavorare in base alla propria specializzazione.

Ci sono molti italiani in Germania ?

Molti è riduttivo…ce ne sono in maniera esagerata!!!

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea della Germania.

Ci sono sempre feste, e la cosa più bella è il “panca sharing” come mi piace chiamarlo, ovvero andare nei Bier Garten, cercare un posto libero e sedersi vicino a sconosciuti per fare la chiacchiera!

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L’ESPERIENZA DI UNA BIOLOGA ITALIANA A BERLINO


italiani a berlino

L’ESPERIENZA DI UNA BIOLOGA ITALIANA A BERLINO

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire. 

Sono Ruth Stirati, venuta a Berlino all'età di 20 anni, mentre ero una studente di biologia al primo anno. Ormai sono passati ben 20 anni da quella famosa estate.

Perché hai scelto proprio la Germania tra tutti i paesi?

Perché avendo frequentato l'asilo tedesco in Alto Adige e 3 anni di scuola tedesca a Roma, avevo una forte connessione con questo paese. Poi durante l'ultimo anno di liceo avevamo fatto uno scambio culturale con una classe di un liceo di Berlino, sponsorizzato dalla regione Lazio, e in quell'occasione mi ero innamorata di Berlino, dello stile di vita, e dei suoi abitanti. Una metropoli dove tutto è possibile ma nello stesso tempo dove ci si può anche sentire in un paesino di campagna immerso nel verde. Così decisi di mollare l'università a Roma ( che mi stava molto frustrando, causa mancanza microscopi e aule strette) e di riprendere il mio studio a Berlino. Non me ne sono mai pentita. Mi sono laureata col massimo dei voti, ho lavorato 10 anni come biologa, e tra un figlio e l'altro ho messo su un'attività in proprio che oggi da lavoro a una quindicina di ragazzi.

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per la Germania?

Assolutamente di informarsi! Soprattutto se si viene a Berlino e si crede di trovare subito lavoro. Non è così!. Io consiglio a tutti di arrivare con un minimo di conoscenza della lingua, e di informarsi bene se la propria figura professionale è ricercata o meno, dare un'occhiata ai motori di ricerca di lavoro, leggere gli articoli a riguardo. Non farsi spaventare ma rimanere molto con i piedi per terra. Arrivare con dei soldi che permettano la sopravvivenza almeno per il primo anno. Sapere che la ricerca di un alloggio non è semplice se si vogliono spendere non più di 300 euro al mese. Informarsi sui costi dell'assicurazione sanitaria e fino a quando l'assicurazione italiana copre ( solo i primi tre mesi di permanenza). Insomma, investire un bel po' di tempo nella lettura degli articoli del nostro blog e chiedere informazioni alle persone giuste e non per sentito dire.

Che cosa fai in Germania?

Sono la titolare di Case a Berlinowww.caseaberlino.com)

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Principali differenze tra Italia e Germania sia lavorative che sociali.

In Germania esiste la meritocrazia, gli stipendi sono decisamente più adeguati di quelli italiani, i contratti a tempo determinato sono legali fino ad un massimo di due anni (ovviamente ci sono anche qui le eccezioni), ci sta più rispetto per il lavoro, anche quello umile, e i giovani non vengono tutti sfruttati. Ovviamente esistono anche qua i call center che si approfittano ormai della grande massa di ragazzi in arrivo e li costringono a turni massacranti .In Italia il nepotismo la fa da padrone, l'arroganza di alcune classi dirigenti, i concorsi sono delle farse teatrali perché spesso i vincitori già si sanno prima…giovani laureati si sentono di poter cestinare la loro laurea. Socialmente le differenze più grandi sono il senso civico, il senso per il bene comune, lo stato sociale, tutte cose che sono venute a mancare o che mancano in Italia ma che sono molto presenti in Germania. Il Paese più bello del mondo, il nostro, distrutto dall'abuso edilizio, dalla fame di soldi e dall'indifferenza di troppi. E poi da non dimenticare l'educazione che viene data ai bambini. Sono mamma di tre figli e vedo molte differenze , la prima di tutte l'autonomia e il rispetto che viene data ad un bambino e che gli permette di crescere in maniera responsabile, e di lasciare la casa dei genitori dopo la scuola e non a 30 anni. In Italia tendiamo a essere genitori-chioccia, e così facciamo solo dei danni ai nostri figli, confondendo l'amore con il controllo su tutto e la freddezza con il renderli liberi e responsabili.

Cosa può andare a fare un italiano in Germania?

Se è uno specialista del settore ( informatica, ingegneria, mestieri tecnici) sicuramente può trovare lavoro, ma deve prima bene informarsi sulle città dove queste figure professionali sono richieste. Troppi arrivano a Berlino, dimenticandosi che le industrie presenti qui sono veramente poche. Berlino è invece la capitale delle start-up. Se si ha una buona idea, vale sicuramente la pena provare. Guardate qua, le hanno addirittura mappate: http://startup-map.com/allgemein/berlin/

Ci sono molti italiani in Germania?

Solo a Berlino se ne contano quasi 30.000, una crescita enorme negli ultimi 2 anni.

L’emigrazione italiana in Germania è in aumento. I dati diffusi parlano di una crescita del 40% tra il 2011 e il 2012.  Gli italiani emigrati in Germania nel 2012 nel complesso sono invece ben 42mila. IN totale gli italiani in Germania sono circa 530000.

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea della Germania.

Ne racconto due: appena arrivata a Berlino non sapevo bene come si dovesse dividere la spazzatura, qui divide tra umido, imballaggi, carta e cartone, vetro, etc….per sbaglio buttai l'immondizia mista in quella degli imballaggi: tempo 30 minuti e mi ritrovai il mio bel sacchetto di fronte alla porta di casa con un gentile foglietto, firmato, che mi invitava a smaltire in maniera corretta….tenete presente che i costi della nettezza urbana diminuiscono se la spazzatura viene separata correttamente. Un altro esempio, classico: attraversare col rosso, anche se non ci sono macchine, in presenza di bambini al semaforo, può essere molto pericoloso. Madri-padri-nonni inferociti ti riprenderanno come uno scolaretto perché hai dato il cattivo esempio. E fanno bene: in Germania i bambini vanno a scuola da soli dall'età di 6 anni, sono autonomi molto prima di noi, ma hanno bisogno, quando stanno fuori di casa, di esempi da seguire.

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UN’ITALIANA NOMADE IN GIRO PER IL MONDO

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UN’ITALIANA NOMADE IN GIRO PER IL MONDO

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.
Sono un'anima nomade, che insegue sempre una nuova meta, sempre in lotta tra la speranza della perfezione e la consapevolezza della realtà. Sempre in lotta tra la tranquillità e la comodità del Conosciuto e l'irresistibile fascino del Nuovo. Ho lasciato l'Italia la prima volta a 13-14 anni. Il mio primo viaggio all'estero in assoluto è stato in Irlanda, si trattava di un piccolo viaggio organizzato con amici e accompagnatori. Adolescenti, piccole ribellioni, grandi amici e l'impeto delle isole Aran. L'anno seguente sono stata 3 mesi a lavorare prima a Londra e poi a Eastbourne. Ennesimo rientro in Italia e..partenza per l'Australia! Un anno downunder...era il 1999. Diciamo che mentre i primi viaggetti erano sperimentali e ancora non avevo capito la direzione del mio animo, dopo l'Australia, benché avessi solo 18 anni, mi sentivo completamente indipendente, forte, in grado di decidere e pensare senza il minimo bisogno di appoggio o consenso o aiuto. Consapevole, o almeno convinta, di avere tutta la forza necessaria per affrontare il Mondo. E soprattutto ormai sorda alle litanie dei Luoghi Comuni, delle Frasi Fatte, ai Pensieri sentiti da qualcun altro e ripetuti a Pappagallo fino a credere che siano i propri, alle Paure altrui. Intenzionata ad aprire nuovi sentieri e non a seguire percorsi già tracciati.
Tenace nell'obiettivo di perdere ogni mia paura e forte nella convinzione di essere una roccia. Combattuta su una questione: è meglio seguire la propria natura al 100% o ammaestrarla e istruirla nel tempo? Insomma accettarci per quello che siamo o continuare continuamente e combattere verso una versione ideale di noi stessi?
Poi ho vissuto per pochi mesi a Praga. In Italia mi sono laureata in Design a Milano e ho preparato la tesi a Barcellona, dove si era trasferito un mio caro amico. Siamo circa al 2005. Ero andata a trovarlo senza alcun progetto in particolare ma in poco tempo trovai lavoro (senza sapere lo spagnolo) e restai lì per un pò. Poi mi chiamarono a lavorare a Berlino. Una telefonata che non dimenticherò. Berlino? Credo che ad oggi la Germania sia l'unico Paese che non si fa alcun problema a chiamarmi per offerte di lavoro anche se sono dall'altro capo del mondo. Generalmente preferiscono che tu sia già lì senza capire che magari un lavoro è motivo a volte minimo e sufficiente per "essere lì", ma once again, hanno paura, la distanza in genere li disorienta. Ero già stata a Berlino da giovanissima (ora ho 30 anni), nel 2000, ricordo che la città era tutta un immenso cantiere, gru che svettavano nel cielo viola e rosa di una città che mi ha rapito. Sette anni dopo mi ritrovo lì, dove per tanti anni ho sempre desiderato tornare. Un luogo a cui appartengo e per sempre apparterrò anche se non dovessi mai più vederlo. Ricordo che da pochi anni era uscito il film: Das Leben ist eine Baustelle (la vita è un cantiere). Per me una metafora della città, di me stessa, della vita appunto. Per adesso è solo Berlino la città che amo con tutta la sua oscurità e le sue difficoltà, con le zone abbandonate, con il sottofondo di una storia tragica da cui dipartono le luci al neon della modernità.
Tutto a Berlino è stato più intenso per me, lì i miei ricordi sono più dolci, più emozionati, più cupi, più allegri. Berlino è un amplificatore e io sono un po’ sorda, quindi lì finalmente ci sento, mi sento.
Ma trovata una casa al cuore, l'anima resta nomade. La persona si "delocalizza". La CASA è a Brescia, le RADICI, STORIA, LINGUA, CULTURA sono a Napoli, il CUORE è a Berlino, il CORPO per ora è il California, ma la testa è, ahimè, sempre Altrove.
Dopo Berlino ho fatto una capatina tra Thailandia e Malesia per poi trasferirmi alle Canarie. Non vi sto a raccontare nei dettagli il perché e il percome della mia vita fino a quel punto, o servirebbero 100 interviste e preferisco focalizzare questa sull'ultimo tratto della mia vita: gli Stati Uniti.
Se volete leggere qualcosina in più troverete maggiori informazioni sul mio blog:
http://nolandsgirl.blogspot.com

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Perché hai scelto proprio gli Stati Uniti tra tutti i paesi?
Sebbene qualcuno direbbe che tutto è sempre una scelta...non lo è stata poi molto. Ho vinto la carta verde alla lotteria. Non ricordo nemmeno perché ho partecipato, ne avevo mai minimamente desiderato vivere negli Stati Uniti. Neppure avrei voluto visitarli, tra amici dicevo...se proprio a 100 anni avrò già visto tutto il resto del mondo allora ok, andrò negli Stati Uniti! Ma la vita è sempre una sorpresa e sembra che il suo ruolo sia scardinare i progetti degli umani. Siccome io non ho cardini particolarmente solidi, la porta si è aperta subito alla nuova notizia.
La prima città che avevo scelto era San Diego. Ho usato questo metodo: apri Google Map e guarda per la prima volta DAVVERO gli Stati Uniti (WOW, sono giganti!). Ora escludi tutte le zone troppo lontane dal mare (vivere senza mare è un po’ vivere con una menomazione per me, anche se sono nata nella Pianura Padana, evidentemente il desiderio del mare è genetico!). Praticamente il 90% degli States sono stati eliminati, ora elimina i posti troppo freddi dove nevica e quelli con tornado distruttivi e squali (molti squali). In pratica San Diego è rimasto l'unico nome in piedi, come nel gioco "Indovina Chi?". È vero, non ho pensato ai terremoti. In verità mi sono basata sulle mie esperienze dirette, il freddo, la pioggia e il grigiore dell'Inghilterra, l'Irlanda e la Germania, gli squali ahimè incontrati in Australia, e la bufera distruttrice che ha fatto non ricordo quanti morti alle Azzorre e che mi ha fatto letteralmente terrorizzare quando ero alle Canarie. E San Diego fu. Nel frattempo però mi ero iscritta alla seconda laurea a Genova (che non frequentavo, andavo solo a dare gli esami dalle Canarie) e quindi sono dovuta tornare in Italia per sistemare un paio di cose.
Quando è arrivato il momento di ritornare a San Diego, dove ero arrivata la prima volta con una valigia e nessuna idea di dove andare e cosa fare (non dimenticherò le ore passate trascinando la valigia senza avere idea del Domani...) avevo un lavoro che mi aspettava, avevo delle nuove amicizie a cui tornare, avevo una città che conoscevo, insomma stavo "tornando a San Diego". I ritorni dovrebbero essere sempre più semplici.
La mia decisione in tutto questo è stata quella di partire dall'Italia senza valigia questa volta! Sì perché una valigia è un peso che limita la libertà e ostacola la flessibilità, ogni cosa che possediamo è un ostacolo per il viaggiatore, un limite, un problema, un peso appunto. E così sono partita stavolta senza valigia e con la sensazione che non sarei tornata alla mia vecchia casa, al mio vecchio lavoro etc. Avrei voluto essere "normale", avrei voluto sfruttare i vantaggi che mi ero conquistata durante la mia prima permanenza, avrei voluto, ma quella vocina mi diceva...vai, non è qui che vuoi stare, non è questo quello che vuoi. Che importa cosa troverai altrove se SAI che quello che hai qui non è quello che vuoi? E insomma quella maledetta vocina come sempre ha vinto senza nemmeno grosse guerre. Ho investito i miei pochi averi in un furgone che mi avrebbe fatto anche da casa e via, verso nord, ancora una volta senza una meta precisa. Ricordo che avevo circa 300$ rimasti nel mio conto ed ero poco più a nord di San Francisco, nel mio furgone, guardavo il mare e mi dicevo: e adesso cosa faccio? Squilla il telefono. Un lavoro a Cupertino. Certo, sì, sono disponibile. Un, due tre.
E così mi ritrovo ora a vivere in una casetta con giardino a 100 metri dall'oceano, con il mio orticello. Oh Candido! (quello di Voltaire) Spesso ti penso, credo che siamo della stessa stirpe.

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Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per gli Stati Uniti?
Gli Stati Uniti non sono facilissimi, certo non come spostarsi in Europa, e perfino l'Australia con la sua Working Visa e il programma di immigrazione specializzata è per certi versi di più facile accesso degli Stati Uniti.
La maggior parte degli Italiani che vivono qui si sono sposati con Americani/e, sono qui con un visto temporaneo di lavoro, oppure hanno un progetto e cercano finanziatori (start up e simili). Poi ci sono quelli come me che hanno vinto la carta verde.
Alcuni riescono a farsi sponsorizzare, un mio conoscente è riuscito perfino a farsi sponsorizzare come pizzaiolo, alla faccia di quelli che dicono "è impossibile". Sicuramente non è facile, consiglierei:

1)     di iscriversi alla lotteria dal sito ufficiale https://www.dvlottery.state.gov/. La lotteria è completamente gratuita, quindi se qualcuno vi chiede soldi storcete il naso! Non è il sito giusto. Tentar non nuoce e se uno su mille ce la fa...per quell'uno basta e avanza.

2)     considerate i progetti au pair internazionali: conosco più di una persona (Francesi, Italiane, Brasiliane, Svizzere) che sono venute qui come au pair per imparare l'inglese e da 20 anni vivono qui e hanno "messo su" famiglia. Al cuor non si comanda e avrete il fascino della bella/bel straniera/o. Non si sa mai nella vita che succede, l'importante è fare il primo passo.

3)     ci sono alcuni lavori che sono stagionali e dove preferiscono assumere stranieri per motivi di tasse, cercate in Google "summer jobs usa visa". Si tratta spesso di lavori nel turismo, guide etc.

4)     ci sono associazioni che si occupano di trovare personale italiano per gli USA come per esempio http://www.internationalservices.fr/en/home/21-news/56-italian-pavilion-at-walt-disney-world, lavorare a Walt Disney World e simili per 12 mesi.

5)     se siete specializzati in qualcosa, soprattutto ingegneria ma anche professori universitari etc. avete buone possibilità di essere sponsorizzati. La competizione è alta, ma sono anche davvero tantissimi quelli che vengono sponsorizzati da India, Cina, Thailandia e anche Italia. Il metodo migliore è consultare gli annunci di lavoro, magari direttamente sul sito dell'azienda che vi interessa. In molti casi specificano che non forniranno visa per quella posizione, ma in altri casi o non indicano nulla, e quindi ancora una volta, tentar non nuoce, oppure offrono sponsorizzazioni.
L'inglese direi che è un ottima base da cui partire of course, ma anche qui, conosco storie di gente che se l'è cavata anche senza. Diciamo che se non sapete l'inglese le possibilità sono molto molto molto più limitate. E comunque l'inglese serve ovunque, imparatelo in ogni caso, anche se rimanete in Italia.
Ci sono scuole molto economiche negli Stati Uniti per imparare l'inglese, per maggiori informazioni vi rimando a questo post: 
http://nolandsgirl.blogspot.com/2012/10/city-college-e-corsi-dinglese-esl.html

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Che cosa fai negli Stati Uniti?
Al momento sono DTP, traduttrice, QA, proofreader e software tester e scrivo per alcuni blog.
 
Principali differenze tra Italia e gli Stati Uniti sia lavorative che sociali.
Anche qui ci sarebbe da scrivere un libro...Per farla breve, concisa e forse un po’ superficiale mi baserò solo su alcune delle cose che ho vissuto più da vicino, direttamente o indirettamente.
Trovare lavoro qui è immensamente più facile. Si cambia lavoro spesso e volentieri, non credo di aver conosciuto una persona che faccia lo stesso lavoro da più di 5 anni! C'è molta più flessibilità, molte più offerte. Se hai cominciato come gelataio, puoi finire a fare il recruiter! Certo devi avere la capacità e competenza, ma comunque in linea di massima c'è più flessibilità anche nei ruoli, reinventarsi è quasi una costante più che un'improvvisa eccezione, poi si lavora molto da casa, in Italia il lavoro in remoto è ancora quasi fantascienza. Qui già si discutono attivamente invece dei suoi lati negativi (Yahoo ha fatto scalpore per aver revocato la possibilità di lavorare da casa a centinaia di lavoratori abituati ormai da anni a farlo).
The dark side of the moon è che spesso i contratti sono "At will" che significa che si può essere licenziati da un giorno all'altro, con o senza motivo. Questo è uno delle tante ragioni che portano ad un numero così alto di homeless. Persone che avevano un alto tenore di vita, che magari si stavano comprando casa e booom. Da un giorno all'altro non hanno niente. Non solo, ma si rischia davvero grosso perché comincia una sorta di effetto valanga dovuto agli svantaggi considerevoli di avere una Credit History non delle migliori. La Credit History è una sorta di schedatura economica, un punteggio che ti viene dato come creditore e che viene applicato poi per decidere se concederti un finanziamento, a che tariffa e se affittarti una casa, se richiederti caparre più o meno cospicue per ottenere servizi etc.
Gli stipendi qui sono molto più alti che in Italia. Diciamo che per un internship, di quelle che in genere in Europa bisogna fare gratuitamente o con rimborsi spese minimi, qui la tariffa oraria si aggira intorno ai 15$, quindi più di 2000$ al mese...
La paga minima in assoluto è di 8 dollari all'ora, ma in genere è la paga dei camerieri che però guadagnano moltissimo in mance, che qui sono praticamente obbligatorie.
Diciamo che per un lavoro medio d'ufficio non specializzato siamo intorno ai 20-25 dollari all'ora: 800 dollari a settimana, 3200-3500 dollari al mese.
Potrebbe sembrare tanto se paragonato agli stipendi italiani o spagnoli, ma in verità bisogna pagarsi l'assicurazione sanitaria, che va dai 200 ai 500 dollari al mese a persona, mettere i soldi da parte per un piano privato di pensionamento, e vivere in un contesto dove tutto costa tantissimo (ad eccezione forse della benzina che è molto più economica che in Italia).
I prezzi degli affitti sono alti. Un monolocale nell'area di San Francisco (da SF alla Silicon Valley fino a Santa Cruz) costa come minimo attorno ai 1200 dollari (prezzo davvero base, molto più spesso siamo sui 1500). Quindi per il posto più piccolo che possiate ottenere non in condivisione dovete prepararvi a spendere minimo 1000 euro spese non incluse e se siete fortunati. In più i proprietari tendono a mettere condizioni estremamente restrittive, per esempio: no animali, niente fumo dentro o fuori la proprietà, no ospiti la notte, niente musica nei fine settimana, affittiamo ad una persona SOLA. Questo è un tipico esempio. In genere affittano i monolocali sono a persone sole, se siete in due niente! In pratica decidono per voi quanto è lo spazio di cui avete bisogno. I loro standard legati alle misure sono incredibilmente diversi dai nostri. Lo comprenderete dalle confezioni, il latte ad esempio si trova in confezioni da 3.5 litri, se ne volete un pò meno (...) non sarà sempre così facile. Tutto è gigantizzato, la auto sono immense, ruote giganti, caffè gigante, coca cola gigante. Per cui di fatto quella che è una rispettabilissima e bella casa di 50 mq per loro è uno sgabuzzino adatto ad una sola persona massimo. Se poi avete la sfortuna di avere un animale domestico è finita. Tutti amano gli animali in California e tutti sembrano averne, eppure quando si cerca casa sembra che non siano accettati in nessun posto! Nel mio caso poi essendo "piovuta dal cielo", ossia avendo vinto la Green Card, non avevo alcuna Credit History né potevo presentare le tanto richieste "referenze", quindi non potevano in nessun modo investigare su di me, e diciamo che il principio sovrano è: ognuno è potenzialmente pericoloso e disonesto finché non dimostra il contrario.
Per trovare casa negli Stati Uniti, vi consiglio vivamente di usare Craiglist.com, è il sito di annunci più usato qui. Potete trovare anche case in condivisione, che costano meno e in genere sono molto più facili da affittare. Se non andate a vivere a SF la macchina è praticamente essenziale alla sopravvivenza. La San Francisco Area è molto vasta, dalla città vera e propria (che è più piccola di quanto si possa immaginare) fin giù a San José, città molto più grande di San Francisco ma molto meno interessante. La Bay Area è divisa in San Francisco, Peninsula (la zona subito a sud di SF, con Palo Alto etc.), South Bay (San José, Santa Clara etc.) e East Bay (Fremont, Oakland etc.). Tutta questa immensa zona è un'area di spostamenti e "commuting", milioni di persone che si spostano per andare a lavorare. Alcune zone sono servite dai mezzi (VTA, treni e bus) ma in generale non è sempre facile raggiungere la propria meta con i mezzi pubblici.
Un'altra grande differenza è la sanità. Noi parliamo, discutiamo, litighiamo sulle questioni di malasanità in Italia. Ma la verità è che quando stai male, ti sei rotto una caviglia, hai la cistite acuta, ti sei ustionato un braccio e sai che non puoi andare dal dottore perché non hai l'assicurazione né i soldi...Tutto il mondo crolla. La paura, il dolore, il senso di sentirsi come un topo in trappola e di non trovare una soluzione possibile. La mente gira veloce e la verità è che si pensano cose terribili, trovare medicine sottobanco? Andare in Messico? Ubriacarsi per non sentire il dolore e sperare in una soluzione divina? Onestamente la sanità pubblica appare davvero come un grande passo avanti nella società civile. Qualcosa che noi diamo per scontato e che invece causa moltissima disperazione tra i meno fortunati che vivono negli Stati Uniti. Siamo abituati a pensare agli Stati Uniti come ad un Paese ricco ma il Census Bureau ha calcolato che 46.2 milioni di persone erano povere nel 2011 negli Stati Uniti. Considerate che la popolazione di tutta l'Italia è di circa 61 milioni...), e considerate che molto probabilmente in questo calcolo non ci sono tutti i clandestini. Adesso Obama sta cercando di cambiare la cose, ma moltissimi sono in disaccordo a questo tipo di iniziative.
Come accennavo prima, una grande differenza con l'Italia sono le dimensioni e gli spazi. La California è tra gli Stati più popolati, eppure sareste sorpresi nel vedere quanto è vuota e selvaggia in molte sue zone. Sicuramente la prima parola che viene in mente nel contemplare le immensità statunitensi è Great! Grande, immenso e meraviglioso. La natura sembra essere ancora la padrona indiscussa e ci sono parchi nazionali che sembrano provenire dalla preistoria.
Gli animali, come procioni, cervi, colibrì, delfini e balene, sono facili da incontrare, te li ritrovi nel cortile, che saltano vicino alla spiaggia, che brucano tranquilli vicino a te.
Poi c'è il clima, che non è simile a nessun altro che abbia mai sperimentato. Mia madre e mio padre cercano sempre di capire che tempo fa, ma è un clima che trascende dalle nostre abituali concezione di "primavera, estate, autunno, inverno". In pratica, quella che chiamano estate, qui in California è quel periodo in cui tutta la costa è quasi sempre coperta di una fitta nebbia grigia e tira un vento gelido. Per me uno dei periodi peggiori dell'anno, anche se spesso la nebbia si alza a metà giornata e splende il sole. Da settembre a novembre invece arriva la cosiddetta "Indian summer", ovvero splende il sole, non c`'e nebbia e non tira quasi mai vento. L'inverno è imprevedibile, non fa mai davvero freddo, e un giorno possono esserci 30 gradi, il giorno dopo magari 14, e poi 26 e poi 10 e così via in un susseguirsi imprevedibile di stagioni. Senza considerare che nella stessa San Francisco, vicino alla spiaggia può far freddo ed esserci un cielo da giudizio universale e in centro ci può essere un sole che spacca le pietre. Più che la temperatura di per sé direi che le cose più rilevanti sono la nebbia e il vento e/o la loro assenza. Tutto questo è valido solo per la costa, e per costa intendo davvero la striscia di terra subito a contatto con l'oceano. Poche centinaia di metri più in dentro e tutto cambia. In pratica l'entroterra californiano è arido e desertico (vedi Death Valley con i suoi 50 gradi estivi). Questa massa di aria calda si incontra con le correnti fredde del Pacifico (tutta la costa U.S. del Pacifico è attraversata dalla corrente proveniente dall'Alaska che trasporta le acque gelide fino a San Diego, da lì cominciano a mischiarsi con altri flussi di corrente caldi provenienti dal sud. L'incontro tra freddo e caldo genera condensa. La cosa bella è che basta poco per cambiare clima, se si sale sulle Santa Cruz Mountains splende il sole quasi sempre e si possono ammirare le distese di nuvole incastonate tra le montagne e riscaldarsi sotto i raggi del sole.

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Cosa ti manca dell'Italia?
Mi manca il cibo, il caffè, la struttura delle città e dei paesi, nati per le persone e non per le macchine, le auto sono venute dopo...Qui sembra che tutto sia in funzione delle automobili e non delle persone. Mi manca la famiglia, la vicinanza a tutti i Paesi d'Europa in poche ore, la varietà. Mi manca la lingua, i bar, i film italiani. Mi manca il mare, il Mediterraneo, gioiello senza pari. Il Pacifico avrà il suo fascino e le suo onde per il surf...ma è gelido, pieno di alghe GIGANTESCHE e sicuramente poco balneabile. Mi mancano i servizi pubblici, la spontaneità, la storia. Qui case di legno di 80 anni fa nel mezzo della prateria sono considerate Eredità storica. Dai noi sarebbe un casolare abbandonato in campagna. È strano per noi europei vedere come ci tengano a cose che sembrano del tutto insignificanti a noi che viviamo tra paesi medievali e rinascimento. L'Italia è bella, è bellissima. Diversa certo, ma è davvero una rarità.

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Ci sono molti italiani negli Stati Uniti?
Non siamo moltissimi qui a Santa Cruz direi che ci vivono una ventina di Italiani di prima o seconda generazione. Nella Silicon Valley e San Francisco ce ne sono abbastanza. Dove è che non ci sono Italiani? Ci sono Italiani all'estero che detestano gli altri Italiani, la cosa comica è quando dicono: "detesto gli Italiani perché giudicano, non si aiutano tra di loro, sono maleducati, bigotti, mentalità ristretta, non ci voglio avere nulla a che fare e se ne sento uno faccio finta di non essere italiana etc." EHEHHE non posso che non pensare, beh in effetti questa sembra una descrizione auto-referenziale direi ;-).
Io invece non li detesto, li riconosco come miei simili, qualcosa ci unisce, li sento già più vicini solo perché sono semplicemente Italiani. Anche solo sapere che ci sono, anche senza conoscerli personalmente, mi fa sentire meno sola. Alla fine ci cerchiamo, in forum, Facebook, gruppi. Credo che soprattutto quelli che sono davvero lontani dall'Italia la portano nel cuore con molto rispetto. Molto più facile insomma che sia una persona che vive in UK a "disprezzare" l’Italia di una che vive negli Stati Uniti. Quando la lontananza è grande, si tende a perdonare ogni difetto.
E sono contenta di essere italiana, perché gli Italiani, a differenza di alcune altre nazionalità, sono generalmente molto amati da tutti. Gli americani sono fieri e orgogliosi se hanno radici italiane e sono sempre molto interessati a parlare dell'Italia.
E chi non ha radici Italiane, sogna di visitare un giorno l'Italia. È bello sapere che se per molti c'è l'American Dream, per altri c`è l'Italian dream.
Puglia dreaming in such a winter day!

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MAMMAINORIENTE.COM: UNA FAMIGLIA TRA THAILANDIA, CINA ED ITALIA

La mia Thailandia

MAMMAINORIENTE.COM: UNA FAMIGLIA TRA THAILANDIA, CINA ED ITALIA

Oggi pubblichiamo l’intervista a Federica che gentilmente ha risposto alle nostre domande.

 

Raccontaci chi siete e che cosa facevi in Italia prima di partire per la Thailandia.

Vivo in Thailandia con la mia famiglia costituita da me, mio marito e due bimbi. Il maggiore ha quasi 6 anni ed il più piccolo 21 mesi.  Prima di partire facevo la mamma a tempo pieno. Negli ultimi 7 anni infatti la nostra famiglia è stata molto itinerante ed è stato necessario che io mi occupassi totalmente dei bimbi e dei continui e difficili riadattamenti alle varie realtà. Abbiamo infatti vissuto per 3 anni in due differenti città cinesi dove, fra l'altro, è nato il mio primogenito. Quando siamo rientrati in Italia, siamo andati a vivere in Veneto, lontano dalle nostre città di origine per 2 anni. Poi sono seguiti altri due anni sulle colline bolognesi, dopodiché abbiamo deciso di ripartire per venire a vivere qui a Pattaya, dove ci troviamo da 9 mesi.

 

Perché hai scelto proprio in Tailandia tra tutti i paesi?

Perché mio marito ha ricevuto un'offerta di lavoro molto interessante da un'azienda italiana che ha uno stabilimento proprio qui in Thailandia.

 

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per la Thailandia?

Il primo consiglio è quello di trasferirsi qui già con un contratto lavorativo che includa possibilmente un po' di benefit quali assicurazione sanitaria e costi di istruzione per i figli.

La cosa più importante è infatti avere una buona assicurazione sanitaria, soprattutto se ci si sposta con i bambini. Qui anche le strutture pubbliche sono a pagamento e peraltro non  sempre  sono le migliori. Per accedere alle strutture private i costi lievitano notevolmente, ma spesso sono più raccomandabili perché praticamente tutto il personale parla almeno inglese. E' purtroppo un dato di fatto che ai cittadini stranieri vengono applicate tariffe più alte che ai Thailandesi. Nei primi mesi è quasi inevitabile che i bimbi si ammalino in continuazione sia alle vie respiratorie a causa dell'eccessiva differenza di temperatura  fra gli ambienti esterni e gli ambienti interni climatizzati, sia all'apparato digerente per la presenza di tanti virus e spesso poca pulizia e la mancanza degli anticorpi "locali". Oltre a questi che sono malattie facilmente superabili, esistono patologie più gravi come la Febbre Dengue, trasmessa da una zanzara infetta, della quale fra l'altro quest'anno c'è record di infettati e di morti di tutta la storia della Thailandia. Non esiste ancora vaccino e l'unica prevenzione applicabile è quella di non farsi pungere, cosa non facile data la presenza di moltissime zanzare. Sia io che il mio primogenito siamo stati contagiati in contemporanea e siamo stati ricoverati in condizioni abbastanza serie per 9 giorni. Lui inoltre precedentemente era stato anche aggredito da un cane randagio, altro problema della Thailandia, ed abbiamo dovuto fare il vaccino anti rabbia. Tutto ciò per dire che, se non avessimo avuto una buona copertura assicurativa, avremmo speso già una fortuna in cure mediche!

Se ci si trasferisce con i figli inoltre è bene avere le idee chiare sulle scuole. Quelle internazionali, dove la prima lingua è l'inglese, costano molto e, se non sono comprese in un contratto lavorativo, possono incidere veramente tanto sul bilancio familiare. Se si prevede di rimanere in Thailandia pochi anni diventa però quasi un obbligo far frequentare ai figli le scuole internazionali in quanto in quelle Thailandesi, l'insegnamento della lingua inglese, pur se sempre presente, è  piuttosto marginale e, una volta rientrati in Italia o in altre nazioni, la lingua Thai non gli servirebbe più a nulla. Diverso il discorso se quello in terra Thai è un trasferimento definitivo poiché i bimbi parleranno prevalentemente in Thai. Qui nella nostra zona l'Italiano non viene insegnato in nessuna scuola.

 

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Che cosa fai in Tailandia?

Al momento continuo ad occuparmi solo dei bimbi e della casa. Il grande frequenta la scuola, ma il piccolo è ancora a casa con me in quanto alle Nursery qui accettano i piccoli solo a partire dai 2 o dai 2 anni e mezzo. Per ora dedico tutto il mio tempo libero al blog che ho aperto da quando ci siamo trasferiti qui, attraverso il quale coltivo le mie passioni: viaggiare, scrivere e fotografare.

 

Principali differenze tra Italia e Tailandia sia lavorative che sociali. 

Essendo due paesi così lontani le differenze sono veramente tante ed è difficile racchiuderle in poche righe. Dal punto di vista lavorativo la prima che emerge e che credo molti italiani non immaginino, è che qui il tasso di disoccupazione è ben al di sotto dell'1% ( uno dei più bassi al mondo ) mentre in Italia è a circa il 12%. E' vero che i salari sono bassi ( salario minimo è ora l'equivalente di circa 7 euro al giorno ), però chi ha voglia di lavorare, ha il lavoro garantito. Infatti i Thailandesi cambiano lavoro molto spesso in base al salario migliore e nelle aziende c'è un forte turnover. Dal punto di vista sociale, rispetto all'Italia, è molto più ampio il dislivello fra poveri e ricchi. In tanti, troppi, vivono ancora in catapecchie fatiscenti mentre molti si possono permettere di girare in Porsche, che qui costano molto di più che in Europa per le alte tasse di importazione.

 

Cosa ti manca dell'Italia? 

Ovviamente ciò che mi manca di più sono gli affetti, sia dei familiari che degli amici. E' difficile soprattutto pensare che stiamo impedendo ai nostri genitori di vedere crescere i loro nipoti. Per fortuna Internet e Skype ci aiutano molto a colmare la lontananza. Poi mi manca molto la pulizia che c'è in Italia e che qui spesso purtroppo manca: a sporcizia e cattivi odori non mi abituerò mai! Nessun problema per il cibo perché qui si trovano quasi tutti i prodotti italiani anche se sono costosi. La cucina Thai poi non è affatto male.

 

Cosa può andare a fare un italiano in Tailandia?

Le aziende italiane non sono molte e cercano manager o personale tecnico molto specializzato perché per tutti gli altri lavori economicamente gli conviene ovviamente assumere i thailandesi. Guardando quello che fanno gli italiani qui a Pattaya, direi che per la maggior parte hanno aperto un' attività ristorativa. I ristoranti italiani presenti in città sono infatti tanti. Bisogna ricordare inoltre che, ad uno straniero in Thailandia, tanti tipi di lavoro non sono consentiti per legge come per esempio tutti i lavori manuali, l'autista, il parrucchiere o l'architetto ed è vietato anche produrre abbigliamento o cappelli. Una delle professioni che va per la maggiore fra gli stranieri è l'insegnamento, ma purtroppo cercano quasi sempre madrelingua inglesi.

 

Ci sono molti italiani in Tailandia?

Decisamente sì. Qui a Pattaya non è difficile sentir parlare la nostra lingua per strada. A parte chi ci lavora, molti sono i pensionati che vengono a passare qui i mesi più freddi in Italia. E molti sono anche i giovani. Sul perché vengano  proprio qui nonostante il mare sia sporco preferisco non esprimermi perché è una motivazione che non mi fa sentire fiera di essere loro connazionale.

 

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea della Tailandia. 

Quando siamo stati in Italia per le vacanze estive abbiamo dato il nostro consenso affinché facessero dei lavori dentro casa intanto che non c'eravamo. Pur sapendo benissimo la data del nostro rientro, nessuno si è preoccupato di avvertirci che dopo un viaggio di circa 18 ore con due bimbi piccoli avremmo trovato la casa trasformata in un cantiere e praticamente inagibile ancora per diversi giorni... E purtroppo ne potrei raccontare tanti altri…

L'indirizzo del mio blog è: http://www.mammainoriente.com

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ALLA RICERCA DELLA MERITOCRAZIA: UNA COPPIA DI ITALIANI A LONDRA

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ALLA RICERCA DELLA MERITOCRAZIA: UNA COPPIA  DI ITALIANI A LONDRA

 

Raccontaci chi siete e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Siamo una coppia di ragazzi, Serena e Antonio. Serena, appena laureata in Biologia Marina, e io tecnico informatico da svariati anni, lavoravo in un negozio di assistenza e riparazione computer.

 

Perché hai scelto proprio Londra e l'Inghilterra tra tutti i paesi?

C'ero già stato diverse volte, mi attirava l'ambiente, il rispetto per le regole, la mancanza di furbetti (col paragone con l'Italia), e la possibilità di lavoro, di sicuro superiore rispetto a quella nostrana.

 

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per Londra ?

Studiare per bene la lingua, pianificare tutto quello che una volta a Londra si vorrà fare, lasciando, per quanto possibile, poco spazio agli imprevisti.

 

Che cosa fai a Londra ?

Sono un IT assistant presso un'azienda nel settore ristorativo.

 

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Principali differenze tra Italia e l'Inghilterra sia lavorative che sociali.

Lavorative, è un mondo parallelo. Qui parole come "merito", "impegno" e "rispetto" assumono tutt'altro significato. Se vali, vai avanti (con un po' di fortuna, che ci vuole sempre).
Per il resto, il Regno Unito ha pro e contro. Tra i pro, c'è sicuramente il rispetto reciproco e un senso della civiltà che da noi, spesso, viene a mancare. D'altra parte però, la gente è un po' troppo incline a seguire le regole. Spesso, se qualcosa è lasciata all'improvvisazione, si nota la mancanza di "tatto" e del "savoir faire" tipica di noi italiani.

 

Cosa ti manca dell'Italia?

Il mio mare in primis. La tranquillità (almeno dalle mie parti nel Salento), il fatto di poter guidare un'auto "dalla parte giusta", e ovviamente tutti i legami affettivi.

 

Cosa può andare a fare un italiano a Londra?

Tutto tranne che l'italiano.

 

Ci sono molti italiani a Londra?

A volte anche troppi.

 

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea dell'Inghilterra.

Sentirsi fermare per strada da perfetti sconosciuti, che ti chiedono se va tutto bene e se si ha bisogno di aiuto o indicazioni.

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INTERVISTA DOPPIA AGLI AUTORI DI LIF3ZERO.COM

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INTERVISTA DOPPIA AGLI AUTORI DI LIF3ZERO.COM

 

Raccontateci chi siete e che cosa facevate in Italia prima di partire.

 

Giordano

Roberta

Mi chiamo Giordano ho 34 anni e da un po’ più di due vivo in Australia. Dopo due anni a Sydney mi sono recentemente spostato a Perth. Dal giorno della mia partenza nel 2011 sono autore dei racconti che trovate nel blog all'indirizzo www.lif3zero.com.

Lif3.zero è un progetto che racconta le mie esperienze in Australia, al momento, ma che racconterà di qualsiasi posto dovessi visitare in futuro.

Lif3.zero sta anche a significare sia la terza parte della nostra vita, iniziata con la partenza verso l'Australia, sia che questa scelta è avvenuta dopo aver compiuto 30 anni. Sono molto soddisfatto di questo progetto che piano piano cresce sempre di più. Al blog ho inoltre affiancato un e-book, tuttora disponibile online al link www.lif3zero.com/austritalia che parla di tutto ciò a cui dobbiamo pensare prima di partire per l’Australia.

In Italia mi occupavo di Risorse Umane in una software house di Padova. Il lavoro mi piaceva e tutto sommato non mi mancava nulla. Tuttavia, mi sono reso conto che la situazione Italiana non offriva molte prospettive. Unite questo alla voglia di vedere altri paesi e di imparare la lingua inglese. La decisione definitiva è arrivata piano piano, dopo mesi a raccogliere informazioni, fino a quando ho capito che sarebbe stato difficile, ma che era la cosa giusta da fare.

Mi chiamo Roberta e approfittando dei miei 30 anni ho fatto richiesta per il Working Holiday Visa per la prima volta quest’anno. Sono laureata in Scienze della Comunicazione di massa e da circa 5 anni lavoro nel campo dell’advertising, in particolare mi occupo di Web&Graphic design. Sono stata dipendente di un’agenzia pubblicitaria per 3 anni e negli ultimi 2 ho lavorato come freelance.

Per quanto riguarda Lif3.zero io sono responsabile della parte grafica (come la copertina dell’e-book Austritalia) e come webmaster gestisco assieme a Giordano il sito.

 

Perché avete scelto proprio l’Australia tra tutti i paesi?

 

Giordano

Roberta

Ho iniziato a pensarci ormai quattro anni fa. Al tempo, di Australia si parlava meno di adesso, ma in qualche modo ha sempre esercitato un certo fascino. Ho anche considerato altri paesi prima, poi tutti scartati. In generale l'Europa versa più o meno nella stessa situazione. Così come l'America. A me serviva un paese di lingua inglese che offrisse buone possibilità di sviluppo personale e professionale. Avevo anche pensato al Canada, ma poi l'Australia ha preso il sopravvento.

Sono diversi anni che fantastico di lavorare all’estero. Nel tempo la meta è cambiata diverse volte: all’inizio puntavo ad Edimburgo in Scozia, poi ho valutato anche la possibilità di andarmene in Islanda ma alla fine l’Australia ha prevalso per i classici motivi:

- in Europa c’è crisi profonda, mentre in Australia molto meno

- la facilità della lingua inglese che ho studiato diversi anni (l’islandese è decisamente più complesso :) )

- meritocrazia sul lavoro e speranza di poter far carriera senza dover avere le spinte di qualcuno

- natura incontaminata (forse anche troppo incontaminata in alcuni casi... tipo ragni assassini!)

 

Che cosa consigliate di fare agli italiani prima della partenza per l'Australia?

 

Giordano

Roberta

Sicuramente partire con un livello di inglese più alto possibile. Almeno non da zero. L'Inglese qui è fondamentale, specialmente ora che le persone in arrivo stanno aumentando. A parità di competenze la lingua fa la differenza.

Inoltre è bene documentarsi seriamente e a lungo. Sia sulle questioni oggettive (spese economiche, alloggio, eventuali corsi, implicazioni del visto), ma anche questioni soggettive. Valutate tutto attentamente e non partite perché sentite che "in molti lo fanno". Il governo australiano è severissimo in materia di visti e non è detto che si riesca ad averne uno permanente, anche dopo anni. Mettete in conto grosse spese economiche. Partite qualificati. Evitate in tutti i modi di pensare che l'Australia sia un paese "indietro" che aspetta solo di veder arrivare italiani a sistemare le cose (sembra incredibile ma molti arrivano con questo spirito). Qui arriva gente da tutto il mondo e la concorrenza è spietata, specialmente nelle grandi città.

Siate realistici, soprattutto con voi stessi e ricordate sempre che l’Australia offre opportunità, non certezze.

Quello che consiglierei ad altri italiani prima della partenza è molto semplice: esserne convinti e pianificare il pianificabile! Si tratta di farsi un esame di coscienza per cercare di capire se effettivamente si è pronti a vivere completamente “soli” in un paese straniero contando solo su se stessi. L’emigrazione non è una vacanza, non è un viaggio di piacere che si fa sapendo quando si parte e quando si torna… E’ molto importante essere coscienti del fatto che si cambia vita. Io penso che l’aspetto più importante di tutti sia proprio di carattere personale, emozionale. Se si è davvero convinti della propria scelta, che non deve essere di pura “fuga” dall’Italia ma di volontà di maturare e ampliare il proprio bagaglio culturale, tutto il resto, per quanto importante, sarà facile da gestire.

 

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Che cosa fate in Australia?

 

Giordano

Roberta

A Sydney ho cambiato diversi lavori ma principalmente lavoravo al Casino. Ho inoltre appena completato un corso di studio in gestione delle Risorse Umane che spero mi dia qualche chance in più di tornare a lavorare nel mio settore. Da due settimane vivo a Perth, quindi al momento sono concentrato sulla ricerca della nuova casa da cui ricominciare. 

 

Io arriverò in Australia a fine Settembre e inizialmente continuerò a lavorare con i miei clienti italiani (per fortuna il mio lavoro è facilmente gestibile da ogni parte del globo purché ci sia una connessione internet). Il mio obiettivo è di farmi assumere in un’azienda che si occupi di grafica/web e successivamente (presa confidenza con la clientela australiana) punto ad essere nuovamente freelance. Nel frattempo sicuramente farò qualche lavoretto (più o meno il primo che capita) per mettere da parte soldi e pagarmi le spese di vitto e alloggio.

 

Principali differenze tra Italia e Australia sia lavorative che sociali.

 

Giordano

Roberta

Ritengo che in questo ci separi un abisso.

Prima di tutto qui le opportunità esistono. Poi, se ti dai da fare davvero, prima o dopo ti viene data una chance. Ogni settore e ambito lavorativo è ben sviluppato e le regole vengono seguite alla lettera. Solo per citare un esempio: ai colloqui di lavoro è illegale chiedere l’età del candidato per evitare discriminazioni. Cosi come ad una ragazza è vietato chiedere se ha intenzione di cominciare una gravidanza o qualsiasi altra domanda che non sia inerente al lavoro e al curriculum.

Anche socialmente ci sono molte differenze. Gli australiani non sono italiani. Questo sembra ovvio, ma molto spesso vedo connazionali stupirsi per le differenze che esistono. Personalmente ritengo che ci sia molta più senso civile, educazione e rispetto. Gli spazi pubblici sono rispettati e se si seguono le regole a nessuno viene tolto niente.

Posso dire poco di questo aspetto perché non lo conosco ancora a sufficienza, quello che penso è che probabilmente le differenze che si sentono di più sono di tipo sociale.

 

 

Cosa vi manca dell’Italia?

 

Giordano

Roberta

Non mi manca molto. A volte sento la lontananza da famiglia e amici, ma non al livello di farmi nascere dubbi sul fatto di voler rimanere qui. In molti interpretano questo come il fatto che non mi importi di essere lontano. Io credo che si tratti più di interiorizzare l’affetto che si prova verso le persone che amiamo e, una volta fatto, ce li portiamo dentro ovunque siamo.

Per il momento nulla visto che sono ancora qua, anche se per pochi giorni ormai… Posso comunque dire che sicuramente mi mancheranno gli affetti più di ogni altra cosa.

 

Cosa può andare a fare un italiano in Australia?

 

Giordano

Roberta

Direi tutto...

Basta essere qualificati per farlo. E ripeto, bisogna anche saper parlare inglese. In molti mi contattano chiedendomi se è possibile fare questo o quello, ma senza parlare inglese. Qualcuno (rarissimi) ce la fa, ma io rispondo sempre di no. Non trovo corretto alimentare false speranze.

E' anche una questione di rispetto per come la vedo io. Vieni in un paese perché ti dia più opportunità rispetto al tuo. Il minimo che tu possa fare è imparare la lingua. In caso contrario non ci si può stupire se poi gli australiani non ci accolgono...

Tanto per fare un paragone: come li vedete gli immigrati in Italia che non parlano italiano ma che pretendono di fare qualsiasi lavoro?

Sono d’accordo con Giordano in tutto, non saprei cosa aggiungere alla sua risposta.

 

Ci sono molti italiani in Australia?

 

Giordano

Roberta

Non è la nazionalità con il numero più alto di persone, ma è in continuo aumento, specialmente negli ultimi anni.

Quello che io ho notato è che l’emigrazione in generale sta aumentando (come sempre storicamente nei periodi di grande crisi) e l’Australia è un po’ come l’America negli anni 50.. sembra il paradiso dove tutto è possibile e quindi in molti la stanno scegliendo come meta alternativa alle nazioni europee.

 

Raccontaci un aneddoto che dia un’idea dell’Australia.

Quando ero in Italia leggevo spesso di turisti appena arrivati che, dopo pochi secondi dall'aver aperto una cartina per strada, venivano avvicinati da alcuni passanti che si offrivano di fornire indicazioni. Da Italiano questo mi suonava strano, dato che da noi quasi penseresti che vogliano rubartela, la cartina. Allora il primo giorno che ho visitato Melbourne ho fatto un esperimento. Mi sono fermato ad un semaforo e ho aperto la cartina della città.

Dopo due minuti si sono fermate due persone a chiedermi se avevo bisogno di aiuto. Non solo, visto che le indicazioni erano un po’ complicate, mi hanno pure accompagnato sul posto. Nel tragitto, un ciclista ha notato che usavamo una cartina in tre e si è fermato per offrire ulteriore aiuto.

Io guardavo tutti loro con un sorriso in faccia e pensavo: cazzo allora è tutto vero...

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UN'ITALIANA TRA L'OLANDA E IL KENYA

olanda kenya

UN'ITALIANA TRA L'OLANDA E IL KENYA

Raccontaci chi sei/siete e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Mi chiamo Daniela, vivo in Olanda (per la precisione a Den Haag) da metà 2012 con mio marito, originario del Kenya, e la nostra bimba. Prima di venire qui vivevo in Kenya dove lavoravo nel turismo in un'agenzia di safari, corrispondente di un grande Tour Operator italiano.

 

Perché hai scelto proprio in Olanda tra tutti i paesi?

Quando abbiamo deciso di lasciare il nostro amato Kenya abbiamo provato a stare in Italia per un periodo...ma non c'era la speranza di un futuro li. Così mi sono messa a fare ricerche per capire dove poter andare, e sono giunta alla conclusione che l'Olanda era il paese adatto: moltissimi call centre e customer service di grande aziende hanno le sedi qui e sono spesso alla ricerca di personale multilingue, e questo ci faceva ben sperare. Inoltre i Paesi Bassi sono molto piccoli e le principali città sono tutte raggiungibili in meno di un ora di treno tra loro... Se vivi a Rotterdam puoi tranquillamente lavorare ad Amsterdam! Sarebbe stato più facile iniziare qui cercando lavoro un po' in tutto il Paese piuttosto che in Inghilterra ad esempio!

 

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per l'Olanda ?

Sicuramente prima di partire per l'Olanda bisogna avere una buona conoscenza dell'inglese: anche se la lingua ufficiale qui è l'olandese, l'inglese è parlato ovunque e senza quello sarebbe davvero difficile iniziare a fare i primi passi.. Inoltre credo che bisognerebbe informarsi come abbiamo fatto noi: ricercare i siti per espatriati delle varie municipalità, farsi un'idea degli affitti e del mercato del lavoro (ad esempio guardando i siti delle agenzie di ricerca del personale multilingua) e cercare di capire in che città si vorrebbe iniziare a vivere e i relativi prezzi degli affitti.  Bisogna comunque rendersi conto che trovar lavoro può non essere così facile come sembra, ed avere quindi un piano B o comunque qualcosa da parte per i primi mesi...

 

Che cosa fai in Olanda?

Lavoro come Business Travel Agent per un grande Tour Operator internazionale. Serviamo quasi tutti i paesi dell'Europa organizzando viaggi di lavoro (dal volo all'hotel, dai treni alle auto..) Inoltre, per passione, continuo a collaborare con l'agenzia di safari in Kenya come Social Media Specialist e scrivo sul mio blog Malaikatravel e la relativa pagina Facebook.

 

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Principali differenze tra Italia e l'Olanda sia lavorative che sociali.

Italia e Olanda mi sembrano due mondi differenti, molto lontani tra loro... A livello lavorativo ad esempio viene molto considerato il part time (soprattutto per le madri): moltissime donne ad esempio lavorano 3 o 4 giorni alla settimana! Le persone rispetto a noi italiani sono generalmente molto più fredde e calcolatrici: manca la spontaneità di organizzare qualcosa all'ultimo minuto, perché tutto è scandito e meticolosamente registrato sull'agenda. Per quanto riguarda usi e costumi locali poi, gli olandesi spesso non badano troppo al loro aspetto...Poche donne si truccano o si sistemano di tutto punto per uscire o andare a lavoro... Usano la bici per qualunque cosa e con qualsiasi condizione meteo impavidi...potete quindi immaginarvi in che condizioni entrano poi in ufficio!!

D'altra parte tutto qui funziona: i mezzi pubblici assolutamente efficienti, il sistema delle tasse e i relativi rimborsi, tutto viene fatto online, le strade sono pulite, ed è pieno di spazi verdi e c'è sicurezza.

 

Cosa ti manca dell'Italia?

La famiglia, le mie adorate amiche e la mia regione, Le Marche, durante l'estate: paesaggi meravigliosi, spiagge bellissime, e serate calde in compagnia degli amici... 

 

Cosa può andare a fare un italiano in Olanda ?

Dipende. Ci sono molte opportunità per chi vuole studiare ad esempio, con ottime università.. Ci sono molti lavori per ingegneri ed architetti... O lavori nelle organizzazioni internazionali. Oppure se si è dei "generici" come me ad esempio, ci sono molte ditte multinazionali che hanno le loro sedi europee qui: la Nike, Tom Tom, Booking.com giusto per dirne alcune...qui spesso ricercano personale multilingua per varie funzioni, da customer service ad assistente alle vendite o credit controller.. (quindi parlare bene almeno l'inglese è d'obbligo!) 

 

Ci sono molti italiani in Olanda ?

Sì, la comunità italiana è molto presente un po' in tutte le città.. basta vedere i vari gruppi su Facebook, Italiani in Olanda, Italiani ad Amsterdam, a Rotterdam ..e via dicendo. Anche nei supermercati ad esempio è facile trovare prodotti di marca italiana come la pasta...e quello che non si trova si può sempre acquistare in uno dei tanti negozi a gestione italiana sparsi per le città!! Insomma, come al solito ci facciamo riconoscere soprattutto per il cibo!

 

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea dell'Olanda.

Ce ne sarebbero tanti da raccontare.... Ad esempio qui hanno un concetto di "bella casa" un tantino diverso dal nostro. Quando eravamo alla ricerca di una casa in affitto (e abbiamo visto decine e decine di case prima di trovarne una che incontrasse i nostri standard..) ci hanno mostrato una casa il cui bagno non aveva lavandino... e alla mia domanda "mi scusi ma…dove me le lavo le mani..." l'agente immobiliare ci ha guardato come fossimo degli alieni rispondendoci " ma in cucina, è ovvio!!"

Un'altra cosa che inizialmente ci ha colpito molto è la maniera diversa di crescere i figli.. noi ci preoccupiamo molto che non prendano freddo coprendoli e salvaguardandoli...Lo scorso inverno a circa meno 10 gradi  in giro si vedevano mamme olandesi allegramente in bici con i figli senza cappello e guanti con la faccia paonazza dal freddo e in lacrime per il vento gelido!!

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LE CASE DEL PAGURO: UNA FAMIGLIA DI ITALIANI NELLE FILIPPINE

le case del paguro

LE CASE DEL PAGURO: UNA FAMIGLIA DI ITALIANI NELLE FILIPPINE

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Ciao, siamo una famiglia bolognese che per 3/4 alla fine del 2012 si è trasferita in un isola delle Filippine. Il mio nome è Davide, mia moglie si chiama Simona e nostro figlio 22enne Andrea. Io ero un manager d’azienda, mia moglie lavorava nella organizzazione pubblica e Andrea da 2 anni era progettista di stampi con una assunzione a tempo indeterminato. Di comune accordo abbiamo deciso di licenziarci e di allontanarci dall’Europa in quanto la giudichiamo in totale decadenza e senza speranze per il prossimo futuro.

Perché hai scelto proprio le Filippine tra tutti i paesi?

La scelta delle Filippine non è stata immediata. Abbiamo preso in esame diverse possibilità basandoci su parametri quali clima, forma di governo, religione, lingua, sicurezza ecc… e continuando a scremare siamo giunti qui. Inoltre ci ha molto aiutato l’esperienza di un nostro connazionale di nome Paolo che ha fatto questo passo nel 2004 e grazie al quale abbiamo potuto chiarirci diversi dubbi ( oggi siamo ottimi amici ).

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza le Filippine?

Qui, grazie agli americani, tutti parlano inglese oltre al Tagalog che è la loro lingua, e un italiano che voglia trasferirsi dovrà forzatamente parlarlo. Certo non è come andare a Londra : qui tutti si sforzano di capire quello che dici e cercano di farsi capire da te senza spazientirsi quindi è sufficiente una preparazione di base per riuscire tranquillamente a comunicare.

Non pensate di venire qua a cercare un lavoro da dipendenti perché non lo troverete. Qui tutti i giovani sono laureati e pronti a fare qualunque tipo di lavoro a dei salari che un europeo non accetterebbe mai.

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Che cosa fai nelle Filippine?

A mio avviso ci sono solo 2 possibilità : la prima è da pensionati perché con 1000€ al mese possono vivere bene 2 persone; la seconda è investire in una attività, ed è quello che abbiamo fatto noi comperando un pezzo di terra e costruendo dei bungalows da affittare ai turisti.

Principali differenze tra Italia e Filippine sia lavorative che sociali.

Le Filippine sono completamente diverse dall’Italia, sotto tutti i punti di vista. Per prima cosa il Paese è da alcuni anni in forte crescita ( 6/7% all’anno ) e questo lo si può vedere nelle piccole cose come nelle grandi. La gente di qua è molto povera ma comincia a permettersi il cellulare, il motorino o la televisione. Il governo sta investendo molto denaro in opere pubbliche, soprattutto infrastrutture, creando così nuovi posti di lavoro. Inoltre negli ultimi anni sono di molto aumentati gli investimenti stranieri che creano fiducia nel futuro del Paese e dei singoli. Qui nascono bambini a ritmi che difficilmente si incontrano altrove: un piccolo villaggio di pescatori vicino a dove abito non conta più di 50 case ma la sua scuola elementare conta 309 bambini ! La gente, pur  nella totale povertà, è sempre sorridente e disponibile, sempre pronta a darti una mano. Ciò che in Italia è scontato qui non lo è. Ad esempio nella stagione secca è importante non sprecare l’acqua perché non ne abbiamo all’infinito e i pozzi possono seccarsi; nella stagione delle piogge il problema può riguardare l’elettricità che a causa di guasti dovuti al maltempo può mancare per ore o per giorni. Ma tutto ciò viene affrontato con spirito fatalista e nessuno si dispera ma attende pazientemente.

Cosa ti manca dell’Italia?

Ad essere sincero essendo solo pochi mesi che sono venuto via non sento ancora la mancanza dell’Italia, solo di alcuni amici che mi piacerebbe poter avere qui per condividere questa meravigliosa esperienza.

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea delle Filippine.

La gente del posto è decisamente portata a festeggiare, lo fa per qualunque motivo e non avendo molta disponibilità ricorrono a 2 cose : vino di cocco e karaoke, che sono alla portata di tutti.

Se qualcuno avesse curiosità ulteriori o solo voglia di approfondire quanto appena letto può contattarmi via mail  info@lecasedelpaguro.com

Ciao !!!! 

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DA POMEZIA A ORLANDO PASSANDO PER LONDRA: UN’ITALIANA GIRAMONDO

orlando florida

DA POMEZIA A ORLANDO PASSANDO PER LONDRA: UN’ITALIANA GIRAMONDO

Partire dopo gli studi universitari è un pensiero che balza alla mente di tutti quei giovani che hanno voglia di farsi un’esperienza all’estero e imparare una lingua direttamente sul posto. Alessia, collaboratrice del travelblog Mindthetrip, ha deciso di farlo una volta presa la laurea triennale. Raccontare la sua esperienza può essere utile per tutti quelli che decidono di mettersi in gioco in una città straniera, lontano da casa: ho deciso di condividerla con gli amici di Espatriati per caso proprio perché appena ascoltata la sua storia, ho avuto voglia di partire, abbandonare tutto e provare anch’io.

Quando hai preso la decisione di partire?

Avevo appena finito il mio corso di studi all'università. Ad ottobre mi sono laureata e a novembre ho deciso di fare i bagagli e partire. La mia prima destinazione è stata Glasgow da un'amica, nella speranza di trovare un lavoro. Ma purtroppo le aspettative si sono rivelate inattese.

E così..

E così ho deciso di tornare in Italia, iscrivermi alla specialistica e aspettare di prendere la seconda laurea. Ma la voglia di espatriare era talmente forte che non ho saputo resistere.

Perché decidi di partire e.. di ripartire?

L'Italia non mi bastava più. Avevo bisogno di fare un'esperienza all'estero, ne sentivo l'esigenza.

Ecco che Alessia riparte di nuovo, nonostante la prima volta a Glasgow sia andata male.

Decido di ripartire. E come meta scelgo Londra. Questa volta parto con l’idea di frequentare un corso di inglese a Londra. Essendoci molta concorrenza tra le varie scuole di lingua, Londra sembra la più economica. Prenoto il mio corso di inglese e mi dico: "Ci provo". Compro un biglietto andata e ritorno e preparo la valigia per rimanere un mese. Rimarrò a Londra un anno intero.

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Cosa è successo? Cosa ti spinge a rimanere?

Già dal primo giorno a Londra inizio a cercare lavoro, stampo i cv e vago tra le vie di Londra nella speranza di trovare un lavoretto pomeridiano che mi dia la possibilità di farmi guadagnare qualche soldo e far pratica con la lingua. Entro in un ristorante italiano e il proprietario mi chiede di dove sono. “Pomezia” - rispondo. E lui tutto entusiasta mi presenta ad un parrucchiere della mia stessa città che aveva il negozio accanto a lui. Il giorno dopo il parrucchiere di Pomezia riesce a farmi fare un colloquio per un ristorante. Ero arrivata lunedì a Londra, venerdì già lavoravo.

Semplice fortuna?

Devo ammettere che sono stata molto fortunata. Ma devo anche dire che se una cosa la vuoi fare, la riesci a fare e basta. Io mi ero in messa in testa di fare un'esperienza all'estero già dall'anno prima.. e l'anno dopo avevo un corso di inglese e un lavoro a Londra: la mia esperienza pronta solo ad essere vissuta.

Come è andato questo anno a Londra?

Benissimo: ho conosciuto tante persone, ho imparato la lingua, cambiato più lavori e aperto la mente. Ho studiato la grammatica al corso d’inglese e l’ho messa in pratica a lavoro e con gli amici conosciuti durante la mia permanenza. Certo non è stato tutto semplice. All’inizio non capivo bene l’inglese: sono arrivata a Londra con il mio solo bagaglio linguistico imparato a scuola. Una volta una signora mi chiese una “Steak, well done!” ma non sapendo cosa significasse le portai una bistecca di media cottura. E la signora mi rimproverò e si lamentò tantissimo. Da quel giorno avevo imparato un nuovo termine!

Ma la tua esperienza non finisce qui, giusto?

Dopo un anno a Londra ero pronta a rientrare a Pomezia. Contemporaneamente, una mia amica fa domanda per lavorare a Walt Disney World in Florida e manda anche il mio curriculum. Faccio il colloquio senza speranza di esser presa e attendo convinta che sarei rientrata a casa il più presto per riprendere gli studi. E invece vengo assunta e parto per un anno intero. Destinazione? Florida!

Londra-Orlando solo andata..

Altra e nuova esperienza. La consiglio a tutti. E’ stato un anno duro dal punto di vista lavorativo ma fantastico sotto altri aspetti. Ho iniziato subito a lavorare come cameriera nel padiglione italiano. Ho vissuto in un residence con altri ragazzi. Ci sono delle regole ferree da rispettare ma lavorare a Walt Disney World è stato magico. Inoltre mi ha dato la possibilità di viaggiare in altri stati d’America ma soprattutto di imparare ancora di più l’inglese.

Cosa ti ha insegnato questa esperienza?

Ho imparato a guardare l’Italia con occhi diversi. L'Italia è un paese bellissimo. La gente ama imparare l'italiano come seconda o terza lingua solo per il gusto di farlo. Abbiamo un grande potenziale, dobbiamo solo crederci di più.

Ma ora sei tornata..

Si sono tornata perché voglio completare il mio percorso di studi. Ma appena concluso riparto. Il mio sogno è insegnare italiano agli stranieri. E non vedo l’ora di realizzarlo.

Qualche consiglio per chi dovesse decidere di prendere e partire per passare un anno all’estero.

Affidarsi sempre a dei siti autorevoli. Posso consigliare Scambi europei e Carriere internazionali, due siti affidabili che ogni giorno postano annunci interessanti. Attenzione ad agenzie che promettono l’impossibile. Bisogna partite con tante speranze e con tanta voglia di fare, con la consapevolezza che all’inizio bisogna arrangiarsi e che bisogna abbassare la testa: bisogna essere sempre pronti a mettersi in gioco, professionali a lavoro e aperti a fare nuove amicizie. E se volete provare con Disneyland controllate su International services: magari stanno cercando qualcuno per il prossimo autunno!

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ESPERIENZA DI UNA BLOGGER ITALIANA A LONDRA

koala londinese

ESPERIENZA DI UNA BLOGGER ITALIANA A LONDRA

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Sono una romana doc che prima di trasferirsi a vivere in UK, lavorava come commessa per un noto brand di abbigliamento a livello internazionale. Mi andava stretto tutto, avevo studiato come grafico pubblicitario, ma avevo ripiegato su questo lavoro perché non avevo trovato nulla di stabile e duraturo. Nel 2010 dopo varie vicissitudini ho deciso che dovevo fare altro, dovevo rischiare, ero piena di ansie e paure, stavo per compiere 30 anni e mi sembrava di non essere approdata a nulla, di non aver rotto e superato tutti i limiti che mi ero inconsciamente auto-imposta, così ho preso e con due risparmi sono partita alla ventura, non è stato easy ma ero come una pentola a pressione e sono esplosa, e quindi mi sono gettata, iniziando a nuotare.

Perché hai scelto proprio Londra e il Regno Unito tra tutti i paesi?

Nel 2007 finalmente avevo due soldini per farmi una vacanza vera e propria fuori dall'Italia, volevo andare a New York ma costava troppo così ripiegai sul mio vecchio amore: Londra. Fin da quando ero piccola volevo visitarla, in famiglia mi hanno sempre chiamata l'inglesina per via della mia pelle bianco mozzarella, e all'età di 13 anni mi misi in testa che dovevo assolutamente imparare la lingua inglese come Regina comanda! Appena misi piede a Londra fu colpo di fulmine, i seguenti anni viaggiai in lungo e in largo per l'Europa ma chissà perché tornavo sempre in Inghilterra, le colleghe ormai mi canzonavano perché ogni volta che prendevo le ferie loro già sapevano dove sarei andata, e neanche più la cartolina mi chiedevano, perché ne erano piene di quelle di Londra!

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per il Regno Unito?

Informarsi bene prima di partire, leggere e documentarsi molto sulla situazione reale economica/lavorativa del paese, molti partono e arrivano qui con in testa tante storie frammentarie e vecchi miti di una Londra di 30 anni fa, dove potevi permetterti di sbarcare e cercare lavoro senza sapere una parola d'inglese, perché tanto nel giro di 1 giorno lo trovavi! La crisi c'è pure qui, si sente di meno perché qui sanno re-inventarsi, sanno gestirsi meglio e la prendono più con stile, ma credetemi che la disoccupazione c'è e che l'Inghilterra non è l’Eldorado, o quella terra promessa dove tutto si realizza in uno schiocco di dita. La realtà è che devi sudare, insistere e credere molto in te stesso e nelle tue risorse perché la competizione specialmente qui a Londra è altissima e ti massacra, questo poi accade specialmente se non si è altamente specializzati in qualche settore o non si parla la lingua inglese in modo fluente, vi prego non partite se non avete una conoscenza approfondita dell’inglese, fatevi un corso! Altro consiglio è quello di non confondere Londra con l'Inghilterra, perché Londra NON è l'Inghilterra, è un paese a parte credetemi, se volete la vera Inghilterra dovete uscire fuori Londra, allora sì che lì vedrete dei veri spaccati britannici.

Che cosa fai nel Regno Unito?

Sono una bloggerredattrice – di contenuti di viaggi e fashion, lavoro sia con l'Italia che con altri paesi. In più sto sempre di più sviluppando il mio progetto Sir Koala Londinese, ho attivato un servizio di traduzione e creazione di CV performanti per il mercato lavorativo anglosassone, e ho scritto due ebook: Appunti Londinesi e La Mia Londra Low-Cost. Finalmente lavoro con la comunicazione e in più attraverso i miei vari canali, aiuto tutte quelle persone che vogliono provare a fare una esperienza di vita qui in UK.

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Principali differenze tra Italia e Regno Unito sia lavorative che sociali.

Gli inglesi hanno questa nomea di essere freddini, la realtà è che sono molto riservati, sono una popolazione polite ossia cortesi/leziosi, sanno contenersi e cadenzare bene le parole, possono risultare quindi un poco scostanti e “falsi”. Quando li conosci bene però sono onesti, hanno un senso di indipendenza che in Italia ce lo sogniamo, le donne sono votate alla carriera, pure che sono fidanzate non rinunciano a farsi le vacanze o le uscite con le amiche e tutto senza crisi di gelosia, su questo sono un poco distaccati, non hanno la passione e la gelosia che molti italiani posseggono. Hanno un grande senso patriottico, li ammiro per questo, anche se la barca va a fondo loro sono lì a inneggiare alla patria e Dio Salvi la Regina, noi Italiani invece siamo molto “criticoni” verso il nostro paese, e vi assicuro che pure qui in UK di pecche e cose da poter criticare ce ne sono, è solo che loro preferiscono focalizzarsi su quello che va, piuttosto che su quello che non va quindi secondo me vivono meglio il senso di nazione. A Londra si godono poco la vita, non è come noi italiani che spesso facciamo pause al bar, uscite con gli amici durante la settimana, e siamo più socievoli e sciolti in generale con il prossimo e la vita stessa. Qui la vita inizia il Venerdì dopo le 5.30 del pomeriggio, perché è finita per molti la settimana lavorativa e allora partono gli sballi, e bevono, bevono molto per socializzare, sono impacciati verso il prossimo, sulla tube tutti leggono o ascoltano musica, e se ne stanno chiusi nei loro pensieri e mondi. Però nulla di che, alla fine paese che vai usi e costumi diversi che trovi, e proprio in questo sta il bello del viaggiare!

Cosa ti manca dell'Italia?

Sono tre anni che vivo qui e torno in Italia spesso, quindi ho una certa libertà di vivermela la mia bella Italia, però sarò scontata ma il tempo, vedi se sei del Nord lo subisci meglio, ma se sei dal Centro in giù … non è vero che piove sempre, questo è un mito da sfatare specialmente se vivi a Londra! Però il cielo da Gennaio a Marzo è una costante grigia con dei nuvoloni bassi … che ti deprime e ti manca quel sole caldo e presente, la luce solare stessa anche durante il periodo estivo, è diversa ad esempio da quella di Roma. Per il resto qui si trova di tutto dal cibo, ai giornali italiani, giusto i biscotti del Mulino Bianco, devi sempre faticare a trovarli in qualche negozietto che te li vende spesso a peso d'oro!

Cosa può andare a fare un italiano nel Regno Unito?

Di tutto? Possiamo fare di tutto, non abbiamo restrizioni e in generale gli inglesi ci amano, la prima cosa che mi dicono quando apprendono che sono italiana é: ma che ci fai qui? Rimangono sempre sbigottiti che tu decida di vivere in UK piuttosto che in Italia, ma anche loro hanno una visione romanzata dell'Italia, fatta di moda, belle città d'arte, gelato, pizza e uomini latini che ti fanno impazzire sotto le lenzuola … sì in molte sognano di accasarsi un mascuolo italiano, ma alla fine vaglielo a spiegare che vai via per migliorare la tua posizione e vita.

Ci sono molti italiani a Londra?

C'è un'altra domanda di riserva? Scherzo, sì ce ne sono tantissimi, specialmente a Londra vedi quando dici Inghilterra dici Londra, tutti italiani e non, mirano ad andare lì a prendersi un pezzo di “gloria”, a costruirsi qualcosa, Londra è frenetica e conserva quel mito di Eldorado che la crisi e gli anni non hanno lavato via. Dove ti giri ci sono italiani, ci sentiamo perché assieme agli spagnoli siamo quelli più chiassosi e urliamo per parlare, non l'avevo mai notato ma un giorno eravamo io, una mia amica italiana e una inglese, ad un certo punto io e la mia amica italiana stavamo parlando di una cosa frivola ma quella inglese ci ha interrotto chiedendoci se stavamo litigando tanto parlavamo forte e veloce. Vedi, loro – gli inglesi – sono molto pacati e cadenzati nel parlare, specialmente la vecchia generazione, quella nuova è molto influenzata da quella americana.

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea del Regno Unito.

Ho lavorato per due anni come commessa e il mio inglese è ottimo, ma alcune volte capita pure a me di non capire qualcosa, ed è accaduto che con alcune clienti se gli chiedevi di ripetere la frase appena detta, loro ti rispondevano: no lascia stare. Un po’ tipo Paganini non ripete, sono pochi gli inglesi che parlano una seconda lingua, spesso ti dicono tanto a che serve sapere un altra lingua, tanto l'inglese lo parlano ovunque. Si sentono un poco snob e pretendono che ovunque si vada, si debba parlare l'inglese in modo fluente. Quindi ripeto, studiate molto bene l'inglese, fate corsi, non venite qui che sapete solo dire the pen is on the table. Oh un ultimo avviso loro sono molto indipendenti, i ragazzi a 16 anni già vivono da soli o studiano in altre città, quindi non andate a piagnucolare che vi manca la mamma e casa, non vi capirebbero mica, ne stupitevi se come boss vi ritrovate a prendere ordini da uno che ha la vostra stessa età se non di meno, qui iniziano a lavorare molto presto, spesso già dalle superiori e quindi fanno carriera in fretta.

Qualcosa che hai imparato dagli inglesi, e qualcosa che hai insegnato a loro?

Ho imparato ad essere più flessibile e sciolta, ad esempio qui cambiano casa e lavoro come nulla, non si mettono a farsi tanti problemi d'età, soldi … vanno dove c'è di meglio. Si trasferiscono di città, cambiano nazioni pure che già hanno messo su famiglia, chiudono tutto in un deposito e vanno altrove. Anche sul lavoro non si strappano i capelli se li mandano via, sembrano sempre sicuri che qualcosa uscirà.

Io ai miei amici gli ho insegnato qualche parola e … parolaccia è una delle prime cose che ti chiedono! Poi siccome sono di Roma in molti hanno questo mito dei gladiatori, della Roma imperiale e allora vogliono sapere tutto, immaginano che sia tutta dolce vita e sognano solo di venire a far vacanza in Italia e di abbuffarsi di gelato e pizza!

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L’ESPERIENZA DI ALESSANDRA UN’ITALIANA IN AUSTRIA

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L’ESPERIENZA DI ALESSANDRA UN’ITALIANA IN AUSTRIA

Oggi Espatriati per Caso, il blog preferito dagli italiani all’estero e da chi vuole emigrare, pubblica la storia che una nostra connazionale italiana, che anni fa ha deciso di espatriare in Austria, ci ha gentilmente inviato.

Mi chiamo Alessandra e 25 anni fa circa sono andata ad abitare in Austria. Il motivo è stato molto bello, forse classico, perché ho incontrato solo 6 mesi prima un ragazzo che è diventato poi mio marito e padre di mio figlio.

La mia esperienza è stata meravigliosa, anche perché avevo voglia di avventura e di cose nuove e data l'età (solo 23 anni) mi sono divertita molto.

La lingua era un problema, certo, perché quando incontravamo gli amici riuscivo a concentrarmi per circa 2 ore, dopodiché le mie orecchie si chiudevano automaticamente e iniziavo ad osservare questo popolo tanto diverso da quello mio: i siciliani! Ho iniziato da subito a studiare la lingua in uno di questi istituti serali e le persone lentamente nel quotidiano hanno cercato di insegnarmi tanto.

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Anche mio marito mi ha aiutato e mi ha fatto conoscere l'Austria, portandomi in posti fantastici. Inoltre, essendo lui giornalista mi ha fatto frequentare molta gente, e questo richiedeva necessariamente di parlare il tedesco.

Così ci sono rimasta per oltre 20 anni e mi sono integrata del tutto, anche perché ho capito che ci si deve adattare il prima possibile per stare bene con gli altri e con se stessi: gli amici sono importanti in qualsiasi parte del mondo!

Io posso consigliare questo, il mio percorso non è stato sempre facile ma sicuramente il modo migliore per vivere all'estero e rimanerci.

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ANDARE A VIVERE A LONDRA: ECCO L’ESPERIENZA DI CLAUDIA,UN’ITALIANA IN INGHILTERRA

volpe londra

ANDARE A VIVERE A LONDRA: ECCO L’ESPERIENZA DI CLAUDIA,UN’ITALIANA IN INGHILTERRA

 

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Sono Claudia, ho 31 e sono di Roma. Nel 2005 mi sono laureata in Scienze della Comunicazione e nei primi mesi del 2006 ho pensato di andare a Londra per qualche mese per migliorare la conoscenza della lingua inglese. Poi, invece di rimanerci 6 mesi, mi sono innamorata di un ragazzo che viveva lì, e ci sono rimasta 3 anni e mezzo, facendo diversi lavori, inizialmente generici, cameriera, bartender, per poi approdare in una società di marketing e comunicazione, sicuramente più coerente con gli studi fatti.

 

Perché hai scelto proprio Londra e il Regno Unito tra tutti i paesi?

Non mi sono posta tante domande, Londra la vedevo come più facile da raggiungere, con più possibilità di trovare un lavoro per mantenermi all’estero; sinceramente non avevo altre alternative in mente.

 

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per il Regno Unito

Io sono arrivata a Londra con 15 anni di inglese scolastico alle spalle ma sapendo dire a malapena “Hello, my name is Claudia”. Lì mi sono rimboccata le maniche ed ho iniziato a guardarmi intorno, non avendo programmato nulla dall’Italia. Per cui, con il sennò di poi , consiglierei agli italiani che devono partire di informarsi dall’Italia su quelle che sono le migliori scuole di inglese, se si va li per studiare, quando iniziano i corsi e dove vengono tenuti, così da potersi intanto orientare per trovare un alloggio. Londra è una città dalle mille meraviglie, piena di curiosità e di tentazioni, e basta poco per farsi tentare da qualcosa che faccia perdere tempo. In questo modo si rischia di allontanarsi dalla motivazione che ti ha portato li.

Per chi invece cerca un lavoro, c’è poco da fare prima di partire, se non preparare un perfetto CV in inglese e una cover letter (lettera di presentazione), e mettere in valigia un completo per andare a fare i colloqui (fa sempre un certo effetto in Inghilterra vedere una persona vestita bene ad un colloquio anche fosse per un lavoro generico!) 

L’altro fondamentale consiglio che mi sento di dare è, una volta lì, quello di stare lontano dagli italiani. A Londra ci sono tantissimi italiani e spesso si tende, un po’ per nostalgia, un po’ perché è più facile, e un po’ per solitudine, a circondarsi di persone che parlano la tua stessa lingua, oppure a trovare lavoro in ristoranti o negozi italiani. Farlo significa, in poche parole, non imparare una parola di inglese, perché si tende a parlare sempre in italiano, e lavorare sottopagati, perché l’ 80% dei datori di lavoro italiani a Londra pensa di potersi comportare come se stesse in Italia, e cioè pagare poco e in nero.

 

Che cosa fai nel Regno Unito?

 Il mio primo lavoro è stato come cameriera in un casinò, poi ho fatto per molti mesi la bartender in un disco-pub. Successivamente ho lavorato per un negozio di accessori come supervisor di cassa e, infine, sono approdata in una società di marketing e comunicazione e per più di un anno ho coperto il ruolo di Business Development Executive. Ovviamente tutti i lavori sono stati relazionati alla mia conoscenza dell’inglese che è andata aumentando con gli anni vissuti in Uk e l’esperienza.

 

Principali differenze tra Italia e Regno Unito sia lavorative che sociali.

Le differenze in ambito lavorativo fra l’Italia e l’Inghilterra sono abissali; innanzitutto, in UK vige il concetto di meritocrazia, per cui se sei bravo e lo dimostri fai carriera.

Il lavoro in nero è praticamente inesistente (tranne come detto, se il datore di lavoro è italiano e fa il furbo!) per cui per lavorare è necessario una serie di documenti che però, non è difficile richiedere. Inoltre, dal momento in cui si pagano più tasse, il Governo inglese è pronto a rimborsarle senza troppi passaggi burocratici.

Dipende molto dal tipo di lavoro che si fa, ma, ad ogni modo, per esperienza personale, in UK gli straordinari vengono sempre pagati, e gli stipendi sono assolutamente rapportati al costo della vita.

Socialmente darei un punto a favore all’Italia, per il suo calore e le sue buone maniere, ma non farei di tutta un‘erba un fascio.

Londra è popolata per un‘altissima percentuale da stranieri, tanto da aver creato proprio dei quartieri di etnie diverse, turchi, cinesi, italiani, etc. per cui dipende anche in che micro realtà si vive.

Sicuramente noi italiani siamo più attaccati alla famiglia, andiamo via di casa più tardi e mettiamo su una famiglia ormai grandi. Molti inglesi a 18 anni vivono da soli e a poco più di 20 hanno già un figlio, ma è anche vero che il programma di benefits per i più bisognosi (alloggio popolare, aiuti economici etc) è molto sviluppato in UK e spesso e volentieri, una fetta della popolazione se ne approfitta a scapito dei contribuenti.  

 

Cosa ti mancava dell’Italia quando vivevi a Londra?

Quando vivevo a Londra principalmente mi mancavano i miei amici e la mia famiglia, ma devo dire che con la distanza i veri rapporti di amicizia si sono molto rafforzati.

Non c’era qualcosa che mi mancava particolarmente, se non forse la comodità di muovermi con un‘automobile o uno scooter che a Londra non avevo.

Per il resto…forse l’unica cosa di cui davvero ho sentito la mancanza è stato.. il minestrone surgelato, che in UK non esiste!!!!!

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Cosa può andare a fare un italiano nel Regno Unito?

Il Regno Unito viene spesso visto da noi Italiani come la terra della fortuna; tramite il blog che ho scritto su Londra http://londra6.wordpress.com, incontro tanti ragazzi che sono in partenza per Londra o altre città inglesi, e che sperano di poter trovare lì quello che non hanno trovato in Italia. Io lo auguro a tutti, ma non è, in realtà, così semplice.

Bisogna sapere molto bene l’inglese, o avere voglia di impararlo seguendo un buon corso; avere delle specializzazioni se si vuole trovare un lavoro qualificato.

Purtroppo non basta partire per l’UK con qualche soldo in tasca e tanti sogni, perché lì è pieno di persone che vogliono avere successo, soldi e cambiare vita, e molti di queste persone sono italiane; è fondamentale, quindi,  mantenere i piedi per terra e arrivare al proprio scopo step by step, anche facendo i lavori più umili se necessario.

 

Ci sono molti italiani a Londra?

Londra è piena di italiani; dovunque si va si incontrano, ognuno con una storia personale da raccontare.

 

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea del Regno Unito.

Londra è la città delle volpi.

Sono ovunque, escono fuori la sera principalmente, con il freddo, ti attraversano la strada davanti, frugano nei cassonetti in cerca di cibo.

In Italia per strada vediamo i gatti, a Londra i gatti non ci sono (si tengono in casa per cacciare i topi!), ma ci sono le volpi, nei giardini privati.

In una delle prime case dove ho vissuto avevo una tana di volpi in giardino, e la mamma volpe aveva partorito da pochi giorni.

Un giorno mi sono ritrovata un cucciolo in camera, avendo lasciato la finestra aperta, e da quel giorno ho imparato a convivere con questi bellissimi animali che fino a quel momento mi avevano sempre un po’ spaventata. Tutte le volte che torno a Londra, spero di incontrare una volpe, così da sentirmi di nuovo a casa.

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CR come Costa Rica, Cremona, CRoazia... ed il CRollo dell'economia: 10 anni con la speranza di cambiare

croazia mare

CR come Costa Rica, Cremona, CRoazia... ed il CRollo dell'economia

10 anni con la speranza di cambiare

Il mese prossimo saranno trascorsi 10 anni, quello era il momento per cambiare la mia vita.
Era il 2003... fino ad un paio d'anni prima avevo un lavoro "stabile" da 1.300 euro al mese... facevo il grafico; fino al fatidico giorno dell'11 settembre 2001, che evidentemente non fece cambiare solo le abitudini di molte persone dovuto al fatto
ben noto del GroundZero, ma anche a me. Un'esperienza di mobbing sul lavoro con conseguente causa(vinta), mi spinge a cambiare vita, spulcio i giornali con le varie inserzioni e mi butto subito a fare colloqui; il primo è il venditore di aspirapolveri americani... che non era per me, ma ce l'ho messa tutta, poi lavoretti di servizio d'ordine qua e là per negozi e locali notturni e autista per le modelle. Tutto sembrava girare, ma quello che stava per scoppiare dentro di me, era la voglia di scappare dalla Metropoli e vivere nella natura. Ed ecco l'improvvisa telefonata di un compagno di scuola delle elementari che mi chiede se mi va di raggiungerlo in Costa Rica per aiutarlo ad accudire dei cavalli ed organizzare gite a cavallo in quel paradiso tropicale. Colgo l'occasione, lo conoscevo da oltre 20 anni ed eravamo sempre andati molto d'accordo; vendo l'auto, racimolo tutti i risparmi e parto per la nuova avventura di vita, nella speranza di trovare la felicità della vera vita.

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Il primo mese è fantastico, cercare di accudire 9 cavalli, imparare a cavalcare, in mezzo ad un Eden non aveva prezzo, tutto era abbastanza economico ed alcuni vizietti ce li si poteva permettere fino ad un fatidico sabato sera di "fiesta" quando il mio caro amico si ruppe una spalla cadendo in bicicletta. Non ha voluto curarsi come si deve e si è curato con la polverina magica sino ad arrivare ad una dipendenza che ti porta ad essere una persona inaffidabile. Cercando di spiegargli che non condividevo il suo modo di affrontare la vita, mi stacco da egli e vado a convivere con un ragazzo locale per i restanti 7 mesi. Sette mesi nei quali sono riuscito ad inserirmi nella piccola comunità e fatto un progetto di aprire un mini ostello, tutto ormai pronto per partire quando realizzo che avrei dovuto fare tutto da solo e non avevo nessuna persona della quale potermi fidare ciecamente se fossi dovuto tornare in Europa per qualsiasi imprevisto. Decido di ritornare in Italia, subito dopo il primo mese capisco che nella Metropoli non riesco a starci proprio e mi trasferisco in campagna a casa dello zio preferito. Il lavoro di grafico non mi realizzava più di tanto e dato che un amico aveva aperto una scuola di Bartender, ho fatto il corso da lui, senza esserne troppo convinto, mi son detto: ma sì è un mestiere che può venir utile in mancanza di altro, è un bagaglio in più. Da quel momento ho iniziato ad adorare il fatto di stare dietro un banco-bar e soddisfare gli amici ed i clienti. Dalla Valtellina alla profonda Calabria con un intermezzo di una stagione estiva su una goletta in Croazia, ho fatto esperienze dal hotel di lusso in una località sciistica ben nota, alla discoteca da spiaggia, al caffè della piccola borghesia di una cittadella della pianura padana, al marinaio-barman delle splendide acque dell'Adriatico. Ed ecco che cambia ancora la mia vita, mi viene proposto di prendere in gestione un chioschetto su un'isola Croata. Ho la fortuna di avere la doppia cittadinanza e colgo l'occasione, ce la metto tutta e sarei riuscito anche a trovare la mia serenità e sentirmi appagato di come riuscivo a essere autosufficiente e mantenermi dignitosamente. Ma la Croazia sembra tanto un bel posto, come tanti altri bei posti, ma se non hai contatti e conoscenze, non ti lasciano fare nulla. Avrei dovuto rilevare un’attività già avviata, ma non è stato possibile, sono riuscito ad organizzare un'altra attività che al momento sull'isola nessuno offriva e vedendo che era una mossa azzeccata, hanno iniziato in molti ad imitarmi tranne uno che ha fatto in modo tale da rubarmi letteralmente il lavoro sulla spiaggia e tramite conoscenze nelle istituzioni, è riuscito a farmi disdire anche il contratto di affitto della locazione ove svolgevo l’attività. Non ho potuto fare nulla contro le istituzioni e sono andato a lavorare per conto di un locale, il quale alla fin dei conti non mi ha pagato, dicendo che non era andata bene la stagione.
A quel punto gli ho comunicato che non me ne sarei andato via da lì sino a che non risolvevamo il suo debito, ho usufruito di quello spazio assai dismesso riuscendo a ricavarci un discreto locale ma essendo rimasto senza liquidi e capendo che in fin dei conti, stavo lavorando in nero, anche se il capo mi diceva che potevo farlo tranquillamente, ho deciso di non rischiare, ho trovato un lavoretto sempre sull'isoletta dove guadagnavo il più basso stipendio mai percepito in tutta la mia vita, ma mi faceva sentire bene e potevo sopravvivere, quando di punto in bianco, da un giorno all'altro, il proprietario mi da il benservito e mi trovo
disoccupato. Con quattro soldi in tasca vado a vivere su un'altra piccola isoletta dove i miei hanno una piccola casettina estiva, con 300 euro al mese mi mantengo, durante la stagione turistica riesco a lavorare, grazie all'esperienza acquisita,ma durante gli inverni, resto sempre rintanato a cercare un qualsiasi lavoretto per poter sopravvivere dato che in Croazia ci sono 375.000 disoccupati su una popolazione di circa 4.500.000 abitanti con uno stipendio medio che si aggira sui 500 euro al mese, a chi va bene!!!!!.
Il potenziale la Croazia ce l'ha, per chi avesse un 100.000 euro da investire.

Questa è la mia esperienza.
Teo.Re.Ma.2003-2013

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MIAMI: UNA FAMIGLIA DI ITALIANI NEGLI STATI UNITI D’AMERICA

italiani in america

MIAMI: UNA FAMIGLIA DI ITALIANI NEGLI STATI UNITI D’AMERICA

Raccontaci chi sei e che cosa facevi in Italia prima di partire.

Mi trovo negli Stati Uniti dal dicembre 2011 con visto studentesco F1, sono sposata e abbiamo avuto una bimba pochi mesi fa. Attualmente sono iscritta ad un AS in Hospitality and Tourism Management, ma non avendo una certificazione Toefl dall’Italia sto completando il corso di inglese che mi abiliterà ad iniziare il college il prossimo autunno. Prima ero una psicologa, da cui il nome del mio blog “ero Lucy Van Pelt”, e lavoravo in scuole e in attività privata, con partita iva. 

Perché hai scelto proprio gli Stati Uniti tra tutti i paesi?

Gli Usa sono il continente dove il mio compagno si è trasferito nel marzo 2009, anche lui inizialmente per studiare, e successivamente per lavoro. Quindi sono una expat per amore, e se lui fosse andato a vivere in Cambogia ora sarei lì :) 

Che cosa consigli di fare agli italiani prima della partenza per gli Stati Uniti?

Il consiglio più grande è di compiere questo passo con una attenta pianificazione. Gli Stati Uniti sono un paese enorme, e ogni Stato differisce tantissimo dall'altro. La Florida e soprattutto Miami, dove vivo, sono prevalentemente latine, nelle abitudini, nella cultura, nella vita di tutti i giorni. E' importantissimo, come dico sempre a chi mi scrive chiedendo consiglio su come venire a vivere negli Stati Uniti, avere le idee chiare. È impensabile arrivare qui e cercare un lavoro. Le regole qui sono molto rigide, è illegale entrare come turista e cercare lavoro, e se si viene scoperti si è espulsi per 10 anni (e poi non proprio ben riaccolti); inoltre il principio di base è che se c’è un posto vacante, la precedenza va data ad un Americano, pertanto è piuttosto difficile ottenere un visto lavorativo. Anche per questo ho scelto di venire da studente.

Che cosa fai negli Stati uniti?

Studio perché' la mia laurea italiana in psicologia qui non ha validità. Se volessi continuare a fare la psicologa anche qui, dovrei trascrivere laurea ed esami, completare quelli di medicina che nel nostro ordinamento non sono previsti, successivamente prendere un master per abilitarmi alla psicoterapia, e poi prendere l'abilitazione per lavorare nello Stato della Florida. Avendo quarant'anni, ho scelto di cambiare completamente campo per poter iniziare a lavorare subito dopo aver concluso l'Associate of Science, simile ad una nostra laurea biennale. L'equipollenza dei titoli tra Italia e Stati Uniti non è esattamente identica, la nostra laurea quinquennale corrisponde ad un AS qui (siccome l'argomento suscita sempre polemiche, sottolineo che per un Americano che arriva in Italia è lo stesso). 

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Principali differenze tra Italia e gli Stati uniti sia lavorative che sociali.

Parlo per Miami, che è un po' una situazione a parte. E' una città di frontiera che ospita immigrati soprattutto del centro e Sudamerica. La maggior parte delle persone che vivono qui sono fuggite da situazioni politiche, economiche e sociali durissime, e vengono in America per ricostruirsi una vita e avere un futuro. Vengo da Roma, anch'essa città di approdo per molti immigrati, ma le due situazioni non sono affatto confrontabili, soprattutto perché' qui negli Stati Uniti una volta immigrati la possibilità di lavorare e rifarsi una vita, esiste davvero, e a qualsiasi età. 

Cosa ti manca dell'Italia?

La famiglia e gli amici. A volte il cibo, ma qui si trova quasi tutto. 

Cosa può andare a fare un italiano negli Stati Uniti?

Non so rispondere a questa domanda. 

Ci sono molti italiani negli Stati Uniti?

A Miami gli italiani, non moltissimi, vivono tutti a Miami Beach e sono impiegati soprattutto nella ristorazione e nel turismo. 

Raccontaci un aneddoto che dia un'idea degli Stati Uniti.

Mi piace sempre ricordare che questo paese ha delle regole davvero ferree in fatto di immigrazione (anche se poi a volte le cose sfuggono al controllo, ma questo è un altro discorso). L'aneddoto l'ho raccontato nel mio post http://erolucy.com/2011/10/05/bureaucracy/ e rende perfettamente l'idea di come entrare negli Stati Uniti sia un privilegio che viene concesso, non un fatto scontato. Nemmeno quando si scende dall'aereo con un visto timbrato dall'Ambasciata Italiana.

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